Posts Tagged ‘innovazione’

Innovatori e startup in monferrato: Winer

Sunday, May 11th, 2014

winer

Mi capita spesso di fare post sull’innovazione e sulle grandi opportunità che la rete offre a chiunque sappia approfitarne. Basta avere un’idea, un sogno, un progetto e perseverare sulla strada della realizzazione.

Io mi sento dire spesso che qui da noi, a Moncalvo e nel Monferrato, queste cose non ci sono; per tutta una serie di ragioni sociali ed economiche. Siamo un territorio prevalentemente agricolo, con poche imprese, spesso piccole. La nostra vocazione non può che essere l’agricoltura e il turismo abbinato al commercio dei prodotti locali.

Invece ci sono persone che hanno saputo coniugare la passione per il vino (uno dei prodotti di punta della nostra economia) con la tecnologia e la rete. Un’azienda che oltre all’innovazione è legata a filo doppio con il nostro territorio perchè fondata da un caro amico moncalvese con il quale abbiamo (tanti anni fa) fatto un pezzo di strada insieme: Carlo Farotto.

Lo avevo perso di vista, ma conoscendo le sue capacità, ero sicuro che ne avrei sentito ancora parlare. Ha fondato l’azienda Winer con sede a Casale Monferrato. L’azienda produce (e ha anche brevettato) macchinari tecnologicamente avanzati per la vinificazione ed è finalista allo smau 2014 come una delle aziende ict più innovative.

Ecco questa è l’innovazione e il futuro che sogno per Moncalvo e il Monferrato. Un grande in bocca al lupo a Carlo per la sua azienda e il suo lavoro. E chissà che uno di questi giorni non si riesca a fare qualcosa insieme per farsì che altri ragazzi con idee e sogni da realizzare possana trovare aiuto e modelli a cui ispirarsi.

 

Convegno la violenza in rete

Wednesday, June 12th, 2013

Ennesimo convegno su Internet organizzato dalle “Istituzioni” ed ennesima (leggendo i resoconti di Mantellini e Zambardino che certo non sono sprovveduti) polemica. La rete percepita come male, da controllare, limitare, regolamentare. Il dolore delle persone usato come grimaldello per far passare l’idea di una internet cattiva, pericolosa. Non educare ma censurare, non controllare e colpire i responsabili ma colpire tutti indiscriminatamente.

Non so. Concordo che questo non è un paese per internet, ma penso che ognuno di noi nel suo piccolo dovrebbe fare qualcosa per colmare questo divario. Insegnare internet nelle scuole, come suggerisce Mantellini, per me sarebbe ottimo ma queste sono scelte che come cittadini ci sovrastano e sono comunque di lungo periodo. Ma oggi, o domani o dopodomani, noi, abitanti della rete, se ci prendessimo l’impegno di insegnare ad altri cosa è internet, come si usa, le potenzialità, i pericoli; forse inizieremo a cambiare dal basso le cose e questi convegni (belli o brutti) non avrebbero più ragione di essere fatti.

La storia di State of The Net

Saturday, June 8th, 2013

Per chi ha seguito in streming l’edizione 2013 di State of The Net e vuole conoscere la storia di quella che è stata definita la migliore conferenza su internet in Italia, i tre artefici di questo successo si raccontano in un post su CheFuturo.

Una lezione su come bastano pochissime persone cocciute e motivate per cambiare la realtà e fare innovazione.

Giovani e vecchi: qualche statistica

Tuesday, November 6th, 2012

Stefano Quintarelli torna con questo post ad occuparsi della polemica sulla “rottamazione” e le mancate opportunità per i giovani. Letto il post ho subito pensato a questo che ho scritto pochi giorni fa, e non è che mi consola il fatto che a Quintarelli non siano state riconosciute quelle capacità che invece sono state riconosciute ad altri più anziani di lui.

Ne mi consola il fatto che visto la situazione drammatica nella quale ci troviamo (ancora?) quelle nomine analizzate da Quintarelli sono il massimo che si poteva fare. Ecco io sono dell’idea che proprio le circostanze ci dovrebbe spingere maggiormente al cambiamento e a, finalmente, pensare al futuro.

Poi Quintarelli, che è persona perbene, sulla nomina di Agostino Ragosa (classe 1950) ha scritto: “Congratulazioni ad Agostino Ragosa; la sua grande esperienza nel consolidamento di infrastrutture distribuite vastamente sul territorio sara’ preziosa nel far funzionare meglio la macchina dello stato!”.

Io molto più terra terra, penso che per quanto Ragosa sia bravo, Quintarelli ce lo siamo persi. E ci ha perso l’Italia.

 

Siamo dei provinciali

Thursday, April 19th, 2012

E’ da due giorni che continuo a riflettere su un’esperienza lavorativa che ho vissuto recentemente. Io lavoro al Consorzio Comuni Acquedotto Monferrato (CCAM) che è la società che gestisce il servizio idrico integrato per 101 comuni del Monferrato. Per vari fattori sui quali non mi dilungo, dobbiamo aggiornare il sistema informatico gestionale, in pratica il software che gestisce gli utenti (bollette,allacciamenti,contatori) e stiamo vagliando una serie di offerte. La società Data Management ci ha invitati ad un workshop di presentazione del loro sistema gestionale sviluppato specificatamente per le utility e quindi io con il mio collega responsabile del servizio IT e la responsabile del servizio utenza siamo partiti per Milano.

Tralascio le solite considerazione sociologiche che ho già espresso qui e qui e che sono state confermate nuovamente. Voglio soffermarmi su tre aspetti che mi hanno colpito e che confermano il mio pessimismo sullo stare in provincia, in particolare in Monferrato.

Data Management ha nel proprio portafoglio clienti Metropolitana Milanese Spa (MM) la società che ha progettato la metro a Milano e dal 2003 gestisce il servizio idrico integrato del Comune di Milano. Al workshop è stato invitato l’ing. Nicola Rivezzi responsabile del servizio IT di MM.

Prima considerazione: MM ha circa 50.000 utenti, CCAM idem. L’ing. Rivezzi ha 43 anni è nell’organigramma di MM a livello del management, coordina il lavoro di 10 persone alle sue dirette dipendenze, ha contatti con scuole e università e altre belle cose. Il mio collega del CCAM anche lui ha circa la stessa età però è si responsabile del servizio IT ma non ha alcuna autonomia, non è nel management, è solo e non ha nessun contatto con le istituzioni locali come scuole o università. Traete voi le conclusioni.

Seconda considerazione: MM sta sviluppando con Data Management quello che si chiama lo “sportello online” che come succede già per il gas, il telefono o l’energia elettrica, permette agli utenti di eseguire direttamente da internet, tramite l’accesso ad un’area riservata, tutte quelle operazioni che normalmente devono essere svolte allo sportello fisico (pagare bollette, richiedere nuovi allacciamenti, cambi contatore, comunicare lettura contatore, volture, disdette, eccetera). Niente di straordinario, anzi, tutte le aziende che forniscono servizi al cittadino vanno in questa direzione. Quello che mi ha meravigliato è stata l’affermazione dell’ing. Rivezzi che ci informava che lo sviluppo del sito web di MM integrato con lo sportello online era seguito direttamente dal suo ufficio e dall’ufficio marketing dell’azienda. Come dire che la vetrina di un’azienda non sono solo quello che fa o i suoi uffici, ma anche come si presenta sul web. Fate un confronto tra il sito web del CCAM, gestito dalla buona volontà e nei ritagli di tempo da una persona dell’azienda, e il sito di MM.

Terza considerazione: ma possibile che la mia azienda non sappia guardare al futuro o perlomeno si raffronti con la realtà? A livello locale, come dimensioni, saremo al seconda/terza azienda. Ma perchè non possiamo essere una realtà guida del territorio? Un punto di riferimento per le scuole, non dico il Poli di Torino ma almeno le piccole facoltà universitarie di Asti, Alessandria, Vercelli? Anche dal punto di vista di internet e della rete possiamo fare qualcosa: noi posiamo tubi dell’acqua, perchè non cercare accordi con le telco per vedere se sono interessati a posare cavi insieme a noi? Il CCAM è bene o male una azienda pubblica, partecipata dai 101 comuni del Monferrato, ma perchè non farla diventare un modello per la PA locale? Mai un’iniziativa di marketing, di vetrina, nonostante distribuiamo ai cittadini una delle migliori acque in Italia (e non lo dico io, lo dicono le analisi delle ASl). Forse come scrivevo qui, avere degli over 60 nella stanza dei bottoni non aiuta.

Siamo dei provinciali in ogni senso, incapaci di comprendere il mondo fuori dalle nostre amate colline, che pensano di essere interessanti perchè di nicchia e non ci rendiamo conto che siamo marginali e neanche tanto interessanti perchè alla lunga diventiamo noiosi.

 

40 anni ma non li dimostra

Thursday, November 17th, 2011

Il 15 novembre del 1971 la Intel annunciava la produzione della prima cpu l’ormai mitica 4004. Il capo del progetto era l’italiano Federico Faggin emigrato (che strano vero?) negli USA.

Molti anni sono passati, l’informatica ha compiuto passi da gigante rispetto a quella prima cpu a 4 bit e 720KHz, peggio che una lumaca rispetto ai processori odierni. Eppure tutto iniziò allora e a farlo fu un italiano. E quest’ultimo particolare spesso ce lo dimentichiamo. E invece, sopratutto in questi tempi, dovremmo avere più memoria, più orgoglio di quello che siamo. Perchè, almeno per me e con rispetto parlando, il mio senso di appartenenza all’Italia, il mio patriottismo non trovano motivazioni nel rinascimento, nel risorgimento, nell’arte o nella cultura o in Dante piuttosto che Leopardi o Montale. Per carità ci sono anche queste ragioni, ma forse sarebbe ora di smettere di guardare ad un passato che sentiamo lontano e fuori tempo ed aggiornare i punti di riferimento di quel sentimento collettivo dal nome antisonante di orgoglio nazionale. Si potrebbe pensare come ha scritto Luca Sofri nel libro Un Grande Paese una lista “moderna” di cose che rappresentano la bellezza dell’Italia e ci rendono orgogliosi di essere italiani, per tornare ad essere un paese giovane, libero da ingombranti romanità e cappelle sistine che legittimano l’attaccamento al vecchio e ogni resistenza alla modernità.

Ecco, nella mia personale lista di cose che sono un campione della bellezza di essere e sentirsi italiani ci metto Federico Faggin.

Se è l’Economist a segnalare gli italiani

Thursday, September 8th, 2011

Lo segnalo con ritardo, ma questo post di Luca De Biase merita di essere letto e divulgato, non fosse altro che per rendere partecipi i miei 10 lettori che ci sono italiani che nonostante tutto fanno ancora innovazione in questo nostro disgraziato paese.

E ci tocca saperlo dall’Economist.

La scuola e il wi-fi

Wednesday, May 11th, 2011

Il ministro Brunetta ha promesso entro breve tempo che tutte le scuole saranno dotate di rete wi-fi collegata a internet. Ormai sono abituato a proclami del governo (qualunque esso sia) su internet e le nuove tecnologie, ma spero davvero che stavolta qualcosa si muova perchè in questo povero paese tecnologicamente già ai margini solo una politica di investimento sulla scuola può dare alle nuove generazioni la possibilità di colmare il divario.

Pensiamo solo a cosa sarebbero capaci di fare con una infrastruttura di rete decente, quelle (poche) realtà scolastiche, spesso promosse dalla passione di un solo insegnante, dove internet e le nuove teconogie sono utilizzate. Meglio ancora come propone Mantellini su Il Post, ci vorrebbe una alleanza, un progetto unico tra operatori Tlc, aziende tecnologiche (Dell, Hp, Cisco, Microsoft) e scuola per un intervento veramente strutturale, che guarda al futuro. Io per la verità ci aggiungerei il coinvolgimento delle comunità Open Source, perchè ritengo che le istituzione pubbliche come la scuola dovrebbero promuovere la cultura del software libero.

La scuola 2.0

Saturday, May 7th, 2011

Devo confessare che se c’è una professione che mi ha sempre affascinato è quella dell’insegnante. Sarà colpa della mia passione per l’animazione, oppure la convinzione che i giovani siano la parte migliore del paese, oppure il desiderio di confrontarmi con altre realtà, altre persone, e insieme percorrere un pezzo di strada con reciproco arricchimento, oppure il fatto di aver avuto nella mia vita scolastica degli ottimi insegnanti; fatto stà che ancora adesso alcune volte mi sogno come un novello Robin Williams protagonista di un mio personalissimo remake de l’Attimo Fuggente.

Per questo segnalo con piacere questo post di Catepol che parla del successo ottenuto dal blog della Maestra Giusi e del relativo, lodevole, progetto di insegnamento attraverso gli strumenti di internet e dell’ e-learnig che appunto la maestra Giusi cura con la classe 4A della scuola primaria “Mario Rapisardi” di Palermo. Questo progetto merita di essere citato non solo per il premio vinto al Working Capital di Telecom, ma come esempio e modello di come la nostra bistrattata scuola, nonostante tutto, può essere e dovrebbe essere. Quanti insegnanti come la maestra Giusi ci sono in Italia? Quanti avrebbero voglia e capacità di fare altrettanto e spesso sono timorosi di incominciare? E quanti, tra mille difficoltà, hanno incominciato a percorrere questa strada ma si sentono soli, senza appoggio nè da colleghi, nè da superiori? Mai come oggi abbiamo bisogno di innovazione, guardare al futuro, investire sui giovani e sulle nuove tecnologie e in tutto questo la scuola deve giocare un ruolo importante, che non può e non deve delegare. Progetti come questo devono essere sostenuti e divulgati, perchè diventino patrimonio comune e fonte di ispirazione per altre realtà scolastiche.

Ecco, penso che qualunque strada sceglieranno i bambini di questa classe di Palermo o la loro insegnante, per ciascuno di essi resterà, come per i ragazzi della classe del film l’Attimo Fuggente, la consapevolezza di essere cresciuti insieme come persone, la certezza di essere stati amati, di aver condiviso insieme emozioni e pensieri che altrimenti sarebbero andati persi. E forse, guardandosi indietro, scopriranno che insieme, in allegria e quasi senza accorgersene, hanno imparato quei valori, quegli ideali che ci distinguono come uomini.

E per quanto riguarda la realtà moncalvese lancio la proposta all’amico Prof. Piero, curatore del sito della Scuola di Moncalvo: perchè non prendere spunto e anche noi fare qualcosa?

Giovani innovatori

Friday, March 4th, 2011

Marco Pierani segnala questo convegno dedicato a Guglielmo Marconi, dove si parla di internet, nuove tecnologie, innovazione, eccetera. I relatori sono dei giovincelli che messi insieme hanno una età media di 71 anni.

Quando si dice pensare al futuro.