Archive for the ‘personale’ Category

12 anni

Wednesday, November 6th, 2019

Cara amica, sono passati 12 anni dal tuo dono. Un tempo lungo per gli uomini, perché dimenticano in fretta. Io però non ho dimenticato quel giorno quando arrivò la telefonata dal centro trapianti.

Né ho dimenticato tutti i momenti successivi: le visite preliminari in ospedale alla sera; la notte lunga e interminabile passata sveglio; la seduta di dialisi preparatoria al mattino e poi il viaggio a Novara con i preparativi e l’attesa della sala operatoria.

No, non ho dimenticato nulla di quelle 36 ore, né di tutte le altre ore che sono passate da allora. Non è passato giorno senza che almeno un mio pensiero sia stato per te.

In questi giorni ho pensato molto a cosa scrivere per l’occasione. Sai, ho un piccolo blog dove racconto di me (e di te) e anche su Twitter. In particolare su Twitter ho conosciuto persone che come dire, ti sarebbero piaciute; quelli della seconda occasione come me, e quelli che permettono il realizzarsi di questo grande gesto d’amore.

Ci provo, cara amica, a scrivere qualcosa di nuovo. Ma cancello spesso perché sembra tutto banale e sdolcinato quello che scrivo. E poi lo sai, non bisogna nutrire la bestia della colpa; il nemico più pericoloso per noi della seconda occasione.

Cerco di stare in silenzio, di ascoltarti, tocco la ferita ed è come se mi abbracciassi. Così senza una parola, solo il gesto che scalda il cuore, indipendentemente dalle parole dette. E poi sai che abbiamo i nostri appuntamenti nei miei sogni.

In questi anni ho parlato e scritto di te, e mi sembra sempre di scrivere e dire poco e male. E ti immagino che mi guardi e sorridi come a dire: va bene così Maury.

Mi scaldo ai tuoi abbracci che mi hanno ridato la vita.

Buon anniversario cara amica. Mille e mille tenerezze

Impegni teatrali

Friday, October 18th, 2019

Mi hanno nuovamente incastrato. Si, i miei amici dell’Oratorio di Moncalvo, per la precisione un gruppo affiatatissimo di genitori, guidato da una donna incredibile mi hanno nuovamente coinvolto in uno spettacolo teatrale.

Lo scorso anno è stata messa in scena una brillantissima commedia che si intitolava “nella buona e nella cattiva sorte” in cui un novello sposo pensava di essere cornuto e quindi sbarellava di brutto. Indovinate un po’ a chi avevano chiesto di farlo questo sposo? Bravi! Non era difficile vero?

Pensavo di essermela cavata con poco; una prima volta e un paio di repliche e poi fine. Pura illusione. La S. visto il successo, ha immediatamente scatenato i suoi neuroni alla ricerca di un altro copione da mettere in scena. All’inizio è partita per la tangente pensando di avere sottomano una compagnia da Broadway! Facciamo il musical!! E subito tutti ad inventarsi scuse come reumatismi, gambe gige, girovita non in regola, sciatiche, fratture di guerra ecc., pur di scapolare il musical…

A malincuore S. ha ceduto ed ha ripiegato su una nuova commedia brillante: “il colore v.” che, per chi bazzica un poco il teatro, porta sfiga da vendere… Vuoi non partecipare?!? Dai che ci divertiamo ed è bello come l’altro!

Si legge il copione e subito appare evidente che c’è un personaggio con infinite battute e quasi sempre presente in scena. Caratteristiche particolari di questo personaggio? E’ un registra ansioso e schizzofrenico.

Distribuzione delle parti…… Bravi!! Come avete fatto ad indovinare a chi è stata assegnata quella parte?!?

Ora io capisco che ho una buona memoria e questo può aver influito nella scelta; ma le altre motivazioni? Perché a questo punto mi sorge un dubbio su come gli altri mi percepiscono…. :-))

Resta il fatto che mi sono nuovamente incastrato con le mie mani e per i prossimi mesi sarà prove teatrali. Speriamo almeno che si beva come lo scorso anno…

Rimpatriata 5AI 2019

Monday, October 14th, 2019

Anche quest’anno, come Gegio e tradizione ormai vuole , ci siamo ritrovati con i miei ex compagni di classe. Siamo invecchiati di un anno, qualche capello bianco in più, che su Andrea non si nota, ma per una sera siamo tornati i ragazzi di 30 anni fa. I sogni, gli ideali di allora sono ancora intatti dentro di noi, anche se magari siamo diventati più realisti.
Alla cena io e lo Zak abbiamo parlato con Betta e quello che scrissi all’epoca lo riscrivo ancora uguale perché raramente nella mia vita ho incontrato persone come lei.
Enzo Bianchi, Priore di Bose, in un’intervista ha detto che certamente il dolore fortifica e ti fa crescere, ma spesso è anche vero che abbruttisce le persone che sono magari più deboli e più “povere” di vita interiore.
Non è certamente il caso di Betta, lei, messa duramente alla prova dalla vita, ha saputo reagire con immensa forza personale. L’ho vista certamente provata, ma non vinta, e quando ha parlato di suo figlio si è illuminata. Che grande persona è sempre stata Betta! Una forza interiore come pochi altri, una lucidità di analisi, un desiderio di guardare oltre nonostante tutto.

Se sabato sera avessimo fatto un gioco di animazione che conosco, quello del cartoncino dove ognuno scrive la frase “puoi contatore su di me” e poi si è liberi di consegnarlo a chi meglio crede; ecco il mio cartoncino sarebbe stato per Betta e sono certo anche quello di Zak e tutti gli altri.

Ma come non ricordare Gegio, l’anima delle nostre rimpatriate, l’organizzatore perfetto che tutti vorrebbero avere. Il compagno di classe buono che tutti sognano.

E poi Katia, Pino, Andrea, Alessandra, Laura, e tutti gli altri che quest’anno non hanno potuto esserci per impegni vari.

Grazie di essere stati i compagni di classe che tutti vorrebbe avere, e arrivederci al prossimo anno!

Pensieri disordinati

Saturday, August 24th, 2019

Raccolgo in questo post una serie di pensieri sparsi che mi sono venuti in mente in questi giorni.
Pensieri disordinati e all’apparenza slegati tra loro, anche se a tratti mi pare di intravedere un filo rosso che li lega tra loro: quello della nostra mancanza di cultura. Cultura intesa come capacità di non sparare la prima
cosa che ci viene in mente, di non seguire l’istinto, ma di fermarsi a riflettere, studiare il problema, la realtà, i dati, informarsi meglio e poi, solo poi provare ad esprimere un’opinione; possibilemte argomentata. Una severa autocritica anzitutto su noi stessi prima che verso gli altri. Un tagliare senza pietà (come diceva Simone Weil) dalla nostra mente
tutti i pensieri che non sono veri, cioè effettivamente pensati, analizzati.

Pensate alla situazione italiana: una politica fatta solo di slogan, di affermazioni apodittiche senza riscontro, tutta sui social; alimentata da fazioni contrapposte che si sfidano con campagne di marketing e hashtag, e dove persino i giornalisti stessi si adeguano. Un clima di generale imbarbarimento, dove siamo sempre pronti a rivendicare i nostri diritti, ad urlarli anzi, ma dove altrettanto spesso ci dimentichiamo dei nostri doveri verso noi stessi e i nostri fratelli. Uno sfuggire le responsabilità
perché è sempre colpa degli altri, sono gli altri l’inferno (come diceva Sartre).

Un abbandono, direi quasi una repulsione, per l’idea di comunità, di stare insieme nella diversità che ci accresce e migliora.
Ma anzi, un ritorno al clan tribale, all’appartenenza di soli simili, di gregge, guidati da leader carismatici e investiti di una missione direi messianica; che solo lui sa e comprende e che il gregge deve limitarsi ad obbedire.

Una cultura digitale tra le più scarse dei paesi occidentali; con un utilizzo di internet limitato, i social usati come bar, o per diffondere fake new, insulti, rabbia. L’incapacità di portare la fibra (la rete di nuova generazione) nelle zone rurali del paese, quelle che ne avrebbero davvero bisogno per lo sviluppo e per evitare lo spopolamento delle montagne e delle campagne.
L’incapacità di vedere internet, la rete, come una risorsa e non come un pericolo, un mezzo per sviluppare nuova economia, nuova cultura.

Giovani e cultura giovane mai considerata e ininfluente sulla scena nazionale. Sempre ai margini di tutto e mai veramente protagonisti. Non siamo mai stato un paese per giovani, ma adesso è drammatica la situazione. Emigrano a migliaia, non tornano più. Non sono solo cervelli in fuga, è il nostro futuro che scappa da noi. Se non decideremo in fretta a cambiare le cose, l’Italia sarà un bellissimo paese di anziani.

Anche qui a Moncalvo, nel nostro piccolo, non facciamo eccezioni. Forse tutti gli aspetti qui sopra non sono facilmente individuabili, ma tuttavia sono presenti e non vedo tentativi di combattere la situazione. Non siamo un’isola felice, e probabilmente non lo siamo mai stati.

Undici anni

Tuesday, November 6th, 2018

Cara amica,
domani sono undici anni. Il tempo scorre inesorabile, ma il tuo ricordo è sempre vivo nel mio cuore.
A volte penso a come sarebbe stata la nostra vita, la tua vita. Cosa avresti fatto? Quali sogni non hai potuto inseguire? Perchè sono stati sacrificati per me? Perchè io si e tu no?
E’ una domanda che che mi pongo da undici anni. Quanto abbiamo perso con te.
I ragazzi stanno bene? Ormai saranno grandi e forse sono riusciti, non dico ad accettare la tua mancanza, ma almeno a sopportarla.
Sono sicuro che loro sono orgogliosi di te.
Ho cercato di rispettare la regola che mi ero dato undici anni fa: ad un grande gesto d’amore deve corrispondere una grande umanità. Vivere la mia vita nel modo più umano possibile, cercando di “comportarsi bene” come diceva mia mamma; che non vuol dire solo essere buoni, ma significa che ci sono le cose giuste e quelle sbagliate; e bisogna fare quelle giuste.
Oggi più di ieri. Perchè mai come oggi fare le cose giuste è necessario.
Portandoti con me in questi anni ho maggiormente sentito il dolore delle persone e cercato di compatirlo, nel senso di patirne anche io una parte, perché nessun uomo è un’isola come già diceva John Donne e il dolore e la sofferenza degli altri è anche un poco il mio dolore e la mia sofferenza.
Senza però mai dimenticare la felicità che il tuo gesto d’amore mi ha portato perchè quello che tu hai fatto non potrò mai dimenticarlo.
Sento la responsabilità di non essere inutile, di far si che la mia vita non sia un semplice succedersi di giorni tutti uguali, una routine come mille altre. Spero di non deluderti amica, non credo di poterlo sopportare. La nostra vita deve essere costruita sull’amore perchè abbia senso, seguire il tuo esempio.
Grazie amica mia.

Sono andato al mare (ohhh)

Sunday, September 2nd, 2018

      

I miei affezionati 5 lettori non ci crederanno mai, ma sono stato in vacanza al mare, per la felicità di Adele e Katia.

Mi sono divertito e ho mangiato benissimo. Ma la felicità e la serenità che ho visto negli occhi di Adele e Katia mi hanno aperto il cuore.

Io abituato ai colori “monotoni” delle case di montagna, ho scoperto case con colori bellissimi e fatto foto con luce che non avevo mai visto. Ho immaginato la vita delle persone che abitano in queste case, la loro quotidianità le gioie, gli affanni, i dolori.

Una bella vacanza…    

 

 

 

 

 

La montagna

Saturday, August 11th, 2018

A volte capita che amici mi chiedano perchè ami così tanto la montagna.

Per rispondere a questa domanda parto da lontano: una delle più belle descrizioni sul perchè le persone vanno in montagna, a fare lunghe marce faticose per raggiungere rifugi, vette, colli, laghi ecc. l’ho ascoltata ormai parecchi anni fa da Marco Paolini durante il suo ormai famoso monologo sul Vajont.

In questo passo Paolini paragona il libro sul Vajont di Tina Merlin (Sulla pelle viva) alle persone che vanno in montagna. Tutti i giornalisti che arrivarono sul posto della tragedia e la raccontarono con la loro visione di “formiche spaventate” vedendo le cose solo dalla loro prospettiva dal basso. La Merlin già da tempo raccontava (inascoltata) del Vajont (e qui parte il paragone) come chi va in montagna e vede le cose da una prospettiva diversa dall’alto. Avete presente quando vi svegliate la mattina presto e camminate e sudate da ore sotto lo zaino verso il rifugio che è là e sembra di non arrivare mai e tu sei li che ti domandi chi te lo ha fatto fare quando ti casca l’occhio dietro e capisci da solo. Perchè il fondovalle da dove sei partito ormai è coperto di nuvole ma tu ormai sei sopra e a 360° vedi le montagne, le crode, le punte, che ti sembra di poterle toccare come il rapace e hai la prospettiva del falco, di chi vede le cose prima da sopra, dall’alto.

Ma non è solo questo. Andare in montagna è si salire fisicamente ma anche scendere interiormente; scoprire regioni dentro noi stessi inesplorate, confrontarsi con noi stessi, le nostre paure, la fatica, i limiti. Riconoscere che a volte non è l’uomo la misura di tutte le cose e la natura (che pensiamo di dominare) è ancora incontrastata.

La montagna mi ha insegnato il rispetto, anzitutto verso la fatica e le persone, chiunque esse siano. Perchè in montagna non c’è differenza tra giovani, anziani, ricchi, poveri, bravi e meno bravi; tutti faticano, tutti sono sul sentiero che stai facendo anche tu, la loro fatica è anche la tua. E poi la condivisione, lo scambio, l’aiuto reciproco. Per me è sempre un piacere ascoltare i racconti di passeggiate, scalate, escursioni fatte da altri. Mi piace vedere i loro occhi quando raccontano, ascoltare la loro voce e cercare di capire le emozioni profonde che hanno vissuto.

La montagna è anche silenzio. Nella nostra vita frenetica, ha sempre rappresentato per me la possibilità di trovare un luogo dove poter contemplare insieme il paesaggio fuori e quello dentro di sé. Un oasi dove riflettere sulla propria vita, ricalibrarla, rivederla appunto dall’alto, da sopra.

La montagna è come la primavera, non stanca mai. Hai sempre curiosità di vedere cosa si nasconde dietro quel bosco, oltre quella cima, come è cambiato il lago che hai visto lo scorso anno, che valle ci sarà oltre quel colle. E il sentiero per arrivare alla meta non è mai uguale a quello fatto la volta prima, perchè tu non sei quello di prima, la fatica non è mai uguale, come le emozioni non hanno mai la stessa intensità.

Ho imparato a rispettare il mio corpo, i miei limiti. Adattare il passo a chi ho accanto, perchè se si decide di camminare insieme ci si aspetta, con amore e un sorriso di incoraggiamento, perchè non è mai bello arrivare soli alla meta se si è in due.

E poi la montagna per me è anche questa foto fatta da Adele

 

Dosare tempo, twitter e blog

Sunday, April 1st, 2018

Mi scuso con i miei affezionati 5 lettori di questo blog. Lo sto trascurando.

E’ che il periodo è difficile e quindi per me è più immediato e meno “problematico” usare Twitter @mcSimoneWeil

Cercherò di scrivere qualcosa nei prossimi giorni. Perdonate.

Un abbraccio.

Storia di una FAV e di Twitter

Friday, March 2nd, 2018

Noi trapiantati renali (come tutti i trapiantati) siamo persone speciali. Prima del trapianto il nostro corpo si è adattato a convivere con una macchina (il rene artificiale) che ci permetteva di vivere. La dialisi è di due tipi: Peritoneale o Emodialisi. Il sottoscritto ha fatto emodialisi per mezzo di una FAV prossimale al braccio destro. In parole povere una FAV è niente altro che un collegamento diretto tra una vena ed una arteria in modo che per mezzo di aghi (di giuste dimensioni) sia possibile trasferire il sangue al rene artificiale, pulirlo (questo fanno essenzialmente i reni) e rimetterlo nel paziente.

Una FAV è, nei dializzati un punto critico, e non è raro che si formino trombi o si infiammi eccetera. Quando finalmente si è tra i fortunati trapiantati, di norma la FAV non venendo più usata tende a chiudersi spontaneamente o megli si trombizza senza conseguente.

In rari casi si assiste a trombosi con infiammazione. Ebbene potevo farmi mancare qualcosa? Nella notte tra giovedì e venerdì scorso mi sveglio con un dolore al braccio e lo vedo come ci fosse una pallina da ping pong sottocute dove la FAV.

Cazzo che succede? La fistola è chiusa! Non dovrebbe essere così. Al mattino vado in ospedale e il mio nefrologo tutto “contento” mi dice: era anni che non vedevo una cosa simile un raro caso! Che culo penso io, ma in pratica? Ti va bene che sei trapiantato, niente che non si possa curare con una quindicina di giorni di antibiotico e siringate di eparina.

E così con un braccio che sembra quello di braccio di ferro, cefalosforine e eparina mi accingo a passare i miei 15 giorni fortunati di marzo.

Ma ogni cosa ha il suo risvolto positivo. Raccontando della botta di culo avuta su Twitter, mi sono ritrovato oggetto di affetto, comprensione, incoraggiamenti e vicinanza umana, come non mi era capitato da tempo. Persone sconosciute, se non la conoscenza iniziale che si può avere dopo appena tre mesi di social, che mi hanno espresso affetto e vicinanza, virtuale fin che si vuole, ma che io ho sentito sincera.

Capisco che qui stiamo sottilizzando e che non “costi nulla” mettere un like e scrivere un tweet. Ma credo anche che questi sono i nuovi strumenti di iterazione tra le persone e che lo si voglia o no dobbiamo dare un senso anche a questo. E a me piace dare un senso positivo.

Un sorriso fa comunque bene

Tuesday, February 13th, 2018

In questo post Luca Sofri giustamente afferma il valore di un sorriso “a prescindere” come direbbe il grande Totò.

Provate a sorridere alla gente che incontrate come ha fatto @GattaScarlatta e avrete sorprese.