Birrando a Moncalvo e polemiche

September 8th, 2020

E’ passato qualche giorno dalla manifestazione Birrando a Moncalvo, ma la polemica sull’opportunità di questa iniziativa non si è ancora placata.
Nei giorni 3-4-5 settembre Moncalvo è stata sede di questa manifestazione itinerante dove assieme alla degustazione di birre artigianali era abbinato lo street food. In molti hanno polemizzato sull’opportunità di questa iniziativa per tutti i possibili problemi di assembramento e sicurezza per il Covid-19.

Certamente l’argomento delle sicurezza è reale, tenuto conto che sono state annullate manifestazioni ben più importanti e storiche del territorio: Festa delle Cucine Monferrine, Festival delle Sagre, Palio e che la stessa Douja è stata organizzata in un modo completamente diverso proprio per garantire la sicurezza.
Ma non è questo il punto sul quale vorrei soffermarmi. Quello che proprio non ho apprezzato è stato è stato il patrocinio del Comune di Moncalvo alla manifestazione.

Sia chiaro che non ho nulla contro la manifestazione Birrando in se; quello che non capisco è come l’amministrazione comunale moncalvese, che si fa vanto di essere dalla parte del territorio moncalvese, dei suoi agricoltori, dei suoi commercianti e ristoratori, insomma che si fregia di essere paladina del turismo e della promozione del territorio (ricordiamoci le varie iniziative social e compagnia briscola) abbia dato il patrocinio a Birrando, spacciandola anche per un momento di ripresa del territorio e ritorno alla normalità. Ma come? Una manifestazione dove si degustano birre artigianali (non tipiche del Monferrato) e si assapora street food (non monferrino) un momento di ripresa del territorio e aiuto?
Ma se proprio si voleva fare una manifestazione, a maggior ragione come segno di ripresa e ritorno alla normalità per il territorio, a nessuno è venuta in mente l’idea di coinvolgere gli agricoltori, i produttori di vino del territorio, i ristoratori, i commercianti e gli artigiani, e con loro, e per loro, immaginare una manifestazione? Tipo come si faceva anni fa Vinifera con i produttori, i panettieri, i salumieri. Ma possibile che non si riesca mai a lavorare insieme per il bene di Moncalvo?

Un’amministrazione comunale che rinuncia alle più tipiche espressioni del territorio per patrocinarne altre (che poco hanno a che fare) a mio avviso ha perso in partenza.

Comune e Parrocchia

July 19th, 2020

A Moncalvo sembra di essere ritornati ai tempi di Peppone e Don Camillo; con la differenza che sono passati più di 50 anni da quando Giovannino Guareschi raccontava le vicende del parroco e del sindaco di Brescello, e finito il tempo dello scontro ideologico Est/Ovest adesso l’oggetto del contendere sono diventati l’oratorio e i giovani.

Non mi dilungherò sulla vicenda, chi vuole la può seguire su alcune pagine FB moncalvesi, vorrei però fare una piccola riflessione cercando di portare qualche idea senza pretendere di avere la verità in tasca.

Come avevo già scritto in un precedente post, la donazione Piacenza alla Parrocchia di Moncalvo è stata un vero e proprio regalo alla città, un gesto d’amore verso Moncalvo e i suoi cittadini da parte di una famiglia che, e non sembri un paragone inadeguato, è stata la Olivetti del Monferrato.

Ora questa donazione fatta alla parrocchia, in un momento come quello che stiamo attraversando e dopo le vicissitudini del crollo del muro che ha reso inutilizzabili gli spazi esterni del vecchio oratorio, ha permesso di poter comunque organizzare il servizio di estate ragazzi garantendo a moltissime famiglie moncalvesi (e non) di avere un posto sicuro (ed educativo) dove poter lasciare i propri figli. Cosa che non era per nulla scontata.

Inoltre questa donazione permetterà in prospettiva di poter pensare veramente “in grande” per Moncalvo, i suoi abitanti e gli abitanti dei paesi vicini. Si possono davvero fare grandi cose; basta avere cuore, coraggio, idee.

E con tutta questa grazia (è davvero il caso di dirlo) ci dividiamo per delle travi marce e per una sanzione amministrativa emessa con troppo zelo? Ma non capite che davvero o risorgiamo, adesso, tutti insieme come comunità o è finita? Senza uno sforzo comune di idee e impegno, io non credo che Moncalvo sopravviverà. Ormai è anni che siamo sotto la sogli critica dei 3000 abitanti e continuiamo a scendere; non abbiamo più “grosse” realtà produttive nel nostro territorio (Fassa è un’eccezione), i commercianti sono anni che si lamentano che fanno fatica, le aziende agricole non sono valorizzate e i giovani disdegnano la campagna. Certo, valorizziamo la cultura, abbiamo recuperato parte dei vecchi camminamenti del castello, abbiamo il museo; ma io credo che in qualche modo questa sia cultura di nicchia, slegata dalla vita dei moncalvesi e li lascia come l’acqua che scorre sul marmo: non intacca la loro vita.

Insomma un lento declino; ma proprio adesso, con un gesto che ricorda in modo sorprendente quanto era stato fatto durante la II guerra mondiale quando si fondò la fabbrica della T.T. che salvò Moncalvo e permise il suo risorgere nel dopoguerra, ecco la donazione della famiglia Piacenza con l’occasione irripetibile per progettare la Moncalvo del futuro.

Non devo certo essere io a ricordare alla attuale maggioranza che nel 2014 aveva nel suo programma proprio il riutilizzo della vecchia T.T. e anzi, stando a quanto scritto, sembrava solo questione di tempo. E adesso che davvero si ha la possibilità di realizzare qualcosa si fanno le ripicche perchè non si è i protagonisti del lascito? Ma proprio la grandezza del dono dovrebbe indurre a capire che serve la collaborazione di tutti.

Vogliamo fare cultura del territorio? Raccontiamo cosa è stata la famiglia Piacenza per Moncalvo; raccontiamogli che se sono ancora qui, a Moncalvo, è perchè 75 anni fa qualcuno ha scommesso che le loro nonne avrebbero fatto ottime camice e le ha convinte a non caricare le loro misere cose su un carro come invece è accaduto in moltissimi altre regioni italiane.

Vogliamo avere un futuro? Investiamo sui giovani, sulle loro idee, aiutiamoli a crescere in un luogo dove possano sperimentare e mettere in pratica i loro sogni. La famosa Moncalvo Lab è qui, in via Piacenza, basta avere il coraggio di realizzarla.

Ma serve la collaborazione di tutti. Comune e Parrocchia.

Ritorno alla T.T. tra passato e futuro

June 21st, 2020

Cari amici moncalvesi,

oggi c’è stata una sorta di inaugurazione del nuovo oratorio; o meglio il ritorno ufficiale dell’oratorio nei vecchi locali della ex fabbrica T.T.

Ad un mese di distanza è stato possibile, grazie all’immenso lavoro di Don Giorgio e dei danti volontari, entrare nel vecchio oratorio nuovamente sistemato ed agibile, ed è stato un po’ come tornare ragazzi.

Tutti noi moncalvesi, siamo entrati in quei cortili, in quelle stanze, ed abbiamo aperto i cassetti dei ricordi più belli, dell’innocenza, della spensieratezza. E ci siamo commossi. Ho visto non pochi occhi lucidi sopra le mascherine; occhi persi nei ricordi.

Ma io credo che non si possa vivere di ricordi e purtroppo Moncalvo ha questo limite: vive troppo nel ricordo di un passato che non tornerà più, che non può tornare per una semplice ragione: perché non abbiamo imparato, non abbiamo saputo partire dal passato per immaginare un futuro.

Quante occasioni abbiamo sprecato. Quante ricchezze abbiamo dilapidato. Ma adesso abbiamo l’opportunità della vita. L’occasione per dimostrare che noi un futuro per Moncalvo sappiamo immaginarlo, partendo proprio dai giovani. Partendo dalle loro idee, dalla loro voglia di futuro, dalla loro capacità di immaginare che le cose possono essere diverse da come sono.

Non è però pensabile che una sola parte di Moncalvo possa farsi carico di portare avanti questo progetto. Qui davvero o risorgiamo tutti insieme come comunità, o cederemo un centimetro alla volta, un’idea dopo l’altra e per Moncalvo sarà una sconfitta così grande che difficilmente ci rialzeremo.

In questo inverno dei nostri cuori, di fronte alle sfide che ci aspettano dopo questi mesi di lockdown non dobbiamo rifugiarci in un passato idealizzato e consolante. Ma partendo dal passato, immaginare e progettare un futuro tutti insieme, finalmente come comunità e non come insieme di individui.

Nel 1943, in quei mesi disperati, un parroco lungimirante di nome Don Bolla e un imprenditore illuminato di nome Gino Piacenza, seppero immaginare per Moncalvo e per il Monferrato un futuro diverso. Con uno sguardo che travalicava lo spazio e il tempo costruirono una fabbrica là dove si progettava una caserma, evitando possibili bombardamenti, e facendo lavorare (e studiare) le donne, le mamme, le spose, permisero a centinaia di famiglie di vivere, non disperdersi, non emigrare, ma rimane qui, sul territorio; gettando le basi per quella ricostruzione che ha permesso a Moncalvo di essere quel che è: un punto di riferimento del territorio.

Adesso è il momento di riprendere quello slancio, quella visione profetica. Adesso è il momento di non avere paura. Ognuno deve fare la sua parte. C’è bisogno di tutti, da chi può lavorare con le braccia a chi invece può magari solo scrivere, pensare, portare idee.

Cari amici moncalvesi il futuro è adesso e dipende anche da noi. Io ci sarò e voi?

Links

June 11th, 2020

Le idee di Colao e quelle del Presidente

(via IlPost)

La donazione degli organi e l’anonimato

June 8th, 2020

Ricopio qui il tweet che ho scritto ieri sera a caldo dopo un servizio mandato in onda dal TG1 delle 20:00 del 07/06/2020 sulla donazione degli organi.

Questa sera al TG1 hanno fatto vedere un servizio sulla mamma di un ragazzo deceduto per un brutto incidente. Questa mamma ha acconsentito alla donazione degli organi del figlio, in particolare dei polmoni che sono stati trapiantati ad una persona colpita da Covid-19.
Ovviamente abbraccio fraterno alla mamma e ammirazione immensa per il dono che ha acconsentito venisse dato alla persona che lo ha ricevuto.


Come non abbracciare e baciare quella mamma? Come non amarla? Come non essere dalla sua parte? Così come non gioire per una vita che rinasce? Per una persona alla quale viene concessa una seconda occasione per puro amore? Io l’ho provato sulla mia pelle. Non passa giorno che non mi interroghi sul significato del dono ricevuto. Come non passa notte che i miei sogni non siano abitanti dalla “mia amica” come ormai ho preso a chiamare il mio donatore.

Non pensiate che chi riceve un organo e ritorna alla vita non si interroghi sulla sua identità che non può non riconoscere che non coincide più con la sua vecchia; avendo ricevuto una nuova “iniezione di vita” in modo gratuito e questa presenza popola la nostra vita, le nostre notti; ci guida nelle scelte, è parte di noi ormai.

Detto questo, come non trovare inappropriato il servizio? Ricordo che la legge 91/1999 che disciplina la donazione e il trapiantato d’organo garantisce l’anonimato anzi è un obbligo di legge. Tant’è che si è pronunciato su questo anche il Comitato Nazionale di Bioetica che nel parere del 27/09/2018 ha ribadito che l’anonimato deve essere garantito nella fase iniziale e successiva al trapianto e solo dopo che sia trascorso un congruo tempo, previa espressa volontà sia della famiglia del donatore sia del ricevente si può superare (eventualmente) l’anonimato. Inoltre sempre il CNB auspica che eventuali rapporti tra famiglia del donatore e il ricevente siano gestiti da enti terzi possibilmente del S.S.N.
Ecco, a mio modesto parere il servizio del TG1 è andato oltre.

Sarebbe auspicabile rispettare le indicazioni del CNB e comunque lasciare che queste scelte siano discusse nelle sedi appropriate e non forzando le cose in un modo o nell’altro.
Vogliamo parlare di donazione di organi? Invitiamo chi può parlare e testimoniare per esperienza personale: intervistiamo i trapiantati, intervistiamo le associazioni come Aido che da anni si impegnano tutti i giorni per la diffusione di una vera ed autentica cultura della donazione e del dono.
Facciamo pubblicità, informazione sul consenso informato, sulle attività di promozione della donazione e lasciamo fuori (almeno in questo campo) gli scoop o i servizi strappalacrime e consensi facili. Non servono a nulla e non cambiano la realtà intorno a noi; perché di storie come Nicholas Green non sempre ce ne sono.

Le maestre di Adele

June 7th, 2020

Questo periodo di lockdown è stato certamente duro per tutti e ci ha profondamente colpiti, lasciandoci cicatrici che non dimenticheremo. Ci ha cambiati? Forse si, forse no. Ancora non riesco a darmi una risposta definitiva.

Certamente ha colpito in modo violento e drammatico un settore della nostra società tra i più importanti: la scuola. Per gli insegnanti e i ragazzi è stata una vera e propria rivoluzione e comunque la pensiate è stata una svolta, un cambio di passo imposto più con la forza delle circostanze che con la scelta degli insegnanti.

Non voglio certamente negare che in Italia ci siano stati insegnanti che durante questo periodo sono “scomparsi” e/o si sono limitati alla solita routine magari utilizzando la DAD solo per l’assegnazione dei compiti. Credo però che la maggioranza del corpo docente della scuola, pur consapevoli dei propri limiti nella DAD, si sia gettato anima e corpo in questo impegno verso di nostri ragazzi nel farli comunque sentire a scuola.

Certo ci sono state aree di eccellenze, altre meno. Ed occorrerà riflettere bene sulle conseguenze di esclusione che la DAD implica verso i soggetti più deboli e verso le famiglie con un digital divide culturale più marcato. La vera sfida che la scuola si troverà ad affrontare nel futuro sarà proprio questa. Infatti non credo che si potrà tornare indietro. E’ pertanto necessario trovare soluzioni che limitino i danni che un uso massiccio della DAD necessariamente porta con se.

Qui a Moncalvo, nella classe V elementare frequentata da Adele abbiamo avuto la fortuna di incontrare maestre straordinarie; che da subito si sono messe in gioco loro per prime con la DAD e poi insieme ai genitori e ai bambini hanno saputo attraversare questo periodo di lockdown senza mai scoraggiarsi, senza mai abbandonare al loro destino i bambini.

Videolezioni, compiti, verifiche, videochiamate di classe; tutto per non far pesare il dolore della quarantena ai bambini: per non farli sentire abbandonati da loro e dai compagni. Per non parlare della collaborazione costante, del dialogo sempre aperto e costruttivo con i genitori,

Un impegno nel quale le maestre della classe V elementare di Moncalvo non si sono risparmiate; giornate, serate, sabati e domeniche. E questo loro impegno generoso e totale a me ha ricordato (ancora una volta) il discorso di Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica”; perchè appena dopo la chiusura delle scuole me le sono immaginate così: “o adesso noi risorgiamo come classe, come scuola, oppure cederemo, un centimetro alla volta, una materia dopo l’altra, fino alla sconfitta. “

Queste maestre hanno saputo risalire le pareti dell’inferno di questo lockdown un centimetro alla volta, portandosi dietro i nostri ragazzi. E adesso che siamo alla fine e siamo alla somma, questi centimetri hanno fatto la differenza: avete vinto!

Grazie Cristina, Gabriella, Simona, Stefania, Valeria. Grazie di cuore di aver fatto parte della nostra vita, della vita dei nostri bambini. E’ stato un onore per noi questo cammino insieme.

Perchè come ha citato giustamente Adele: nessun bambino è perduto se ha un insegnante che crede in lui.

Il primo podcast dell’Oratorio di Moncalvo

June 3rd, 2020

L’amica Stefania insieme ai ragazzi della V elementare dell’Oratorio di Moncalvo hanno avuto una brillante idea. Siccome a causa del lockdown non si sono più rivisti e hanno dovuto rinunciare al loro incontro settimanale; si sono domandati come tenere insieme il gruppo e continuare gli incontri. Ecco allora nascere l’idea del podcast.

In pratica dal 5 aprile (domenica delle palme) al 31 maggio (domenica di pentecoste) i ragazzi hanno raccontato, a modo loro, il cammino di Pasqua.

Sono venuti fuori nove episodi bellissimi e pieni di riflessioni meritevoli di essere ascoltati.

Siti web e facili ironie

June 1st, 2020

E’ partita da qualche giorno, e già fa discutere, la nuova iniziativa del Comune di Moncalvo e della Pro Loco per promuovere in rete il turismo, il territorio moncalvese, le sue tradizioni e la sua cultura.

La promozione avviene tramite una pagina facebook collegata alla Pro Loco e il sito di riferimento non è quello di Moncalvomonferrato, come ironicamente fa notare il giornale IlMonferrato, bensì questo sito VisitMoncalvo, nonostante il link sul sito del Comune rimandi ancora al vecchio portale.

Ora, lungi da me difendere la scellerata cultura della rete delle amministrazioni moncalvesi e in generale del panorama monferrino; ma fare dell’ironia spicciola sulla rete, senza avere la più pallida idea di cosa significa dominio internet, scadenze dello stesso, senza aver seguito tutta la storia di quel portale, verificare veramente da quale pagina web parte la campagna; insomma senza informarsi, a me non piace e come moncalvese lo trovo offensivo.

Chi segue questo povero blog sa che non sono mai stato tenero con la “cultura digitale” in voga nel nostro territorio e se qualcuno si fosse preso la briga di seguire la storia dall’inizio, avrebbe scoperto che già nel lontano ottobre 2015 il sottoscritto aveva previsto la misera fine di quel portale; che infatti ha vissuto per accanimento terapeutico qualche anno e poi è stato abbandonato al suo destino. A quel punto il dominio non è stato più rinnovato ed è appunto stato registrato da altri. Mai sentito parlare di registrazione di domini per poi rivenderli?

Gli stessi giornalisti che oggi fanno facili ironie, nel 2015 esaltavano le magnifiche sorti e progressive del portale in questione insieme ai promotori, perché a detta loro, lo stesso avrebbe rappresentato il biglietto da visita di Moncalvo nel mondo e tutti i moncalvesi, in primis gli operatori economici ne avrebbero giovato. Come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti e forse sarebbe stato meglio farsi già allora delle domande; ma sarebbe servita allora (come oggi eh!) cultura della rete, conoscenze, studio.

Certo è più facile fare articoletti di colore (e senza conosce a fondo la rete), che invece cercare di raccontare chi, con fatica, cerca di fare innovazione sul serio. E’ più facile fare ironia sul bagnet fatto con il frullatore che provare a farsi domande sull’effettiva utilità di fare campagne estemporanee di promozione così, ad minchiam (direbbe la buon’anima di Franco Scoglio).

Insomma una guerra tra poveri nella quale chi perde è il territorio, i suoi giovani e il futuro.

La cosa divertente (o se volete la conferma del mio pessimismo sulla mancanza di cultura digitale) è che ho scoperto, con sconcerto, che la pagina facebook del IlMonferrato non è pubblica; è accessibile solo previa registrazione a FB.

Ciò a cui ti opponi diventi.

L’attenzione

May 24th, 2020

In un bellissimo libro che consiglio: “la variante di Luneburg” c’è una parte dedicata all’attenzione. Il protagonista sbaglia una mossa di scacchi e perde la partita. Il suo maestro gli fa trovare, il giorno dopo, un articolo di cronaca dove c’è raccontato un incidente con vittime. L’articolo è accompagnato da poche righe dove ci si domanda se quello che è accaduto non fosse dipeso anche dalla scarsa attenzione della mossa.

Simone Weil ha scritto cose bellissime sull’attenzione definendola la forma più rara e pura di generosità e come non ricordare in film blu di Kieslowski la frase rivolta alla protagonista: “bisogna sempre guardarsi intorno”.

Chi può dire con certezza che le proprie parole o azioni non hanno nessuna influenza? Il fatto stesso di essere qui su internet è perché pensiamo (la maggioranza di noi) che perlomeno i nostri pensieri qualcosa valgono e ci piacerebbe condividerli con gli altri. Una sorta di attenzione agli altri nel cercare di donare un qualcosa di noi. Ma c’è anche un’attivazione verso se stessi, lo sforzo di pensare bene, di scrivere bene, non dimenticando che le nostre parole sono pesanti.

L’attenzione ci permette di raccogliere i frutti più profondi della propria umanità, sospendendo il nostro pensiero per lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile dall’oggetto.

Torna l’oratorio alla T.T.

May 23rd, 2020

In questi giorni Moncalvo è stata scossa da una grande notizia: il generoso gesto della famiglia Piacenza di donare alla Parrocchia di Moncalvo i locali del vecchio oratorio salesiano annesso alla ex fabbrica della T.T.

In quei locali generazioni di moncalvesi sono cresciuti, hanno giocato, hanno lavorato, ed è stato un po’ come ritornare indietro negli anni.

Mi riprometto di scrivere qualcosa di più approfondito nei prossimi giorni; quello che però mi è subito venuto in mente è che questa è davvero l’occasione della vita per Moncalvo ma che senza un senso di comunità e fare squadra non sapremo coglierla appieno. Anzi rischiamo di soccombere.

E mi è venuto in mente il discorso di Al Pacino