La Parrocchia di Moncalvo e la sua comunitĂ  ai tempi del Covid-19

March 26th, 2020

Come i miei affezionati 5 lettori sanno, il sottoscritto, trapiantato e immunodepresso è persona a rischio in questo periodo di quarantena. Ho lavorato in ufficio fino a fine febbraio, poi grazie alla grande professionalitĂ  dell’azienda dove lavoro (in particolare del mio capo) abbiamo attivato lo smart working.

Il problema che però si è presentato in questi giorni è la scorta dei farmaci immunosoppressori che devo assolutamente prendere per il trapianto. Sono medicinali che non si trovano in farmacia, nĂ© possono essere prescritti dal proprio medico di famiglia. Vengono consegnati direttamente dal centro trapianti. Ho telefonato in ospedale e l’infermiera mi ha detto: “scordati di venire in ospedale; tu sei a rischio; cerca di mandare qualcuno”. GiĂ , mandare qualcuno. Ma chi? Katia? Poteva essere una soluzione, Lei è forte, non a rischio, però se va male è come se andassi io stesso; non è che non ci frequentiamo io e Katia….

Ci è venuto in mente il nostro parroco Don Giorgio. Sappiamo che lui adesso è costantemente in ospedale (è un ex infermiere), la chiesa e l’oratorio sono chiusi, ma lui ancora piĂą di prima (è anche cappellano in ospedale) si prodiga per gli altri, gli ultimi, per chi ha bisogno.

E’ bastato un semplice messaggio ieri pomeriggio e oggi hanno suonato alla nostra porta; era Don Giorgio nella sua classica divisa d’ordinanza da “non prete” (con mascherina e guanti) con il pacco dei farmaci. Credo che manco se lo convocasse Papa Francesco si vestirebbe da prete 🙂 ) Un breve scambio di parole (a distanza), un saluto affettuoso fatto con gli occhi (come una carezza) e via: io in casa e lui verso il suo gregge, verso gli altri. Credo di non averlo mai sentito così vicino, così “mio parroco” come in questi momenti.

Ma oltre a Don Giorgio, vorrei ricordare qua l’amica Stefania con cui periodicamente ci sentiamo e che mi ha portato altri farmaci piĂą comuni. La Rosetta e il Sandrino del negozio di alimentari di Moncalvo; oltre che prodigarsi a portare la spesa a casa per molti cittadini (io compreso) sono persone di una rara umanitĂ  e gentilezza. Il Fabio del negozio di verdura, la Susanna della farmacia, Anna Lettera che sta cucendo mascherine, la Scuola di Moncalvo e tutti gli insegnanti che si stanno impegnando per i nostri ragazzi, e potrei continuare…

Forse ci stiamo riscoprendo, pur tra mille difficoltĂ , una comunitĂ  unita e questo, una volta passata la tempesta, non dovremmo dimenticarlo.

La seconda settimana di smart working

March 21st, 2020

Da lunedì 16 ho iniziato la seconda settimana di smart working. Inizio ad abituarmi all’idea di lavorare da casa per un periodo che sarĂ  lungo. Leggendo in rete le esperienze di altre persone che fanno smart working ho cercato di copiarne i suggerimenti.

Il primo che ho messo in pratica è quello di cercare di avere una routine; nel mio caso svegliarmi come dovessi andare effettivamente in ufficio, quindi colazione e poi collegarmi e lavorare con l’orario effettivo dell’ufficio 8:00-12:30, pausa pranza, 13:30-17:00.

Il secondo suggerimento che ho messo in pratica, che può sembrare banale, è quello di vestirmi come dovessi effettivamente uscire; certo non ho messo “la vestimenta”, ma non sono rimasto in pigiama proprio per entrare in una ottica lavorativa.

Sono due piccoli accorgimenti che mi hanno aiutato a superare il primo momento di imbarazzo; quel momento in cui ti metti davanti al pc e pensi: “e adesso?”.

Una prima riflessione che voglio mettere qui, nero su bianco, è che non siamo ancora effettivamente pronti per lo smart working; sia dal punto di vista delle aziende, sia da quello dei lavoratori. E’ un modo di lavorare diverso, e questa sua diversitĂ  deve essere compresa e programmata. Non è pensabile fornire la tecnologia per lo smart working alle persone e poi trasferire semplicemente l’attuale modo di lavorare. Non può funzionare così. Il lavoro deve essere in qualche modo ripensato.

Penso alla prime telefonate o alle prime mail dei colleghi: ho chiesto al capo se potevo chiamarti/scriverti……. Ma se ho mandato una mail a tutti dicendo che da oggi lavoro da casa, mi potete contattare come sempre ……

Non siamo ancora pronti; però questo tempo “sospeso” che ci è dato può essere usato per studiare e progettare. E’ anche questa un’occasione. Cerchiamo di coglierla.

Moncalvo digitale al tempo del Covid-19

March 14th, 2020

Questo è un periodo difficile, cerco di non pensare al fatto di essere soggetto a rischio e quindi provo a scrivere qui alcune riflessioni su questo #iostoacasa. Questa appena passata è stata la mia prima settimana di smart working. Ho la fortuna di fare un lavoro che posso fare anche da casa e ho sempre la fortuna di lavorare per una azienda dove il mio capo ufficio è persona preparata e lungimirante che per tempo mi ha messo nelle condizioni di svolgere il mio lavoro da casa. Certo prima erano momenti sporadici, quando c’era qualcosa di urgente; mai come ora, con una presenza costante tutto il giorno per 5 giorni; come in ufficio. Questo non vuol dire che tutte le aziende del Monferrato sono pronte; anzi, io sono un’eccezione e la situazione più comune in zona è quella di turnarsi o stare a casa con permessi/ferie.

Adele inizia a sperimentare didattica digitale. Anche qui ci sono luci ed ombre. Noi abbiamo il pc; ma sono tanti genitori dei compagni di classe di Adele ad avere solo cellulari, al massimo tablet. Ci si muove un po’ così, su un terreno sconosciuto perchĂ© finora non sembrava “utile” usare questi nuovi strumenti nella didattica; e invece ci stiamo rendendo conto che servono, eccome se servono.

Lo smart working è esperienza bella, un nuovo modo di lavorare e collaborare con i colleghi. Però deve essere possibile metterlo in pratica. Serve infrastruttura, in primis connessioni veloci (e possibilmente simmetriche) che solo la fibra può dare, inutile girarci intorno; il mito del “mobile first” come osservato giustamente da Massimo Mantellini ha prodotto enormi danni e ritardi sull’infrastruttura e sulla cultura digitale di questo paese. Idem per la didattica digitale. Come si può pensare di fare didattica digitale su di uno schermo da 6” con i giga che si consumano a vista d’occhio?

Non vi racconto le incazzature di questa settimana per la connessione lenta. Sulla carta la mia adsl è una fino a 20/1 mbps; mai andato oltre i 6/0,5 mbps. E badate che è lusso qui da me! E non venitemi a dire che si può tranquillamente navigare a 6 mbps!! Lo smart working non è navigare, serve banda anche in upload e vi voglio vedere a caricare documenti a 0,5 mbps! Non è più tempo (non lo è mi stato per la verità) di paragonare la rete alla televisione; dove c’è qualcuno (pochi) che hanno i contenuti e li mettono a disposizione di molti. La comunicazione in rete è bidirezionale e come tale non può che essere simmetrica. Immaginatevi un cellulare dove da una parte puoi parlare ma dall’altra solo premere i tasti Si, No.

E quindi è inutile che ci riempiamo la bocca di smart working, rete, cultura digitale, didattica online, se manca sia l’infrastruttura che la cultura. Bisogna studiare la cultura digitale e contemporaneamente investire nell’infrastruttura. E qui entrano in gioco la scuola e le amministrazioni locali. La prima ha l’arduo compito di formare le nuove generazioni e educarle alla cultura digitale sia utilizzando strumenti tradizionali sia le nuove possibilità offerte dalle nuove tecnologie. E non pensate che sia semplice! Le difficoltà, le diffidenze, le incomprensioni che ho sperimentato in questi giorni con Adele a casa da scuola sono indice di quanto la strada da percorrere sia lunga; ma come direbbe Steve Jobs: “il viaggio è il premio”. Si cerca di fare il possibile. Alcuni insegnanti sono più portati, altri meno. Ma occorre comprendere che non possiamo più chiudere gli occhi e che acquisire competenze di didattica digitale sarà indispensabile nel futuro.

E le amministrazioni locali? Qui è più ardua la questione. Certo non possono essere loro che fisicamente posano l’infrastruttura; però devono creare le condizioni perché ciò possa avvenire, fare rete con altre realtà del territorio per fare pressioni affinché anche nelle nostre aree arrivi finalmente la banda larga; promuovere le esperienze di cultura digitale tra i cittadini, divulgarle, incentivarle. Non pensare che basta avere il wi-fi per avere la banda larga; il 4G o il 5G. Serve fibra, e computer. Non pensare che tutto questo si riduca allo solita pagina facebook preparata per le elezioni e aggiornata quando capita. Lo ripeto: come la cultura digitale non è la sua infrastruttura, così la rete non è facebook.

Spero che questa esperienza ci faccia acquisire la consapevolezza che per Moncalvo e per il Monferrato, l’investire risorse ed energie nei prossimi anni sulla banda larga e la cultura digitale deve essere la prioritĂ  per lo sviluppo del nostro territorio. Senza questo saremo condannati ad un lento ed inesorabile declino e non ci sarĂ  turismo, cibo, vino, cultura che tenga.

E permettetemi una nota personale: ci si può anche scontrare per visioni differenti su questi temi; sul percorso migliore da fare, ma alla lunga le persone in gamba si incontrano sempre.

Riflessione fine anno 2019

December 31st, 2019

E’ finito un altro anno. Molti di noi in questi giorni fanno un bilancio dell’anno trascorso e alcune volte è positivo, altre negativo. Io non ho mai amato fare bilanci a fine anno; per me la vita non è una “partita-doppia”; un dare-avere. Per me la vita è un cammino, una strada da percorrere. A volte in salita, a volte in discesa; ma sempre in compagnia di qualcuno, perché è questo l’importante: camminare insieme. Con qualche persona cammineremo per molto, con altri di meno. Con ognuna di loro condividerò un pezzo della mia vita, delle mie esperienze, delle mie emozioni; e nella condivisione non c’è un dare-avere perché ognuno prende e dona contemporaneamente.

Certo a volte ci si ferma per prender fiato perché stiamo faticando, per aspettare qualcuno rimasto indietro, per rialzare chi è caduto. E’ la nostra vera natura di uomini. Ci realizziamo pienamente solo insieme agli altri, nel rapporto con gli altri. Nessun uomo è un’isola, intero in sé stesso; e questa verità non dovremmo mai dimenticarla.

Ma se la vita è un cammino, io come sto camminando? E con chi? E verso dove? Sono domande che periodicamente mi ritornano e alle quali cerco (barcamenandomi molto) di dare risposte. Durante il percorso di quest’anno ho raggiunto certamente alcuni traguardi che mi hanno riempito di gioia; altresì mi sono reso conto sempre di più di quanto manchino alcune persone nella mia vita. Alcuni amici, alcuni parenti, mia mamma e mio papà. Ho nostalgia di loro, di sentirli accanto, di potermi fermare sapendo che anche loro si fermerebbe e mi aspetterebbero; sarebbero lì con una parola di conforto, di incoraggiamento ad alzare lo sguardo verso la cima ormai vicina (come quando si cammina in montagna).

Io ho superato la prova di crescere senza mio papà (perduto quando avevo 4 anni), di crescere senza ricordi di me e lui, senza un modello, un esempio, anche fosse solo per dire: non sarò mai così”. E se fino a qualche anno fa non ci pensavo spesso, adesso è diventato un chiodo fisso ed un peso difficile da portare. Non ci si abitua mai alla mancanza delle persone alle quali si vuole bene e la nostra sola consolazione sono i ricordi (per chi li ha).

Al nuovo anno chiederei un cammino meno accidentato; non tanto per me, ma per quelli che mi stanno vicino e per le persone alle quali voglio bene. Vederle faticare, soffrire, piegarsi sotto i colpi della vita e (a volte) non essere capace di esprimere anche solo di una parola di conforto mi fa sentire ancora di più il peso del mondo. Chiedo di poter fare ancora qualche passeggiata in montagna; di quelle come si deve, verso l’alto, per ritrovare quel senso di pace con il mondo (e con Dio) che solo la montagna sa darmi.

Buon 2020 a Katia e Adele e grazie per l’immenso amore che ricevo ogni giorno e che cerco di ricambiare. Possa essere davvero un felice nuovo anno e camminiamo insieme per realizzare i nostri sogni.

Un grazie ai miei affezionati 5 lettori di questo blog e a quanti hanno la bontĂ  di seguirmi su Twitter. Possiate realizzare i vostri sogni ed essere felici.

E grazie ancora, cara amica, che sei sempre con me, per questo cammino insieme. Tu sai che non passa giorno senza un pensiero per te.

Qualche info sulla donazione e sui trapianti

November 28th, 2019

Ci ho pensato molto in questi giorni, causa anche un poco felice tweet che ha scatenato polemiche.

Avviso i miei 5 lettori che il post è un poco lungo

Premessa doverosa: il sottoscritto non parla per sentito dire, ho fatto 12 anni fa un trapianto di rene e, insomma, qualcosa ne sa; tuttavia al fondo di questo post ci sono alcuni link di siti che si occupano tutti i giorni di trapianti e di donazione di organi e sui quali è possibile reperire tutte le info necessarie.

Il trapianto d’organo è spesso l’unica terapia efficace (e salvavita) per alcune gravi patologie. Tutti ricordiamo Christiaan Barnard e il primo trapianto di cuore del 1967, e la storia della medicina del 900 è spesso anche la storia della ricerca e dei metodi per rendere efficaci i trapianti e ridurre al minimo i casi di rigetto; cioè la reazione del sistema immunitario del ricevente che individua nel nuovo organo un corpo estraneo e cerca di distruggerlo.

La donazione di organi in Italia è disciplinata dalla legge 91/99, a detta di molti un’ottima legge, anche se non completamente applicata per la parte riguardante il silenzio assenso. Comunque se l’Italia in molti campi è in ritardo rispetto ad altri paesi europei, questo non è il caso dei trapianti. Qui davvero siamo un modello europeo (per non dire mondiale) e i vari centri trapianti italiani sono spesso punti di riferimento europei.

La legge 91/99 indica chiaramente quali organi e tessuti si possono donare dopo la morte, e disciplina chiaramente anche i casi di trapianti da vivente (rene o parte del fegato) e che possono avvenire solo in condizioni particolari. Gli organi che è possibile trapiantare sono: cuore, fegato, rene, pancreas, polmone, intestino. Per quanto riguarda i tessuti: le cornee, la cute, testa del femore, tendini, cartilagini, valvole cardiache, vasi, arterie.

Per poter prelevare gli organi da una persona si deve accertarne clinicamente la morte seguendo una precisa procedura clinica, e solo dopo questo passaggio, e solo se la persona ha chiaramente espresso la sua volontà alla donazione si può procedere al prelievo degli organi/tessuti e procedere poi nell’arco di pochissime ore ai trapianti.

La legge 91/99 ha istituito il CNT e il SIT, cioè il centro nazionale trapianti e il sistema informativo trapianti. Il CNT è l’organismo tecnico-scientifico preposto al coordinamento della Rete Nazionale Trapianti, ha funzioni di indirizzo, coordinamento, regolazione, formazione e vigilanza della rete trapiantologica, nonché funzioni operative di allocazione degli organi per i programmi di trapianto nazionali e, in particolare, il programma urgenze, il programma pediatrico, il programma iperimmuni, il programma split- fegato, il programma cross-over per il rene, gli scambi di organi con Paesi esteri.

Il SIT è una infrastruttura informatica per la gestione dei dati collegati all’attivitĂ  della Rete Nazionale Trapianti. Attraverso il SIT è possibile garantire la trasparenza e la tracciabilitĂ  dei processi di donazione, prelievo e trapianto.

Oltre alla raccolta e al controllo delle liste dei pazienti in attesa di ricevere un trapianto, tra le principali funzioni del SIT ci sono:

la registrazione

  • delle dichiarazioni di volontĂ  sulla donazione di organi e tessuti dopo la morte
  • del flusso dei dati sull’attivitĂ  di donazione, prelievo, trapianto e post trapianto di organi
  • del flusso dei dati sull’attivitĂ  di donazione dei tessuti attraverso l’assegnazione della Sequenza Identificativa della Donazione (SID)
  • dei follow-up di tutti i pazienti che hanno ricevuto un trapianto di organo
  • dei decessi con lesione cerebrale

la gestione

  • del registro dei donatori viventi di organi
  • del sistema di segnalazione degli eventi e delle reazioni avverse gravi riguardanti organi e tessuti
  • dei programmi nazionali di trapianto quali il programma iperimmuni, il programma pediatrico e quello delle urgenze

Sul sito del SIT sono disponibili i report sull’attivitĂ  di donazione e trapianto della Rete Nazionale Trapianti, le analisi sulla valutazione degli esiti dei trapianti e le statistiche aggiornate sulle dichiarazioni di volontĂ  in materia di donazione di organi e tessuti registrate presso le ASL, i Comuni e l’AIDO.

Come detto sopra, si è potenziali donatori solo dopo aver chiaramente espresso la propria volontà in tal senso, non vale cioè il silenzio assenso (previsto dalla legge 91/99). Come si diventa potenziali donatori? Presso le ASL, con il testamento biologico, iscrivendosi all’AIDO, qualcuno di noi ha ricevuto a suo tempo dal Ministero della Sanità la famosa Donacard (un tesserino blu dove si doveva barrare la volontà o meno alla donazione e da conservare con i propri documenti); recentemente anche rinnovando la carta d’identità è possibile esprimere la propria volontà alla donazione. In qualsiasi modo ci si esprima, si entra nel SIT, cioè nell’elenco nazionale dei potenziali donatori ed in caso di morte si potranno donare organi/tessuti.

Questo (molto sinteticamente) per i potenziali donatori. E i pazienti riceventi? Anzitutto deve essere chiaro che per poter accedere alla lista trapianto una persona deve soffrire di determinate patologie per le quali, l’unica terapia definitiva (e spesso salvavita) per la guarigione è il trapianto. Una volta diagnosticata la patologia, il paziente è sottoposto ad una serie di esami clinici volti a quella che si chiama tipizzazione del ricevente ovvero, in caso di disponibilità dell’organo da trapiantare, poter confrontare quest’organo e trovare il paziente più compatibile, ovvero quello che presenta maggiori possibilità che l’intervento di trapianto riesca. Tipizzato il paziente e verificato tutto, il centro regionale trapianti aggiunge la persona alla lista d’attesa per il trapianto. Le liste d’attesa sono a livello regionale, ovvero un paziente residente in Piemonte si potrà iscrivere solo per la lista d’attesa del Piemonte. I pazienti pediatrici e i pazienti in grave pericolo di vita sono invece iscritti nell’apposita lista nazionale. Deve altresì essere chiaro che per poter entrare in lista trapianto (e rimanerci) il paziente deve necessariamente seguire la terapia clinica di mantenimento (ovvero quella che gli permette di essere vivo o perlomeno di sopravvivere). Nessun dubbio quindi che delle 8688 (dati al 29/11/2019) attuali persone in attesa di un trapianto, tutte lo hanno bisogno e tutte sono “uguali”. L’assegnazione dell’organo al ricevente è fatta con rigorosi criteri scientifici/medici senza distinzioni tra chi è in lista.

Va altresì detto che la legge 91/99 “protegge” sia il donatore (e i suoi familiari) che il ricevente. Chi è trapiantato, del proprio donatore non sa assolutamente nulla, a parte una decina di parametri clinici che indicano il grado di compatibilità. Idem per i familiari del donatore. La donazione è un gesto assolutamente disinteressato, gratuito, di amore nei confronti dell’umanità e nei confronti di altre persone che rimarranno sconosciute. In questo modo è garantita sia la riservatezza del dolore dei familiari, sia eventuali sensi di colpa del ricevente che potrebbero instaurare un rapporto “malsano” con i familiari del donatore. Nessun trapiantato però scorderà mai che deve letteralmente la vita ad una persona sconosciuta che con un grande gesto d’amore ha permesso che la vita rifiorisse. Io la “mia amica” (so che è una donna) la penso e la ricordo tutti i giorni. E’ sempre con me.

Spero di aver in parte chiarito (per quel poco che ho scritto) cosa significa trapianto, donazione. Cosa significa sperare di ricevere la telefonata del centro trapianti che ti chiede di prepararti che c’è la possibilità del trapianto. Cosa significa vivere sapendo che lo si deve ad una persona sconosciuta, ad un gesto infinito d’amore; alla scommessa sull’umanità, sulla parte migliore dell’uomo.

Vi lascio alcuni link

https://www.aido.it/

http://www.trapianti.salute.gov.it/trapianti/homeCnt.jsp

http://www.trapiantipiemonte.it/index.html

12 anni

November 6th, 2019

Cara amica, sono passati 12 anni dal tuo dono. Un tempo lungo per gli uomini, perché dimenticano in fretta. Io però non ho dimenticato quel giorno quando arrivò la telefonata dal centro trapianti.

Né ho dimenticato tutti i momenti successivi: le visite preliminari in ospedale alla sera; la notte lunga e interminabile passata sveglio; la seduta di dialisi preparatoria al mattino e poi il viaggio a Novara con i preparativi e l’attesa della sala operatoria.

No, non ho dimenticato nulla di quelle 36 ore, né di tutte le altre ore che sono passate da allora. Non è passato giorno senza che almeno un mio pensiero sia stato per te.

In questi giorni ho pensato molto a cosa scrivere per l’occasione. Sai, ho un piccolo blog dove racconto di me (e di te) e anche su Twitter. In particolare su Twitter ho conosciuto persone che come dire, ti sarebbero piaciute; quelli della seconda occasione come me, e quelli che permettono il realizzarsi di questo grande gesto d’amore.

Ci provo, cara amica, a scrivere qualcosa di nuovo. Ma cancello spesso perché sembra tutto banale e sdolcinato quello che scrivo. E poi lo sai, non bisogna nutrire la bestia della colpa; il nemico più pericoloso per noi della seconda occasione.

Cerco di stare in silenzio, di ascoltarti, tocco la ferita ed è come se mi abbracciassi. Così senza una parola, solo il gesto che scalda il cuore, indipendentemente dalle parole dette. E poi sai che abbiamo i nostri appuntamenti nei miei sogni.

In questi anni ho parlato e scritto di te, e mi sembra sempre di scrivere e dire poco e male. E ti immagino che mi guardi e sorridi come a dire: va bene così Maury.

Mi scaldo ai tuoi abbracci che mi hanno ridato la vita.

Buon anniversario cara amica. Mille e mille tenerezze

Cena monferrina e i Vini Olivetta

November 2nd, 2019

Questo post non è una marchetta, è invece un omaggio, un riconoscimento all’impegno, alla passione e al rispetto per il territorio e la sua gente da parte di una intera famiglia che crede in quello che fa e nelle potenzialitĂ  che il nostro straordinario Monferrato ha.
Sabato sere sono stato invitato a cena. Il menĂą era a base di polenta, spezzatino, torta cioccolato e pere, e per finire le nostre monferrine pere martin al vino.
L’invito è stato particolarmente gradito anche perchĂ© sapevo che avrei bevuto i vini dell’Azienda Agricola Olivetta. Questa azienda, situata a Castelletto Merli, ad un tiro di schioppo da Moncalvo, è una delle eccellenze del Monferrato. A condurla sono due grandi “giovani ragazzi”; Marco e Elisabetta; che con impegno e dedizione producono vini eccellenti.

Prima della cena abbiamo aperto con l’antipasto tipico monferrino: salame crudo, giardiniera e grisia. La giardiniera per chi non lo sapesse è uno dei piĂą tipici antipasti monferrini. E’un misto di verdure cotte in salsa di pomodoro e aceto. Si raccolgono i pomodori ben maturi, si cuociono e si passano fino ad ottenere una salsa priva di semi e bucce, si unisce olio extravergine di oliva, aceto bianco, sale fino, zucchero e quando il tutto riprende a cuocere si unisce la verdura lavata e asciugata a pezzetti. Prima si mettono le cipolline e le carote con il sedano, poi i fagiolini e dopo un po’ il cavolfiore, per ultimo il peperone giallo e la zucchina: verdura piĂą tenera e bisognosa di meno cottura, foglie di alloro e chiodi di garofano. A cottura ultimata si riempiono i barattoli con la giardiniera ancora bollente, un filo d’olio e si ripongono in cantina al buio.
Con un antipasto così è bene iniziare con un buon vino bianco. Ed è quello che abbiamo fatto: il Monferrato Doc Boccadoro di Marco e Elisabetta è stato un ottimo aperitivo. Savignon Blanc 100%, un bel giallo paglierino, note floreali e fruttate, con una piacevole freschezza in bocca. Insomma un aperitivo che ci ha preso per mano e accompagnato alla cena.

Con la polenta e un signor spezzatino (cinghiale, manzo e salsiccia) cucinati splendidamente è arrivata lei: la signora Barbera, uno dei pezzi da 90 di Marco e Elisabetta. Barbera Superiore del Monferrato DOCG. La signora Barbera di Olivetta.
Barbera 90%, 10% fresia. Un colore rosso impenetrabile, al naso frutti rossi e spezie, una grande struttura in un guanto di velluto al palato; persistenza finale lunghissima in cui una leggere acidità è perfettamente bilanciata da tannini dolci e uniformi e una gradazione alcolica di tutto rispetto. Annata Una Barbera che si è fatta 12 mesi in botti di rovere e li porta benissimo.
Questo grande vino ci ha accompagnato fino alla fine della cena ed oltre; perché con le mitiche pere martin al vino rosso e la torta cioccolato e pere è convolato a nozze.

Insomma la cena è stata è stata fantastica, la compagnia notevole e il vino di Marco ed Elisabetta una compagnia che già rimpiango.

Fatela una visita alla cantina di Marco ed Elisabetta, andate ad assaggiare i loro vini e a vedere come questi “ragazzi” hanno a cuore il loro lavoro e il territorio dove vivono. E poi fate un giro in Monferrato, comprate la polenta “Pignoletto Rosso”, un poco di carne e salciccia e tornate a casa. Mettetevi ai fornelli, invitate i vostri amici del cuore e aprite una bottiglia Olivetta: vi sembrerĂ  di essere qui in Monferrato, i vostri amici vi ringrazieranno e sarete felici.

Impegni teatrali

October 18th, 2019

Mi hanno nuovamente incastrato. Si, i miei amici dell’Oratorio di Moncalvo, per la precisione un gruppo affiatatissimo di genitori, guidato da una donna incredibile mi hanno nuovamente coinvolto in uno spettacolo teatrale.

Lo scorso anno è stata messa in scena una brillantissima commedia che si intitolava “nella buona e nella cattiva sorte” in cui un novello sposo pensava di essere cornuto e quindi sbarellava di brutto. Indovinate un po’ a chi avevano chiesto di farlo questo sposo? Bravi! Non era difficile vero?

Pensavo di essermela cavata con poco; una prima volta e un paio di repliche e poi fine. Pura illusione. La S. visto il successo, ha immediatamente scatenato i suoi neuroni alla ricerca di un altro copione da mettere in scena. All’inizio è partita per la tangente pensando di avere sottomano una compagnia da Broadway! Facciamo il musical!! E subito tutti ad inventarsi scuse come reumatismi, gambe gige, girovita non in regola, sciatiche, fratture di guerra ecc., pur di scapolare il musical…

A malincuore S. ha ceduto ed ha ripiegato su una nuova commedia brillante: “il colore v.” che, per chi bazzica un poco il teatro, porta sfiga da vendere… Vuoi non partecipare?!? Dai che ci divertiamo ed è bello come l’altro!

Si legge il copione e subito appare evidente che c’è un personaggio con infinite battute e quasi sempre presente in scena. Caratteristiche particolari di questo personaggio? E’ un registra ansioso e schizzofrenico.

Distribuzione delle parti…… Bravi!! Come avete fatto ad indovinare a chi è stata assegnata quella parte?!?

Ora io capisco che ho una buona memoria e questo può aver influito nella scelta; ma le altre motivazioni? PerchĂ© a questo punto mi sorge un dubbio su come gli altri mi percepiscono…. :-))

Resta il fatto che mi sono nuovamente incastrato con le mie mani e per i prossimi mesi sarĂ  prove teatrali. Speriamo almeno che si beva come lo scorso anno…

Rimpatriata 5AI 2019

October 14th, 2019

Anche quest’anno, come Gegio e tradizione ormai vuole , ci siamo ritrovati con i miei ex compagni di classe. Siamo invecchiati di un anno, qualche capello bianco in piĂą, che su Andrea non si nota, ma per una sera siamo tornati i ragazzi di 30 anni fa. I sogni, gli ideali di allora sono ancora intatti dentro di noi, anche se magari siamo diventati piĂą realisti.
Alla cena io e lo Zak abbiamo parlato con Betta e quello che scrissi all’epoca lo riscrivo ancora uguale perchĂ© raramente nella mia vita ho incontrato persone come lei.
Enzo Bianchi, Priore di Bose, in un’intervista ha detto che certamente il dolore fortifica e ti fa crescere, ma spesso è anche vero che abbruttisce le persone che sono magari piĂą deboli e piĂą “povere” di vita interiore.
Non è certamente il caso di Betta, lei, messa duramente alla prova dalla vita, ha saputo reagire con immensa forza personale. L’ho vista certamente provata, ma non vinta, e quando ha parlato di suo figlio si è illuminata. Che grande persona è sempre stata Betta! Una forza interiore come pochi altri, una luciditĂ  di analisi, un desiderio di guardare oltre nonostante tutto.

Se sabato sera avessimo fatto un gioco di animazione che conosco, quello del cartoncino dove ognuno scrive la frase “puoi contatore su di me” e poi si è liberi di consegnarlo a chi meglio crede; ecco il mio cartoncino sarebbe stato per Betta e sono certo anche quello di Zak e tutti gli altri.

Ma come non ricordare Gegio, l’anima delle nostre rimpatriate, l’organizzatore perfetto che tutti vorrebbero avere. Il compagno di classe buono che tutti sognano.

E poi Katia, Pino, Andrea, Alessandra, Laura, e tutti gli altri che quest’anno non hanno potuto esserci per impegni vari.

Grazie di essere stati i compagni di classe che tutti vorrebbe avere, e arrivederci al prossimo anno!

Giornata Aido 2019 Moncalvo

September 27th, 2019

Se passata da Moncalvo ci si vede in Piazza Garibaldi sabato 28 e domenica 29 settembre. E se volete vi racconto della mia amica…