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Elezioni Moncalvo 2024: Vince Diego Musumeci con la lista Essere Moncalvo

Tuesday, June 11th, 2024

Cambio della guardia alla guida di Moncalvo. Vince la lista Essere Moncalvo e Diego Musumeci è il nuovo sindaco di noi moncalvesi.

Non nascondo la mia soddisfazione per questa vittoria. Ho sempre pensato che Diego fosse una delle persone più capaci ad interpretare il necessario rinnovamento che la nostra città attende da anni.

Mi ripeto e chiedo scusa ai miei 5 lettori moncalvesi. Un lungo cammino ci attende e sarà necessario ripartire dall’essere comunità, dal lavorare insieme perché nessuno (passatemi il termine) si salva da solo.

O davvero adesso Moncalvo risorge come comunità tutti insieme, oppure ci perderemo, una polemica dopo l’altra, ripicca dopo ripicca, fino alla nostra scomparsa come paese.

Le persone buone (si lo so che è termine desueto ma è adatto) come Diego sono capaci di essere guida, sostegno, esempio, su questa difficile strada.

Buon cammino Diego, e buon cammino a tutti noi moncalvesi.

Non è un paese per giovani 2

Friday, March 29th, 2024

Che il nostro paese non sia un paese per giovani è ormai appurato.

Uno però spera che nella città in cui vive, e dove, apparentemente, ci sono tutte le possibilità, per fare meglio, le cose possano essere diverse.

Invece anche in questo caso Moncalvo si adegua, china la testa, e con grande disinteresse della cittadinanza, si uniforma allo standard nazionale.

Che una cara amica, per anni punto di riferimento dell’animazione dei giovani e dell’oratorio di Moncalvo, una persona veramente splendida, illuminata e lungimirante, rassegni le dimissioni e abbandoni (per scoramento e mancanza di sostegno) questo suo impegno, è segno definitivo ed inequivocabile del fallimento totale della nostra comunità.

Un fallimento che viene da lontano (sia chiaro), ma che negli ultimi anni è stato accellerato e reso inesorabile da scelte scellerate compiute sopra la testa delle persone, senza una minima parvenza di confronto e dialogo.

Una debacle totale, opera certamente della Chiesa ma anche della società civile moncalvese.

Ma a noi moncalvesi questo non interessa, se è vero, come è vero che la notizia di queste dimissioni, non ha suscitato nessuna reazione nella nostra comunità. E anche il solito sito gossipparo di Sei di Moncalvo se ben si guarda di pubblicare qualcosa di diverso dai soliti post.

Ma i moncalvesi sono così, fanno a gara a guardare (o pubblicare) l’ultimo reel su IG dell’attuale lista di maggioranza (che si ricandida e che sulla carta avrebbe fatto la rivoluzione giovane) senza preoccuparsi minimamente che quest’estate rischiano di non saper dove mandare i bambini e i ragazzi; dal momento che l’Oratorio di Moncalvo sembra scomparso.

No, Moncalvo non è una città per giovani.

Moncalvo: i social e la politica atto secondo

Sunday, March 3rd, 2024

Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.

Noi moncalvesi non impariamo mai. L’avevo già scritto 3 anni fa: continuare ad usare un social (in particolare un gruppo) per continue polemiche politiche di basso livello, è un castigo che non ci meritiamo.

Consiglio (probabilmente non richiesto ma chissenefrega): suggerisco ai responsabili delle due formazioni che si candideranno a breve per le elezioni comunali, di tenere a bada i rispettivi fanboy e leoni da tastiera. Tre mesi di post polemici sui social, oltre a definire il nostro basso livello di cultura digitale, è davvero una croce che Moncalvo e i moncalvesi non si meritano.

Come ho già scritto dovremmo tornare ad essere comunità, e non bande in perenne lotta.

Moncalvo 2024 tornare ad essere Comunità

Sunday, February 11th, 2024
moncalvo

Quest’anno a Moncalvo è tempo di elezioni amministrative. Sottotraccia sia l’attuale maggioranza, sia gli esponenti della minoranza, sono al lavoro per presentarsi all’appuntamento. In paese inizia a trapelare quell’eccitazione più da tifosi che da cittadini; atteggiamento che purtroppo ha caratterizzato gli ultimi anni della politica moncalvese.

Siamo divisi, pesantemente divisi, drammaticamente divisi. E questa divisione non è limitata ad una normale divergenza di opinioni (che potrebbe anche starci). E’ profonda, intacca il nostro senso di essere comunità. La comunità non sono tutte le persone del mio paese; è stata distorta nell’insieme delle persone che la pensano come me, nei miei amici, nelle persone che seguo o che mi seguono. Una sorta di social network al contrario, dove l’idea (buona) che è alla base della rete internet (la condivisione, lo scambio, la conoscenza diffusa), si manifesta nel suo opposto.

Avete presente la famosa frase detta durante la pandemia? “Ne usciremo migliori”. Ebbene se nel mondo questo auspicio non si è realizzato (ed è sotto gli occhi di tutti), nemmeno a Moncalvo, checché altri lo pensino, siamo migliori. Qualche esempio?

I giovani usati solo come camerieri; mai protagonisti di qualcosa pensato e progettato da loro. Abbandonati a loro stessi, qualcuno si preoccupa che si sentano parte di una comunità? Li ascolta? Si appassiona ai loro sogni? Gli permette di provare, sperimentare, anche sbagliare?

La stessa opportunità della posa della NGN (next generation network) è stata vissuta più come una seccatura dei tempi che come un’opportunità da cogliere per superare (finalmente) il nostro digital divide culturale. A questo proposito, se pensiamo che la pagina internet più frequentata di Moncalvo è probabilmente quella del gruppo facebook “Sei di Moncalvo se“, ci si rende conto della pochezza della cultura digitale che abbiamo. Non voglio assolutamente sminuire il lavoro di chi ha pensato e continua ad occuparsene; ma se all’inizio avevo accolto con favore “Sei di Moncalvo se”; adesso ne scorgo i limiti e l’incapacità di pensare altro che non sia chiacchiericcio, polemiche, notizie di riporto e pubblicità.

Il grande dono della famiglia Piacenza abbandonato a sé stesso dalla nostra incapacità di pensare come comunità. Eppure io mi ricordo quando qualcuno favoleggiava. Poi si è passati alle ripicche, per finire adesso in un lento oblio. Un’occasione sprecata che grida ancora vendetta per le nostre incapacità.

Metto subito le mani avanti e manifesto il mio pensiero prima “delle varie discese in campo”. Qui è necessario, per chiunque si metta in gioco alle prossime elezioni, capire che davvero o risorgiamo, adesso, tutti insieme, come comunità o è finita. Senza uno sforzo comune di idee e impegno, io non credo che Moncalvo sopravviverà. Ormai è anni che siamo sotto la sogli critica dei 3000 abitanti e continuiamo a scendere; non abbiamo più “grosse” realtà produttive nel nostro territorio (Fassa è un’eccezione), i commercianti sono anni che si lamentano che fanno fatica, le aziende agricole non sono valorizzate e i giovani disdegnano la campagna. Fatemi qualche esempio di giovani moncalvesi che abbiano avviato una nuova attività in paese, o che siano rimasti qui, o che si sono trasferiti qui.

Certo, valorizziamo la cultura, abbiamo recuperato parte dei vecchi camminamenti del castello, abbiamo il museo, il teatro, le chiese, i quadri. Tutto bellissimo, ma io credo che in qualche modo questa sia cultura di nicchia, slegata dalla vita dei moncalvesi e li lascia come l’acqua che scorre sul marmo: non intacca la loro vita. E una cultura che non incide sulla società civile è semplicemente una cultura autoreferenziale che non serve a nulla.

Voi direte: però abbiamo il turismo, le fiere, quest’anno è stato un grande anno da questo punto di vista. Ma quanti di voi, seriamente, pensano che Moncalvo possa solo vivere di turismo? La cifra del nostro essere comunità è il turismo? Seriamente? Ditemi quale iniziativa turistica innovativa c’è stata in questi ultimi 10 anni. Qualcosa di veramente nuovo, messo in campo da un moncalvese. A me non viene in mente nulla.

Penso che davvero siamo all’anno zero. Il futuro dipenderà da quanto riusciremo ad essere comunità. Dalla capacità di affrontare insieme le sfide che ci attendono.

Mi auguro che questa idea sia alla base di quanti si vorranno impegnare nella vita politica della nostra città.

Cadute di stile

Monday, June 26th, 2023

Capisco che ormai è stato sdoganato tutto e che la storia sia trascurata o peggio rivista. Però a mio modestissimo avviso ci sono dei limiti che non andrebbero oltrepassati.

Un paese ci vuole … ma senza esagerare

Saturday, March 4th, 2023
moncalvo da villa foa

La famosa frase di Cesare Pavese scritta in La luna e i falò: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via…” mi offre lo spunto per una riflessione.

Qualche giorno addietro, su una famosa pagina FB moncalvese (di cui ne scorgo sempre più chiaramente i limiti) è ricomparso un post nostalgico su quanto era bella Moncalvo, quanti negozi c’erano, come è cambiata (sottointeso in peggio) e così via.

Ovviamente il post ha nuovamente scatenato decine di commenti a tono, leggendo i quali ho scoperto che si sta provando a scrivere un libro sulla storia dei negozi di Moncalvo.

Iniziativa che rispetto, ci mancherebbe, ma che trovo nostalgica e inutile.

Nostalgica perché idealizza un passato che non potrà tornare e dal quale non si vuole imparare per guardare al futuro. E inutile perché non serve a promuovere una vera cultura commerciale e d’impresa della quale siamo carenti.

Questa cosa del continuare a guardarsi l’ombelico (Moncalvo, la storia di Moncalvo, i negozi di Moncalvo eccetera) senza alzare lo sguardo oltre le nostre colline è il segno della nostra decadenza. Della nostra incapacità di affrontare la realtà e il mondo.

Siamo sempre più poveri culturalmente e incapaci di affrontare le sfide che sono davanti a noi e per questo idealizziamo un passato guardandolo con nostalgia, ma senza impararne la lezione.

Aveva ragione Pavese: un paese ci vuole, ma per andare via. Per non rimanere intrappolato da una cultura chiusa, autoreferenziale, che non alza lo sguardo oltre le colline. Un paese ci vuole per darci la spinta iniziale, per avere una pista di lancio per la vita e per il futuro.

Moncalvo (e i moncalvesi) riusciranno finalmente ad alzare lo sguardo oltre la propria collina?

Fiera del Tartufo 2022: cosa cambiare

Monday, October 31st, 2022

Riprendendo e parafrasando una vecchia battuta che circola online, “e anche quest’anno la Fiera del Tartufo ce la siamo levata dai coglioni”.

Ecco, non so voi come avete vissuto questa 68° edizione; a me è sembrato che ormai questo format mostri palesemente la corda; come mi ha confermato un caro amico.

Certo i numeri sono stati impressionanti; aspettiamo i dati ufficiali, ma certamente l’afflusso di turisti e visitatori durante i due week end della fiera è stato veramente grande.

Però penso che i numeri non siano tutto e come avevo cercato di dire lo scorso anno in questo post, una qualche forma di rinnovamento è sempre più urgente.

Non starò a citare nuovamente la gestione “allegra e inconcludente” della presenza in rete della Fiera. Non serve a nulla avere sito web e profili social Instagram e Facebook se non sono costantemente seguiti e aggiornati e non raccontano l’evento.

Girando per la fiera invece ho avuto la fortuna di ascoltare storie che davvero meriterebbero di essere raccontate durante l’evento; perché il territorio non sono solo le colline. Il territorio lo fanno le persone con le loro vite e le loro scelte, ed un evento che si vanta (a livello nazionale) di raccontare il territorio del Monferrato non lo può farlo solo fornendo stand e intervistando in maniera pelosa il politico di turno.

Penso alle storie dell’Azienda Agricola Olivetta con la sua sperimentazione dei vini bianchi e rossi, oppure dell’Azienda Agricola Garino con i suoi vini biologici (e le donne protagoniste), o ancora dell’Azienda La Collina degli Ameri e la loro passione per la Bagnacauda.

Ma alla fiera ci sono decine di altre storie, tutte da raccontare, tutte da valorizzare. E sarebbe il caso che già adesso, i responsabili della fiera, iniziassero a pensare come farlo.

Cambiare non è segno di paura, anzi, è la capacità di adattarsi al cambiamento, sapendo trasmettere (uso una parola grossa) valori che non mutano, ma che vanno adeguati ai tempi. Penso, forse non a caso, a due grandissimi uomini di cultura del nostro territorio e precisamente a Cesare Pavese e Nuto Revelli.

Dobbiamo cambiare, non fosse altro per la storia della nostra Fiera del tartufo e per le persone che l’hanno fatta diventare così importante. Lo dobbiamo anche a loro.

Moncalvo nella sua bolla

Friday, May 27th, 2022
moncalvo
Piazza Garibaldi, il “salotto” di Moncalvo

In questi giorni si è scatenata una polemica su una nota pagina Facebook moncalvese. Non starò a disquisire sul merito, anche perché i relativi post sono stati rimossi non so se dall’amministratore della pagina o da chi li ha scritti.

Resta però l’amarezza dell’ennesima conferma sulla nostra incapacità di concepire la rete come qualcosa di diverso dall’estensione del nostro ego; andando al di là del chiacchericcio e delle polemiche da bar.

L’avevo già scritto in tempi non sospetti dell’involuzione dei moncalvesi riguardo la cultura digitale e l’utilizzo di internet, in particolare i social. Ma quel che è peggio (credo) è la nostra incapacità di pensare, di riflettere sul passato per poi guardare al futuro.

A volte davvero mi sembra che Moncalvo e i moncalvesi vivano in una bolla separata dal resto del mondo; incapaci di guardare oltre l’orizzonte delle nostre colline, idealizzando un passato che credono di conosce ma che in realtà ignorano completamente; e quelle rare volte che capita di trovare persone che hanno conoscenza del passato, lo fraintendono e sono incapaci di trarne lezioni per attualizzarne gli insegnamenti.

Siamo diventati non una comunità, ma un aggregato, un insieme di gruppi autoreferenziali che stanno insieme solo per forza centripeta. Se cessasse questa forza, ci disgregheremmo senza colpo ferire.

A volte penso all’amico Mauro Anselmo e a quel gruppo di ragazzi che negli anni 70 ebbero il coraggio (e la caparbietà) di fondare un giornale a Moncalvo. Certamente il contesto di allora era profondamente diverso da quello attuale, ma non credo che l’idea di allora: sprovincializzare Moncalvo, farlo partecipe della realtà che lo circonda; sia da buttare, anzi secondo me è quanto mai necessaria.

l'eco moncalvese
una pagina dello storico giornale L’Eco Moncalvese

Certamente le modalità non potranno essere le stesse, perché il passato non ritorna e nella vita il tasto “rewind” non c’è mai. Questo non significa però che non sia possibile provare a mettere in pratiche quelle idee con nuovi strumenti adeguati alla realtà odierna.

Una MoncalvoLab ci servirebbe; sulla falsariga dell’associazione Lab121. Eccome se ci servirebbe.

Il benaltrismo sulla fibra a Moncalvo

Sunday, February 27th, 2022

via facebook

Poi le stesse persone magari si lamentano della scarsa connessione e del digital divide di Moncalvo.

Certo che se si pensa di usare la rete solo per fare questi post su FB, probabilmente basta una vecchia connessione a 56Kb.

VisitMoncalvo: nella mia fine il mio principio

Wednesday, November 24th, 2021

Io mi ricordo di quando venivano sbandierate le meravigliose sorti e progressive del nuovo portale del turismo di Moncalvo.

Mi ricordo della sicurezza di improvvisati guru della comunicazione online quando quel portale fu abbandonato a se stesso e si fece un secondo portale dal nome ancora più “eloquente”.

Ebbene, sono stato facile profeta in tutte e due le occasione; perché questo è ad oggi il risultato:

una delle pagine del sito https://visitmoncalvo.it/
la pagina “eventi e fiere” del sito https://visitmoncalvo.it/

E non mi si venga a dire che sono due “piccoli errori”. Il sito è tale e quale da quando è nato. Nessun aggiornamento, nessun contenuto. Niente di niente.

VisitMoncalvo è espressione della nostra incultura digitale, della nostra improvvisazione spacciata per capacità, della nostra supponenza di saper padroneggiare la rivoluzione digitale perché sappiamo usare due righe di codice.

Un sito internet così non serve a nulla. Chiudiamolo.