Archive for the ‘giovani’ Category

Quadrirotti

Sunday, February 7th, 2021

Nel monotono panorama culturale moncalvese ecco che si affaccia il gruppo dei Quadrirotti. E questa notizia non può che rallegrarci perché smuove (finalmente) un ambiente culturale un poco ingessato. A maggior ragione se questa novità è portata avanti da un gruppo di ragazzi che tutti noi abbiamo visto crescere.

I Quadrirotti sono: Davide, Alberto, Marco, Enrico. Un gruppo di ragazzi moncalvesi che fa musica perché gli piace, come recita il loro profilo IG.

Guardate questo videoclip che hanno realizzato per lanciare il loro primo brano “Palloncini in un temporale”

Io non sono nessuno, né a Moncalvo, né in rete, né altrove. Però sogno per questi ragazzi la realizzazione dei loro desideri. La possibilità di esprimersi con l’arte (musica e immagini) che hanno dimostrato di saper usare con bravura e talento.

Mi piacerebbe che Moncalvo li valorizzasse come meritano (e non come purtroppo e accaduto per altri). Così come sogno un posto per i ragazzi di Moncalvo. Un posto loro, dove possano sperimentare i loro talenti, le loro capacità e confrontarsi, parlarsi, passare tempo insieme.

Continuo a sognare la Moncalvo Lab perché nonostante tutto su alcune cose (e sui giovani) rimango un inguaribile sognatore.

Seguite il loro profilo e scaricate la loro canzone, non perché sono di Moncalvo, non perché magari li conoscete; fatelo perché la loro musica emoziona, le loro parole vanno dritte al cuore, i loro sogni e le loro speranze sono anche i nostri (anche se magari abbiamo smesso di crederci).

Grazie Quadrirotti e un caro abbraccio

La parrocchia di Moncalvo è smart

Sunday, December 20th, 2020

Gli amici Alessandro Anselmo de Il Monferrato e Giuseppe Prosio di La Stampa sono stati così gentili da scrivere un articolo sul progetto di “Parrocchia Smart ” fortemente voluto e portato avanti dal parroco Don Giorgio Bertola, dai catechisti e dai ragazzi dell’oratorio della Parrocchia di Moncalvo. I veri protagonisti sono loro e anche il merito è giusto che venga riconosciuto.

Insomma: date un occhiata al sito della Parrocchia di Moncalvo (non tanto per me), ma per i ragazzi che se lo meritano.

Natale 20&20 il nuovo podcast dell’Oratorio di Moncalvo

Saturday, November 28th, 2020

Gli amici e i ragazzi dell’Oratorio di Moncalvo sono stati così pazzi da chiedere al sottoscritto la consulenza tecnica per il loro nuovo podcast.

Hanno spinto la loro “pazzia” a chiedere anche un mio contributo alla prima puntata. E nonostante la mia pessima voce, il podcast è venuto bene grazie al contributo dei ragazzi.

Come al solito una grande parte del merito è dell’amica Stefania, che se non ci fosse Moncalvo sarebbe davvero più triste e povera.

Ritorno alla T.T. tra passato e futuro

Sunday, June 21st, 2020

Cari amici moncalvesi,

oggi c’è stata una sorta di inaugurazione del nuovo oratorio; o meglio il ritorno ufficiale dell’oratorio nei vecchi locali della ex fabbrica T.T.

Ad un mese di distanza è stato possibile, grazie all’immenso lavoro di Don Giorgio e dei danti volontari, entrare nel vecchio oratorio nuovamente sistemato ed agibile, ed è stato un po’ come tornare ragazzi.

Tutti noi moncalvesi, siamo entrati in quei cortili, in quelle stanze, ed abbiamo aperto i cassetti dei ricordi più belli, dell’innocenza, della spensieratezza. E ci siamo commossi. Ho visto non pochi occhi lucidi sopra le mascherine; occhi persi nei ricordi.

Ma io credo che non si possa vivere di ricordi e purtroppo Moncalvo ha questo limite: vive troppo nel ricordo di un passato che non tornerà più, che non può tornare per una semplice ragione: perché non abbiamo imparato, non abbiamo saputo partire dal passato per immaginare un futuro.

Quante occasioni abbiamo sprecato. Quante ricchezze abbiamo dilapidato. Ma adesso abbiamo l’opportunità della vita. L’occasione per dimostrare che noi un futuro per Moncalvo sappiamo immaginarlo, partendo proprio dai giovani. Partendo dalle loro idee, dalla loro voglia di futuro, dalla loro capacità di immaginare che le cose possono essere diverse da come sono.

Non è però pensabile che una sola parte di Moncalvo possa farsi carico di portare avanti questo progetto. Qui davvero o risorgiamo tutti insieme come comunità, o cederemo un centimetro alla volta, un’idea dopo l’altra e per Moncalvo sarà una sconfitta così grande che difficilmente ci rialzeremo.

In questo inverno dei nostri cuori, di fronte alle sfide che ci aspettano dopo questi mesi di lockdown non dobbiamo rifugiarci in un passato idealizzato e consolante. Ma partendo dal passato, immaginare e progettare un futuro tutti insieme, finalmente come comunità e non come insieme di individui.

Nel 1943, in quei mesi disperati, un parroco lungimirante di nome Don Bolla e un imprenditore illuminato di nome Gino Piacenza, seppero immaginare per Moncalvo e per il Monferrato un futuro diverso. Con uno sguardo che travalicava lo spazio e il tempo costruirono una fabbrica là dove si progettava una caserma, evitando possibili bombardamenti, e facendo lavorare (e studiare) le donne, le mamme, le spose, permisero a centinaia di famiglie di vivere, non disperdersi, non emigrare, ma rimane qui, sul territorio; gettando le basi per quella ricostruzione che ha permesso a Moncalvo di essere quel che è: un punto di riferimento del territorio.

Adesso è il momento di riprendere quello slancio, quella visione profetica. Adesso è il momento di non avere paura. Ognuno deve fare la sua parte. C’è bisogno di tutti, da chi può lavorare con le braccia a chi invece può magari solo scrivere, pensare, portare idee.

Cari amici moncalvesi il futuro è adesso e dipende anche da noi. Io ci sarò e voi?

Le maestre di Adele

Sunday, June 7th, 2020

Questo periodo di lockdown è stato certamente duro per tutti e ci ha profondamente colpiti, lasciandoci cicatrici che non dimenticheremo. Ci ha cambiati? Forse si, forse no. Ancora non riesco a darmi una risposta definitiva.

Certamente ha colpito in modo violento e drammatico un settore della nostra società tra i più importanti: la scuola. Per gli insegnanti e i ragazzi è stata una vera e propria rivoluzione e comunque la pensiate è stata una svolta, un cambio di passo imposto più con la forza delle circostanze che con la scelta degli insegnanti.

Non voglio certamente negare che in Italia ci siano stati insegnanti che durante questo periodo sono “scomparsi” e/o si sono limitati alla solita routine magari utilizzando la DAD solo per l’assegnazione dei compiti. Credo però che la maggioranza del corpo docente della scuola, pur consapevoli dei propri limiti nella DAD, si sia gettato anima e corpo in questo impegno verso di nostri ragazzi nel farli comunque sentire a scuola.

Certo ci sono state aree di eccellenze, altre meno. Ed occorrerà riflettere bene sulle conseguenze di esclusione che la DAD implica verso i soggetti più deboli e verso le famiglie con un digital divide culturale più marcato. La vera sfida che la scuola si troverà ad affrontare nel futuro sarà proprio questa. Infatti non credo che si potrà tornare indietro. E’ pertanto necessario trovare soluzioni che limitino i danni che un uso massiccio della DAD necessariamente porta con se.

Qui a Moncalvo, nella classe V elementare frequentata da Adele abbiamo avuto la fortuna di incontrare maestre straordinarie; che da subito si sono messe in gioco loro per prime con la DAD e poi insieme ai genitori e ai bambini hanno saputo attraversare questo periodo di lockdown senza mai scoraggiarsi, senza mai abbandonare al loro destino i bambini.

Videolezioni, compiti, verifiche, videochiamate di classe; tutto per non far pesare il dolore della quarantena ai bambini: per non farli sentire abbandonati da loro e dai compagni. Per non parlare della collaborazione costante, del dialogo sempre aperto e costruttivo con i genitori,

Un impegno nel quale le maestre della classe V elementare di Moncalvo non si sono risparmiate; giornate, serate, sabati e domeniche. E questo loro impegno generoso e totale a me ha ricordato (ancora una volta) il discorso di Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica”; perchè appena dopo la chiusura delle scuole me le sono immaginate così: “o adesso noi risorgiamo come classe, come scuola, oppure cederemo, un centimetro alla volta, una materia dopo l’altra, fino alla sconfitta. “

Queste maestre hanno saputo risalire le pareti dell’inferno di questo lockdown un centimetro alla volta, portandosi dietro i nostri ragazzi. E adesso che siamo alla fine e siamo alla somma, questi centimetri hanno fatto la differenza: avete vinto!

Grazie Cristina, Gabriella, Simona, Stefania, Valeria. Grazie di cuore di aver fatto parte della nostra vita, della vita dei nostri bambini. E’ stato un onore per noi questo cammino insieme.

Perchè come ha citato giustamente Adele: nessun bambino è perduto se ha un insegnante che crede in lui.

Il primo podcast dell’Oratorio di Moncalvo

Wednesday, June 3rd, 2020

L’amica Stefania insieme ai ragazzi della V elementare dell’Oratorio di Moncalvo hanno avuto una brillante idea. Siccome a causa del lockdown non si sono più rivisti e hanno dovuto rinunciare al loro incontro settimanale; si sono domandati come tenere insieme il gruppo e continuare gli incontri. Ecco allora nascere l’idea del podcast.

In pratica dal 5 aprile (domenica delle palme) al 31 maggio (domenica di pentecoste) i ragazzi hanno raccontato, a modo loro, il cammino di Pasqua.

Sono venuti fuori nove episodi bellissimi e pieni di riflessioni meritevoli di essere ascoltati.

Pensiero e azione

Saturday, February 3rd, 2018

Credo che oggi sia stata una delle giornate più nere di questo disgraziato paese. Le parole non sono senza conseguenze e temo che pagheremo a caro prezzo chi pronuncia parole di odio e divisione.

Nessuno può pensare che le proprie azioni non derivino direttamente dalle proprie parole, dai propri pensieri. Pensare bene, parlare bene significa anche agire bene e per il bene degli altri.

Nel mio piccolissimo, cerco sempre di far capire ai ragazzi, che le loro emozioni belle, i loro pensieri positivi devono trovare un modo di essere messi in pratica. La bellezza e il bene hanno bisogno di manifestarsi in gesti concreti. Solo così si cresce come persone.

E le diversità sono ricchezza, stimoli per non chiuderci in noi stessi pensando di essere arrivati a comprendere tutto.

Riconoscere nell’altro un fratello è un atto che dà la cifra della nostra umanità.

The ATP Band

Sunday, December 17th, 2017

Oggi c’è stato il classico appuntamento con lo spettacolo di Natale organizzato dai ragazzi dell’oratorio di Moncalvo.
La sede era prestigiosa: il Teatro Comunale di Moncalvo.
Grande affluenza di pubblico e bella atmosfera natalizia con finale di ciccolata calda e panettone.

Non voglio però dilungarmi sullo spettacolo, sempre bello e pieno di spunti di riflessione sul significato del Natale. Né scrivere ulteriori elogi agli organizzatori, ai ragazzi, al coro e a tutti quanti hanno reso possibile lo spettacolo. Tutto questo è già stato detto e scritto e in qualche modo è “scontato”.

Voglio invece spendere due parole sul pre-spettacolo, ossia l’esibizione della band degli ATP.
Gli ATP sono una band rock di quattro scatenati ragazzi dell’oratorio e precisamente: Alby alla batteria, Picci e Giacomo alle chitarre e voce e  Andrea alle tastiere.
La loro esibizione prima dello spettacolo è stato il loro primo vero debutto su un palco importante. Emozionati il giusto, ma desiderosi di far vedere quanto valgono.
Pronti via e sono stati suonati tre pezzi rock che hanno scatenato i ragazzi, il pubblico, gli amici fans, e il retro palco.

E’ stato bello vedere ragazzi che suonano. Non mi capitava da anni. Per un attimo mi è sembrato di tornare indietro nel tempo agli albori dell’oratorio con Pino, Erika e tutto il vecchio gruppo di ragazzi. Nostalgia dei migliori (forse) anni della mia vita. La meglio gioventù.
Ma lasciamo da parte i ricordi, che sono sempre pericolosi, guardiamo al presente e magari al futuro.

Ragazzi gli ATP sono proprio bravi! Ci mettono il cuore, l’impegno, l’entusiasmo e, io credo, i loro sogni.
Ecco uno dei compiti di un buon animatore (e dell’oratorio), far sognare i ragazzi ed aiutarli a realizzare i loro sogni, che non devono morire all’alba come invece pensano gli adulti che sono morti dentro.

Gli ATP (Alby, Picci, Giacomo, Andrea) forse non saranno mai una vera e propria band e tra qualche anno si scioglieranno e faranno altro, ma porteranno sempre nel loro cuore quello che adesso stanno vivendo insieme e che ora è la loro gioia.
Il viaggio è il premio diceva Steve Jobs. Noi possiamo solo accompagnarli per un piccolo tratto di strada e poi fermarci e augurare loro buon viaggio.

Grazie ATP, continuate a suonare e a sognare, vi ascolteremo sempre con piacere e forse ascoltandovi impareremo quanto voi ragazzi valete, quanto sia bello sognare e impegnarsi per realizzare i propri sogni.

I have a dream è stato detto. Io tra i tanti sogni che ho, mi piacerebbe assistere ad un concerto degli ATP. Quando è la data?

Consolazione

Saturday, November 18th, 2017

Un buon animatore non cerca consolazione. E io non cerco consolazione.

Nostalgia canaglia

Sunday, November 12th, 2017

Come sanno i miei cinque (affezionati?) lettori, con Katia siamo tornati a dare un piccolo contributo all’Oratorio di Moncalvo, cercando di fare un cammino di gruppo con i ragazzi di 13-14 anni.

Il gruppo, in ricordo dei vecchi tempi, lo abbiamo chiamato “gruppo giovani” e il fatto che questo nome sia già stato usato (ed abusato) ai miei occhi non ne diminuisce affatto il valore. Fino ad oggi non è che abbiamo fatto chissà che cosa; ci siamo incontrati, abbiamo cercato di conoscerci meglio; alcuni incontri sono andati bene, altri così così, come credo sia normale. Insomma, stiamo camminando insieme, e per me questo è già il premio.

Sabato scorso ho pensato di incentrare l’incontro sul tema dell’amicizia, consapevole che questo argomento è fondamentale sia nella vita dei ragazzi che in un cammino di gruppo. Ho recuperato un “vecchio gioco di Klaus Vopel”, un leggerissimo adattamento nello svolgimento e pronti via, ne è venuto fuori l’incontro più bello fatto fino ad ora. I ragazzi entusiasti e mai visti così coinvolti e attenti alle loro emozioni, ai loro pensieri.

Io stesso non mi ricordavo più bene come fosse bello fare gruppo. Come fosse potente, formativa, coinvolgente, l’esperienza di gruppo insieme ai ragazzi. E proprio sabato, a tradimento, mi hanno ripreso i ricordi del nostro (mio e di Katia) gruppo. Che nostalgia della sensibilità di S., dell’intelligenza di L., di A., di M., di A., e via via tutti gli altri. Ho ripensato al cammino fatto insieme, a quanto abbiamo costruito, a quanto abbiamo appreso. Alle vittorie e alle sconfitte. A quello che siamo stati capaci di fare e al cammino che non siamo stati capaci di continuare per varie ragioni.

Sono sempre stato una persona che guarda al futuro, che ha sempre pensato che un gruppo nasce, cresce, ed è destinato a morire, perché è giusto che ogni persona faccia le proprie scelte e segua la propria strada. Per me un gruppo non è mai per sempre. Però sabato mi sono guardato indietro e la nostalgia è stata fortissima.

E temo questa nostalgia. Mi spaventa. Non deve influenzare minimamente le mie scelte, i miei pensieri, il mio cammino attuale. Come diceva Simone Weil, bisogna tagliare senza misericordia tutto quanto è illusione nel nostro rapporto con gli altri. A maggior ragione nell’animazione. E nell’amicizia si nutrono le speranze l’uno dell’altro e si rispettano i sogni l’uno dell’altro.