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Servirebbe una visione

Thursday, January 14th, 2021

Un 2021 che sembra solo un 2020 sotto un altro nome.

E’ questa la mia impressione per queste prime due settimane di nuovo anno. Abbiamo iniziato pieni di speranza e fiduciosi, ma giĂ  da subito questo 2021 si è rivelato non meno “ostico” e “sorprendente” del predecessore.

Una battuta che circola molto in rete è che se ci si mettesse nei panni del 2021 si avrebbe l’ansia da prestazioni.

Questo può spiegare, in parte, il nostro desiderio di vedere subito dei cambiamenti, dei risultati, come una persona che vede sorgere il sole secondo dopo secondo.

Questo è comprensibile, ma sappiamo bene quanto il cambiamento sia lavoro lungo, fatto giorno dopo giorno. Composto da piccole cose (apparentemente) i cui risultati si apprezzano nel tempo e mai sono immediati.

Tutto questo però ha la premessa della visione; che non significa solo immaginare come potrà essere il futuro domani. Significa alzarsi e proiettare lo sguardo sul futuro (che non è domani o le prossime scadenze imminenti) e comprenderne il significato. Progettare oggi il domani per farci trovare pronti e non subire passivamente.

Progettare il futuro è governarlo senza timore del cambiamento. E’ investire oggi risorse (umane ed economiche) per i prossimi 10 anni, quando si avranno risultati. E’ credere nelle persone e nel territorio.

Serve una visione, servono visionari.

Un diario di bordo per il 2021

Saturday, December 26th, 2020

Il Natale 2020 ha portato in dono un bellissimo regalo per una giovane che si affaccia alla vita. E’ un regalo apparentemente fuori tempo quello di un pennino, un diario, una serie di boccette di inchiostro colorato.

Perché un genitore, che per di più ha un blog, approva un regalo come questo? Apparentemente sembra un regalo inutile in questa nostra era dominata dalla tecnologia, dalla presenza online, dai selfie, dal pubblicarsi costantemente.

Ma sui nostri profili social, in rete, pubblichiamo veramente quello che siamo o solo quello che gli altri si aspettano di vedere? Siamo originali o semplici fotocopie? Lasciamo parlare veramente i nostri pensieri, il nostro cuore, o ci limitiamo al piĂą facile copia-incolla?

Credo non ci sia nulla di più emozionante che scrivere un diario; il proprio diario di bordo. Senza nessuna pretesa se non quella di mettere nero su bianco le proprie emozioni e il proprio affacciarsi alla vita. Raccontare e raccontarsi scrivendo non è solo crescita personale, è un poco come andare in montagna: si sale fisicamente ma si scende spiritualmente nelle profondità del nostro animo, dei nostri pensieri.

Così è per la scrittura: la pagina bianca è qualcosa che ci spaventa e terrorizza con la sua immensità rinchiusa in un A4. Poi incominciamo a scrivere, e man mano saliamo questa paura, iniziando a riempire di parole quello spazio bianco. Ma al contempo scendiamo dentro noi stessi; scaviamo nelle nostre emozioni, sentimenti, pensieri per fissarli in parole. All’inizio abbiamo paura ad immergerci completamente dentro quel mare che è la nostra intimità; come un giovane pescatore di spugne ancora timoroso di restare immerso a lungo sott’acqua. Poi pian piano si prende confidenza e ci si tuffa sempre più in profondità e sempre più a lungo per tirar fuori perle preziose. Che stupiscono noi stessi per primi.

E’ stato detto che scrivere è terapeutico. Forse prima ancora che terapeutico è necessario a noi stessi. Scrivere bene è pensare bene. Iniziando da ragazzi e proseguendo per tutta la vita. Lo facciamo per noi stessi e per gli altri.

Natale 2020

Saturday, December 19th, 2020

Per questo strano Natale 2020 ho un solo desiderio: quello di avere in dono il talento di scrivere tutto quello che ho dentro. La rabbia, la frustrazione, il desiderio di mandare tutto a ramengo come si dice dalle mie parti.

Non riesco a trovare un solo motivo per festeggiare in questo periodo. Credevo di aver superato indenne tutti le conseguenze psicologiche di questo periodo; invece mi sto rendendo conto che queste mi hanno scavato dentro togliendomi sicurezza, voglia di vivere, impegnarsi, affrontare comunque la vita.

E’ vero che mi sto impegnando in alcuni progetto che mi stanno a cuore, ma è come se lo facesse un’altra persona. E’ come stessi guardando un altro che si impegna. E le piccole soddisfazioni che si ottengono non scalfiscono il muro duro dell’indifferenza, della tristezza.

Mai come quest’anno sento la mancanza di mia mamma e mio papà e di un loro abbraccio.

Qualità della vita 2020: Provincia di Asti al 70° posto. Una riflessione

Monday, December 14th, 2020

Oggi è uscita la classifica (curata da Il Sole24ore) sulla qualità della vita 2020 nelle provincie italiane. Anche quest’anno registriamo delle pessime performance sia di Asti (70° posto), che di Alessandria (75° posto).

Le due province di riferimento per Moncalvo sono ancora arretrate rispetto alla prima indagine di 31 anni fa. Insomma dopo anni non siamo riusciti neanche ad arrivare, non dico nei primi 20, ma a metĂ  classifica.

Una sconfitta senza appello che ci condanna sia come cittadini, sia come amministratori. Una incapacitĂ  di visione, di scarsa lungimiranza, di non saper lavorare in rete e attrarre talenti e ricchezza.

Impressionanti sono alcuni dati che riguardano la provincia di Asti, in particolare quelli riguardo all’innovazione:

101° posto per enti attivi con PagoPa

95° posto per fondi europei per Agenda Digitale

95° posto per la formazione continua

90° posto per SPID erogate

61° posto per POS attivi

79° posto per imprese in rete

104° posto per startup innovative

90° posto per connessioni internet 100Mbit/s

57° posto per carte identità elettroniche

Una resa su tutta la linea, una sconfitta senza appello che ci riguarda tutti.

Ma altri dati fanno veramente riflettere, come per esempio 81° posto come spesa sociale degli enti locali; nonostante sappiamo quanto la nostra popolazione sia anziana. Oppure il 94° posto per quanto riguarda numero di palestre e 80° posto per i Fondi europei per l’attrazione culturale, naturale e turistica; nonostante ci si vanti del riconoscimento Unesco e non passi giorno senza magnificare la nostra vocazione turistica da parte di tutti i nostri amministratori.

Certo, sono consapevole che per altri indicatori siamo invece molto avanti; per esempio su tutti quelli che riguardano Ricchezza e Consumi (siamo come media al 15° posto), oppure quelli Affari e Lavoro (siamo mediamente al 37° posto). Ma tutto questo non può rallegrarci. Anzi è un’ulteriore accusa, perché segno che la ricchezza della provincia, del territorio, non è investita nella società, non serve al progresso di tutti noi. Al contrario è mero accumulo e basta, senza capacità di crescita sociale e culturale. E’ una ricchezza sterile.

Come poter invertire il trend? Come risalite la china? Io non ho nessuna ricetta facile. Il cammino è lungo e saranno necessari anni. Credo che tutti, dagli amministratori locali, agli imprenditori, ai cittadini, siano chiamati al cambiamento.

Concentriamoci sull’innovazione, sulle potenzialità del nostro Monferrato. Facciamo progetti di largo respiro, senza aver paura di collaborare e lavorare in rete. Cerchiamo e valorizziamo talenti imprenditoriali nuovi e convinciamo chi ha ricchezza ad investire su di loro creando per esempio degli incubatori di Startup ed imprese.

Facciamo pressioni, lobby, per portare vera banda larga nei nostri paesi, per “costringere” le amministrazioni locali alla digitalizzazione. Creiamo scuole e corsi per imprenditori sulle opportunità della rete e sull’e-commerce.

Promuoviamo la cultura digitale e imprenditoriale nelle scuole e favoriamo la nascita di un polo di ricerca universitario sulla nostra agricoltura/zootecnia.

Sprovincializziamo la nostra cultura, per non vivere di soli ricordi del passato, ma studiamola per capire cosa può suggerirci per il futuro.

Progettare, immaginare, liberare risorse per attuare piani di sviluppo. Tutti insieme: amministratori, imprenditori, cittadini.

Innovare per se o innovare anche per gli altri?

Saturday, December 5th, 2020

Leggo su una nota pagina facebook moncalvese di un commerciante che pubblica un video dove comunica a tutti che chiuderà il negozio perché non si sente di passare al nuovo registratore di cassa telematico.

E’ vero che pubblicare video e gestire pagine facebook non significa saper usare le nuove tecnologie e le opportunitĂ  offerte. Però a me pare una contraddizione.

E la contraddizione non è tanto nel rifiutare il nuovo registratore di cassa ma gestire una pagina facebook; il paradosso è proprio nell’incapacitĂ  di spiegare, di fare cultura dell’innovazione.

E se questo è un difetto che accomuna una grande fetta della società italiana, qui da noi, in Monferrato, è ancora più evidente. E badate che non si tratta poi tanto di una cattiva volontà di imparare da parte delle persone. Manca proprio la capacità di educare alle nuove tecnologie, alle opportunità che offrono. Qui da noi mancano gli insegnanti, le persone che spiegano come e perché innovare, quelle persone che con esempi pratici ti spiegano perché pensare in digitale è pensare il futuro; è guardare avanti senza nostalgia di un passato che non sarà più (volenti o nolenti) quello di prima.

Non serve a nulla innovare solo per se stessi, per il proprio privato. PorterĂ  all’inizio benefici di mera soddisfazione personale, che però non aiuteranno altri, non spingeranno altri a seguire quella strada.

FinchĂ© questo paese continuerĂ  a pensare analogico in pubblico, ma digitale in privato non ci sarĂ  mai innovazione. Saremo sempre come i mie colleghi d’ufficio: ingegneri informatici per quanto riguarda la gestione dei propri gingilli elettronici personali (smartphone, pc, netflix, social, foto, ecc), ma assolutamente degli incapaci nel momento in cui si tratta di usare queste competenze nel lavoro o nella vita pubblica.

Un dono lungo 13 anni

Friday, November 6th, 2020

Cara amica, oggi sono passati 13 anni dal tuo dono. Mai avrei pensato di festeggiare il nostro anniversario nel bel mezzo di una pandemia ed in lockdown.

Quando ci incontriamo nei miei sogni vedo sempre il tuo sorriso da lontano. Ti intravedo tra le nebbie e capisco che mi guardi con affetto, eppure il tuo volto mi sfugge sempre. Lo so che ti vedrò alla fine di tutto, ma non puoi immaginare il mio desiderio di vederti completamente.

Come raccontarti questo anno appena trascorso? Questi mesi con gioie e dolori, avvenimenti felici e altri tristi? Non avere paura per me e per il tuo dono. Cerco di comportarmi bene e di stare attento. Nonostante tutto.

Adesso siamo nuovamente in lockdown, bloccati nella nostra quotidianitĂ  grigia come se ci avessero tolto il futuro. Viviamo così, come sospesi in attesa di poter tornare alla nostra vita. Un po’ come quando ero in dialisi. Ma paradossalmente in quel periodo mi sentito piĂą protetto di ora. E con meno rimorsi; piĂą rassegnato.

Lo so che non approvi il mio “senso di colpa” che mi trascino dietro dal giorno del tuo dono. Non riesco ancora ad accettare completamente, a sentirmi degno, adeguato al tuo gesto d’amore.

Provo a scriverti parole su di te e sul nostro rapporto, ma più scrivo, più mi rendo conto di quanto siano inadeguate e poco adatte. Non è facile raccontare il ritorno alla vita grazie al gesto d’amore di altri. No, non è facile.

Alcune belle persone che ho conosciuto su Twitter (e sono certo che ti sarebbero piaciute) a volte mi chiamano Mau. Non gli ho mai detto che immagino sempre che anche tu mi chiami così. Un’abbreviazione piena di affetto e tenerezza.

Buon anniversario cara amica. Mille e mille tenerezze

Le pietre d’inciampo di Moncalvo

Sunday, October 11th, 2020

Ho già scritto altre volte della Comunità Ebraica Moncalvese, sia qui, sia su Twitter. Una comunità importante per la storia di Moncalvo, una risorsa preziosa, che purtroppo come altre in questo disgraziato paese, è stata sprecata. Moncalvo, paese di contemporanei, senza antenati né posteri, perché senza memoria, rischia di dimenticare. Ma alcuni, tenacemente, sono qui, tra noi, a mantenere vivo il ricordo e con esso la memoria. Se questi taceranno, grideranno le pietre è stato detto.

Questo pensavo oggi, passeggiando per la campagna moncalvese, lasciandomi guidare dai ricordi, che mi hanno portato a Villa Foa, l’abitazione dell’indimenticato Piero Norzi che è stato per anni anima e memoria dell’ultima famiglia ebraica rimasta a Moncalvo.

moncalvo da villa foa
Moncalvo vista da Villa Foa

Moncalvo vista da Villa Foa appare così, un serpentone di case amiche sul crinale della collina di fronte. E certamente dovette apparire così anche ai nonni e agli zii di Piero, certi che da quelle case non potesse arrivare il tradimento. La vigna vicino alla casa, a testimoniare il legame antico con il territorio; il viale di alberi ad ombreggiare le torride estati e rendere dolci e malinconici le giornate autunnali.

il vigneto di Villa Foa
il vigneto di Villa Foa

Troppi anni, troppi ricordi, troppe cose legavano quel paese sulla collina, all’interno del quale si ergevano ancora il ghetto e la sinagoga, alla famiglia di Piero. Impossibile che da lì arrivasse l’orrore, la morte, il tradimento.

ingresso Villa Foa
ingresso Villa Foa

Invece così è stato. Da quelle case arrivarono i nazifascisti e i nonni e gli zii di Piero vennero catturati e deportati ad Auschwitz. Non tornarono. Piero, sua sorella, i loro genitori erano riusciti a scappare prendendo un treno per Milano e poi per la Svizzera.

Anni dopo Piero con la sua famiglia ritornò a Moncalvo, unica famiglia rimasta dopo secoli di storia. Ma lui tenacemente, perseverava nel conservare la memoria, anima e motore di svariate iniziative culturali.

“Dio conservaci la memoria” è preghiera laica che tutti dovremmo recitare. Perché tutti siamo continuamente tentati dal tradimento. Perché tutti noi, chi più chi meno, ha tradito. La memoria aiuta a non tradire, a perseverare nella costanza della libertà, a rimanere sullo stretto sentiero della giustizia.

pietre d'inciampo Moncalvo
le pietre d’inciampo a Moncalvo

I figli di Piero e l’amico Diego, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale hanno fatto in modo che Moncalvo, per prima nell’astigiano, abbia le “pietre d’inciampo” a ricordo e memoria di Clelia Vitale Foa, Adua Nunes, Alberto Colombo, Amerigo Colombo, deportati ad Auschwitz. Come in vita furono privati del loro nome e della loro storia, così in morte la loro memoria durerà in eterno scolpita sulla pietra.

Se questi (se noi) taceranno, grideranno le pietre. Questo pensavo guardando Villa Foa, il vecchio cimitero ebraico, la vecchia sinagoga, le pietre d’inciampo nel Vicolo 27 Gennaio.

Questo pensavo guardando il bel video di Icews (Alice Isnardi) con scene girate proprio all’esterno di Villa Foa; un bellissimo modo per ricordare.

Noi siamo la nostra memoria,
noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti,
questo mucchio di specchi rotti.

P.S: Questo post è dedicato a Deborah Norzi. Glielo dovevo.

La donazione degli organi e l’anonimato

Monday, June 8th, 2020

Ricopio qui il tweet che ho scritto ieri sera a caldo dopo un servizio mandato in onda dal TG1 delle 20:00 del 07/06/2020 sulla donazione degli organi.

Questa sera al TG1 hanno fatto vedere un servizio sulla mamma di un ragazzo deceduto per un brutto incidente. Questa mamma ha acconsentito alla donazione degli organi del figlio, in particolare dei polmoni che sono stati trapiantati ad una persona colpita da Covid-19.
Ovviamente abbraccio fraterno alla mamma e ammirazione immensa per il dono che ha acconsentito venisse dato alla persona che lo ha ricevuto.


Come non abbracciare e baciare quella mamma? Come non amarla? Come non essere dalla sua parte? Così come non gioire per una vita che rinasce? Per una persona alla quale viene concessa una seconda occasione per puro amore? Io l’ho provato sulla mia pelle. Non passa giorno che non mi interroghi sul significato del dono ricevuto. Come non passa notte che i miei sogni non siano abitanti dalla “mia amica” come ormai ho preso a chiamare il mio donatore.

Non pensiate che chi riceve un organo e ritorna alla vita non si interroghi sulla sua identità che non può non riconoscere che non coincide più con la sua vecchia; avendo ricevuto una nuova “iniezione di vita” in modo gratuito e questa presenza popola la nostra vita, le nostre notti; ci guida nelle scelte, è parte di noi ormai.

Detto questo, come non trovare inappropriato il servizio? Ricordo che la legge 91/1999 che disciplina la donazione e il trapiantato d’organo garantisce l’anonimato anzi è un obbligo di legge. Tant’è che si è pronunciato su questo anche il Comitato Nazionale di Bioetica che nel parere del 27/09/2018 ha ribadito che l’anonimato deve essere garantito nella fase iniziale e successiva al trapianto e solo dopo che sia trascorso un congruo tempo, previa espressa volontà sia della famiglia del donatore sia del ricevente si può superare (eventualmente) l’anonimato. Inoltre sempre il CNB auspica che eventuali rapporti tra famiglia del donatore e il ricevente siano gestiti da enti terzi possibilmente del S.S.N.
Ecco, a mio modesto parere il servizio del TG1 è andato oltre.

Sarebbe auspicabile rispettare le indicazioni del CNB e comunque lasciare che queste scelte siano discusse nelle sedi appropriate e non forzando le cose in un modo o nell’altro.
Vogliamo parlare di donazione di organi? Invitiamo chi può parlare e testimoniare per esperienza personale: intervistiamo i trapiantati, intervistiamo le associazioni come Aido che da anni si impegnano tutti i giorni per la diffusione di una vera ed autentica cultura della donazione e del dono.
Facciamo pubblicità, informazione sul consenso informato, sulle attività di promozione della donazione e lasciamo fuori (almeno in questo campo) gli scoop o i servizi strappalacrime e consensi facili. Non servono a nulla e non cambiano la realtà intorno a noi; perché di storie come Nicholas Green non sempre ce ne sono.

Siti web e facili ironie

Monday, June 1st, 2020

E’ partita da qualche giorno, e giĂ  fa discutere, la nuova iniziativa del Comune di Moncalvo e della Pro Loco per promuovere in rete il turismo, il territorio moncalvese, le sue tradizioni e la sua cultura.

La promozione avviene tramite una pagina facebook collegata alla Pro Loco e il sito di riferimento non è quello di Moncalvomonferrato, come ironicamente fa notare il giornale IlMonferrato, bensì questo sito VisitMoncalvo, nonostante il link sul sito del Comune rimandi ancora al vecchio portale.

Ora, lungi da me difendere la scellerata cultura della rete delle amministrazioni moncalvesi e in generale del panorama monferrino; ma fare dell’ironia spicciola sulla rete, senza avere la piĂą pallida idea di cosa significa dominio internet, scadenze dello stesso, senza aver seguito tutta la storia di quel portale, verificare veramente da quale pagina web parte la campagna; insomma senza informarsi, a me non piace e come moncalvese lo trovo offensivo.

Chi segue questo povero blog sa che non sono mai stato tenero con la “cultura digitale” in voga nel nostro territorio e se qualcuno si fosse preso la briga di seguire la storia dall’inizio, avrebbe scoperto che giĂ  nel lontano ottobre 2015 il sottoscritto aveva previsto la misera fine di quel portale; che infatti ha vissuto per accanimento terapeutico qualche anno e poi è stato abbandonato al suo destino. A quel punto il dominio non è stato piĂą rinnovato ed è appunto stato registrato da altri. Mai sentito parlare di registrazione di domini per poi rivenderli?

Gli stessi giornalisti che oggi fanno facili ironie, nel 2015 esaltavano le magnifiche sorti e progressive del portale in questione insieme ai promotori, perché a detta loro, lo stesso avrebbe rappresentato il biglietto da visita di Moncalvo nel mondo e tutti i moncalvesi, in primis gli operatori economici ne avrebbero giovato. Come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti e forse sarebbe stato meglio farsi già allora delle domande; ma sarebbe servita allora (come oggi eh!) cultura della rete, conoscenze, studio.

Certo è piĂą facile fare articoletti di colore (e senza conosce a fondo la rete), che invece cercare di raccontare chi, con fatica, cerca di fare innovazione sul serio. E’ piĂą facile fare ironia sul bagnet fatto con il frullatore che provare a farsi domande sull’effettiva utilitĂ  di fare campagne estemporanee di promozione così, ad minchiam (direbbe la buon’anima di Franco Scoglio).

Insomma una guerra tra poveri nella quale chi perde è il territorio, i suoi giovani e il futuro.

La cosa divertente (o se volete la conferma del mio pessimismo sulla mancanza di cultura digitale) è che ho scoperto, con sconcerto, che la pagina facebook del IlMonferrato non è pubblica; è accessibile solo previa registrazione a FB.

Ciò a cui ti opponi diventi.

L’attenzione

Sunday, May 24th, 2020

In un bellissimo libro che consiglio: “la variante di Luneburg” c’è una parte dedicata all’attenzione. Il protagonista sbaglia una mossa di scacchi e perde la partita. Il suo maestro gli fa trovare, il giorno dopo, un articolo di cronaca dove c’è raccontato un incidente con vittime. L’articolo è accompagnato da poche righe dove ci si domanda se quello che è accaduto non fosse dipeso anche dalla scarsa attenzione della mossa.

Simone Weil ha scritto cose bellissime sull’attenzione definendola la forma più rara e pura di generosità e come non ricordare in film blu di Kieslowski la frase rivolta alla protagonista: “bisogna sempre guardarsi intorno”.

Chi può dire con certezza che le proprie parole o azioni non hanno nessuna influenza? Il fatto stesso di essere qui su internet è perché pensiamo (la maggioranza di noi) che perlomeno i nostri pensieri qualcosa valgono e ci piacerebbe condividerli con gli altri. Una sorta di attenzione agli altri nel cercare di donare un qualcosa di noi. Ma c’è anche un’attivazione verso se stessi, lo sforzo di pensare bene, di scrivere bene, non dimenticando che le nostre parole sono pesanti.

L’attenzione ci permette di raccogliere i frutti piĂą profondi della propria umanitĂ , sospendendo il nostro pensiero per lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile dall’oggetto.