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Riflessione fine anno 2019

Tuesday, December 31st, 2019

E’ finito un altro anno. Molti di noi in questi giorni fanno un bilancio dell’anno trascorso e alcune volte è positivo, altre negativo. Io non ho mai amato fare bilanci a fine anno; per me la vita non è una “partita-doppia”; un dare-avere. Per me la vita è un cammino, una strada da percorrere. A volte in salita, a volte in discesa; ma sempre in compagnia di qualcuno, perché è questo l’importante: camminare insieme. Con qualche persona cammineremo per molto, con altri di meno. Con ognuna di loro condividerò un pezzo della mia vita, delle mie esperienze, delle mie emozioni; e nella condivisione non c’è un dare-avere perché ognuno prende e dona contemporaneamente.

Certo a volte ci si ferma per prender fiato perché stiamo faticando, per aspettare qualcuno rimasto indietro, per rialzare chi è caduto. E’ la nostra vera natura di uomini. Ci realizziamo pienamente solo insieme agli altri, nel rapporto con gli altri. Nessun uomo è un’isola, intero in sé stesso; e questa verità non dovremmo mai dimenticarla.

Ma se la vita è un cammino, io come sto camminando? E con chi? E verso dove? Sono domande che periodicamente mi ritornano e alle quali cerco (barcamenandomi molto) di dare risposte. Durante il percorso di quest’anno ho raggiunto certamente alcuni traguardi che mi hanno riempito di gioia; altresì mi sono reso conto sempre di più di quanto manchino alcune persone nella mia vita. Alcuni amici, alcuni parenti, mia mamma e mio papà. Ho nostalgia di loro, di sentirli accanto, di potermi fermare sapendo che anche loro si fermerebbe e mi aspetterebbero; sarebbero lì con una parola di conforto, di incoraggiamento ad alzare lo sguardo verso la cima ormai vicina (come quando si cammina in montagna).

Io ho superato la prova di crescere senza mio papà (perduto quando avevo 4 anni), di crescere senza ricordi di me e lui, senza un modello, un esempio, anche fosse solo per dire: non sarò mai così”. E se fino a qualche anno fa non ci pensavo spesso, adesso è diventato un chiodo fisso ed un peso difficile da portare. Non ci si abitua mai alla mancanza delle persone alle quali si vuole bene e la nostra sola consolazione sono i ricordi (per chi li ha).

Al nuovo anno chiederei un cammino meno accidentato; non tanto per me, ma per quelli che mi stanno vicino e per le persone alle quali voglio bene. Vederle faticare, soffrire, piegarsi sotto i colpi della vita e (a volte) non essere capace di esprimere anche solo di una parola di conforto mi fa sentire ancora di più il peso del mondo. Chiedo di poter fare ancora qualche passeggiata in montagna; di quelle come si deve, verso l’alto, per ritrovare quel senso di pace con il mondo (e con Dio) che solo la montagna sa darmi.

Buon 2020 a Katia e Adele e grazie per l’immenso amore che ricevo ogni giorno e che cerco di ricambiare. Possa essere davvero un felice nuovo anno e camminiamo insieme per realizzare i nostri sogni.

Un grazie ai miei affezionati 5 lettori di questo blog e a quanti hanno la bontĂ  di seguirmi su Twitter. Possiate realizzare i vostri sogni ed essere felici.

E grazie ancora, cara amica, che sei sempre con me, per questo cammino insieme. Tu sai che non passa giorno senza un pensiero per te.

Pensieri disordinati

Saturday, August 24th, 2019

Raccolgo in questo post una serie di pensieri sparsi che mi sono venuti in mente in questi giorni.
Pensieri disordinati e all’apparenza slegati tra loro, anche se a tratti mi pare di intravedere un filo rosso che li lega tra loro: quello della nostra mancanza di cultura. Cultura intesa come capacitĂ  di non sparare la prima
cosa che ci viene in mente, di non seguire l’istinto, ma di fermarsi a riflettere, studiare il problema, la realtĂ , i dati, informarsi meglio e poi, solo poi provare ad esprimere un’opinione; possibilemte argomentata. Una severa autocritica anzitutto su noi stessi prima che verso gli altri. Un tagliare senza pietĂ  (come diceva Simone Weil) dalla nostra mente
tutti i pensieri che non sono veri, cioè effettivamente pensati, analizzati.

Pensate alla situazione italiana: una politica fatta solo di slogan, di affermazioni apodittiche senza riscontro, tutta sui social; alimentata da fazioni contrapposte che si sfidano con campagne di marketing e hashtag, e dove persino i giornalisti stessi si adeguano. Un clima di generale imbarbarimento, dove siamo sempre pronti a rivendicare i nostri diritti, ad urlarli anzi, ma dove altrettanto spesso ci dimentichiamo dei nostri doveri verso noi stessi e i nostri fratelli. Uno sfuggire le responsabilitĂ 
perchĂ© è sempre colpa degli altri, sono gli altri l’inferno (come diceva Sartre).

Un abbandono, direi quasi una repulsione, per l’idea di comunitĂ , di stare insieme nella diversitĂ  che ci accresce e migliora.
Ma anzi, un ritorno al clan tribale, all’appartenenza di soli simili, di gregge, guidati da leader carismatici e investiti di una missione direi messianica; che solo lui sa e comprende e che il gregge deve limitarsi ad obbedire.

Una cultura digitale tra le piĂą scarse dei paesi occidentali; con un utilizzo di internet limitato, i social usati come bar, o per diffondere fake new, insulti, rabbia. L’incapacitĂ  di portare la fibra (la rete di nuova generazione) nelle zone rurali del paese, quelle che ne avrebbero davvero bisogno per lo sviluppo e per evitare lo spopolamento delle montagne e delle campagne.
L’incapacitĂ  di vedere internet, la rete, come una risorsa e non come un pericolo, un mezzo per sviluppare nuova economia, nuova cultura.

Giovani e cultura giovane mai considerata e ininfluente sulla scena nazionale. Sempre ai margini di tutto e mai veramente protagonisti. Non siamo mai stato un paese per giovani, ma adesso è drammatica la situazione. Emigrano a migliaia, non tornano piĂą. Non sono solo cervelli in fuga, è il nostro futuro che scappa da noi. Se non decideremo in fretta a cambiare le cose, l’Italia sarĂ  un bellissimo paese di anziani.

Anche qui a Moncalvo, nel nostro piccolo, non facciamo eccezioni. Forse tutti gli aspetti qui sopra non sono facilmente individuabili, ma tuttavia sono presenti e non vedo tentativi di combattere la situazione. Non siamo un’isola felice, e probabilmente non lo siamo mai stati.

La montagna

Saturday, August 11th, 2018

A volte capita che amici mi chiedano perchè ami così tanto la montagna.

Per rispondere a questa domanda parto da lontano: una delle piĂą belle descrizioni sul perchè le persone vanno in montagna, a fare lunghe marce faticose per raggiungere rifugi, vette, colli, laghi ecc. l’ho ascoltata ormai parecchi anni fa da Marco Paolini durante il suo ormai famoso monologo sul Vajont.

In questo passo Paolini paragona il libro sul Vajont di Tina Merlin (Sulla pelle viva) alle persone che vanno in montagna. Tutti i giornalisti che arrivarono sul posto della tragedia e la raccontarono con la loro visione di “formiche spaventate” vedendo le cose solo dalla loro prospettiva dal basso. La Merlin giĂ  da tempo raccontava (inascoltata) del Vajont (e qui parte il paragone) come chi va in montagna e vede le cose da una prospettiva diversa dall’alto. Avete presente quando vi svegliate la mattina presto e camminate e sudate da ore sotto lo zaino verso il rifugio che è lĂ  e sembra di non arrivare mai e tu sei li che ti domandi chi te lo ha fatto fare quando ti casca l’occhio dietro e capisci da solo. Perchè il fondovalle da dove sei partito ormai è coperto di nuvole ma tu ormai sei sopra e a 360° vedi le montagne, le crode, le punte, che ti sembra di poterle toccare come il rapace e hai la prospettiva del falco, di chi vede le cose prima da sopra, dall’alto.

Ma non è solo questo. Andare in montagna è si salire fisicamente ma anche scendere interiormente; scoprire regioni dentro noi stessi inesplorate, confrontarsi con noi stessi, le nostre paure, la fatica, i limiti. Riconoscere che a volte non è l’uomo la misura di tutte le cose e la natura (che pensiamo di dominare) è ancora incontrastata.

La montagna mi ha insegnato il rispetto, anzitutto verso la fatica e le persone, chiunque esse siano. Perchè in montagna non c’è differenza tra giovani, anziani, ricchi, poveri, bravi e meno bravi; tutti faticano, tutti sono sul sentiero che stai facendo anche tu, la loro fatica è anche la tua. E poi la condivisione, lo scambio, l’aiuto reciproco. Per me è sempre un piacere ascoltare i racconti di passeggiate, scalate, escursioni fatte da altri. Mi piace vedere i loro occhi quando raccontano, ascoltare la loro voce e cercare di capire le emozioni profonde che hanno vissuto.

La montagna è anche silenzio. Nella nostra vita frenetica, ha sempre rappresentato per me la possibilitĂ  di trovare un luogo dove poter contemplare insieme il paesaggio fuori e quello dentro di sĂ©. Un oasi dove riflettere sulla propria vita, ricalibrarla, rivederla appunto dall’alto, da sopra.

La montagna è come la primavera, non stanca mai. Hai sempre curiosità di vedere cosa si nasconde dietro quel bosco, oltre quella cima, come è cambiato il lago che hai visto lo scorso anno, che valle ci sarà oltre quel colle. E il sentiero per arrivare alla meta non è mai uguale a quello fatto la volta prima, perchè tu non sei quello di prima, la fatica non è mai uguale, come le emozioni non hanno mai la stessa intensità.

Ho imparato a rispettare il mio corpo, i miei limiti. Adattare il passo a chi ho accanto, perchè se si decide di camminare insieme ci si aspetta, con amore e un sorriso di incoraggiamento, perchè non è mai bello arrivare soli alla meta se si è in due.

E poi la montagna per me è anche questa foto fatta da Adele

 

Pensiero e azione

Saturday, February 3rd, 2018

Credo che oggi sia stata una delle giornate piĂą nere di questo disgraziato paese. Le parole non sono senza conseguenze e temo che pagheremo a caro prezzo chi pronuncia parole di odio e divisione.

Nessuno può pensare che le proprie azioni non derivino direttamente dalle proprie parole, dai propri pensieri. Pensare bene, parlare bene significa anche agire bene e per il bene degli altri.

Nel mio piccolissimo, cerco sempre di far capire ai ragazzi, che le loro emozioni belle, i loro pensieri positivi devono trovare un modo di essere messi in pratica. La bellezza e il bene hanno bisogno di manifestarsi in gesti concreti. Solo così si cresce come persone.

E le diversitĂ  sono ricchezza, stimoli per non chiuderci in noi stessi pensando di essere arrivati a comprendere tutto.

Riconoscere nell’altro un fratello è un atto che dĂ  la cifra della nostra umanitĂ .

Nostalgia canaglia

Sunday, November 12th, 2017

Come sanno i miei cinque (affezionati?) lettori, con Katia siamo tornati a dare un piccolo contributo all’Oratorio di Moncalvo, cercando di fare un cammino di gruppo con i ragazzi di 13-14 anni.

Il gruppo, in ricordo dei vecchi tempi, lo abbiamo chiamato “gruppo giovani” e il fatto che questo nome sia giĂ  stato usato (ed abusato) ai miei occhi non ne diminuisce affatto il valore. Fino ad oggi non è che abbiamo fatto chissĂ  che cosa; ci siamo incontrati, abbiamo cercato di conoscerci meglio; alcuni incontri sono andati bene, altri così così, come credo sia normale. Insomma, stiamo camminando insieme, e per me questo è giĂ  il premio.

Sabato scorso ho pensato di incentrare l’incontro sul tema dell’amicizia, consapevole che questo argomento è fondamentale sia nella vita dei ragazzi che in un cammino di gruppo. Ho recuperato un “vecchio gioco di Klaus Vopel”, un leggerissimo adattamento nello svolgimento e pronti via, ne è venuto fuori l’incontro piĂą bello fatto fino ad ora. I ragazzi entusiasti e mai visti così coinvolti e attenti alle loro emozioni, ai loro pensieri.

Io stesso non mi ricordavo piĂą bene come fosse bello fare gruppo. Come fosse potente, formativa, coinvolgente, l’esperienza di gruppo insieme ai ragazzi. E proprio sabato, a tradimento, mi hanno ripreso i ricordi del nostro (mio e di Katia) gruppo. Che nostalgia della sensibilitĂ  di S., dell’intelligenza di L., di A., di M., di A., e via via tutti gli altri. Ho ripensato al cammino fatto insieme, a quanto abbiamo costruito, a quanto abbiamo appreso. Alle vittorie e alle sconfitte. A quello che siamo stati capaci di fare e al cammino che non siamo stati capaci di continuare per varie ragioni.

Sono sempre stato una persona che guarda al futuro, che ha sempre pensato che un gruppo nasce, cresce, ed è destinato a morire, perché è giusto che ogni persona faccia le proprie scelte e segua la propria strada. Per me un gruppo non è mai per sempre. Però sabato mi sono guardato indietro e la nostalgia è stata fortissima.

E temo questa nostalgia. Mi spaventa. Non deve influenzare minimamente le mie scelte, i miei pensieri, il mio cammino attuale. Come diceva Simone Weil, bisogna tagliare senza misericordia tutto quanto è illusione nel nostro rapporto con gli altri. A maggior ragione nell’animazione. E nell’amicizia si nutrono le speranze l’uno dell’altro e si rispettano i sogni l’uno dell’altro.

 

 

Fiera Tartufo Moncalvo 2017

Friday, October 20th, 2017

Domenica 22 ottobre il primo appuntamento con la 63a edizione della Fiera del Tartufo di Moncalvo. Sessantatre edizioni; c’è da rimanere meravigliati ed impressionati. Si perchĂ© la Mostra del Cinema di Venezia è alla 74a edizione, il Festival di Sanremo alla 66a edizione, quello di Cannes alla 70a, la Fiera del Tartufo di Alba alla 87a, e Moncalvo è lì, tra le grandi.

Ma dietro a questa grande continuitĂ  di Moncalvo, dietro a questa tradizione portata comunque avanti, cosa c’è? C’è la volontĂ  di fare comunque la manifestazione perchĂ© è tradizione, perchĂ© comunque ci si crede, oppure c’è anche la voglia di adeguarsi ai tempi, di innovare, di provare ad immaginarla diversamente?

Ormai è da tempo che penso (e scrivo) che è giunto il momento di ripensare la nostra fiera. Sullo striminzito sito internet, nella sezione della storia e tradizione c’è il capito intitolato “Anni 70 la formula moderna” dove si racconta che l’attuale formula della fiera è appunto degli anni 70. A me viene da ridere: caspita! La formula moderna è di 47 anni fa’. Giovedì scorso, parlando della fiera con un mio collega che ormai vive a Moncalvo da 25 anni, mi ha confidato che è andato a vederla i primi 3/4 anni, poi testualmente mi ha detto che “vista una volta è vista per sempre”.

Ma i moncalvesi la amano la loro fiera? Ci si riconoscono ancora? Cosa hanno da dire a riguardo? Che idee hanno su questa manifestazione che, lo si voglia o no, rappresenta la nostra città? Perché non provare a riflettere tutti insieme su queste domande e provare a darsi delle risposte?

Imparare dal passato ma per immaginare il futuro. Perché mi dispiacerebbe che Moncalvo, parafrasando Joyce, diventasse come un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna.

 

La messa laica di Apple

Saturday, September 23rd, 2017

La migliore descrizione della messa laica di Apple è in questo articolo di Mantellini.

E c’è da riflettere sul fatto che Apple sia diventata quello che è. Se, come Mantellini, possiamo accostare Apple e i suoi prodotti tecnologici alle arti liberali senza cadere nel ridicolo; è perchĂ© davvero questa azienda si è posizionata all’incrocio tra la tecnologia e “le arti” come del resto auspicava Jobs. Io credo che il futuro sarĂ  caratterizzato dalla capacitĂ  di trovare questa sintesi.

Mai come oggi abbiamo bisogno di un umanesimo tecnologico.

La storia dell’estate 2017

Monday, July 24th, 2017

Questa che sto per raccontarvi è una bella storia. A prima vista può sembrare la solita storia di sport con il solito camp estivo (ai miei tempi si chiamava in italiano campo estivo e capisco che sto invecchiando), ma le apparenze ingannano.

Tutto inizia qualche mese fa quando la società sportiva PGS Azzurra Moncalvo si candida ad ospitare una tappa del Revolution Volley Camp di Matteo Piano. Per quei pochi che non sanno chi è Matteo Piano vi dico solo che gioca come “centrale” nella nazionale italiana che ha vinto l’argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e il resto lo potete leggere qui.

Questo “gigante buono” è un astigiano docg che non ha dimenticato le sue radici, che come racconta Mauro Corona, sono come degli elastici; tu puoi anche andare in capo al mondo ma loro in un modo o nell’altro ti riportano al luogo da dove vieni.

Domenica 23 luglio inizia il camp al quale partecipa anche Adele. Appuntamento agli impianti sportivi di Moncalvo e prima grande sorpresa: arrivano i ragazzi e insieme a loro Matteo Piano come un animatore qualsiasi compresa la divisa d’ordinanza: maglietta, pantaloncini, zainetto e infradito.
Ma Matteo non è solo, si è portato insieme l’amico Luca Vettori, anche lui nazionale e argento olimpico, grande campione e insomma, una sorpresona per tutti noi.

Lo stupore aumenta quando, con il procedere della giornata, ti accorgi che sia Matteo che Luca (anche lui in divisa animatore e scalzo) sono perfettamente a loro agio con i ragazzi, parlano, sorridono, si comportano con estrema naturalezza che ti fa presto dimenticare chi sono, e li scambieresti per due animatori da oratorio solo un po’ cresciuti.
Allora sono stato preso dalla curiosità di capire. Perché certi modi di essere o sono innati, oppure sono frutto di esperienze, incontri, riflessioni.

Sia Matteo che Luca io li definirei campioni di pallavolo “per caso”. Non fraintendete. Hanno lavorato duramente per arrivare dove sono; hanno realizzato un loro sogno con impegno, costanza, fatica, lavoro. Non gli è stato regalato nulla. Ma il loro mondo non inizia e finisce con la pallavolo. Hanno una miriade di interessi che non ti immagini quando pensi ai grandi dello sport. Una profondità di pensiero e riflessione, unita ad un grande desiderio di comunicare, imparare, conoscere il mondo, le persone, le cose.

Fanno una web radio che si chiama Brododibecchi, perché come dicono loro, gli piace comunicare con la voce, un brodo di parole, suoni idee e viaggi. Questo progetto ha consolidato un amicizia che ho visto raramente nelle persone intorno a me ed ha dato vita ad un’associazione culturale che per loro vuole essere un modo per condividere idee, creare un insieme, trasportare e farsi trasportare.
Fabrizio De André diceva che preferiva immaginare quello che leggeva e non vederlo con gli occhi del corpo. Mi è capitato raramente di immaginare quello che ascoltavo di un podcast. Ieri sera, ascoltando le puntate di Brododibecchi con Matteo e Luca, mi sono sorpreso ad immaginare quello che raccontavano e a sognare ascoltando le loro voci. Il più bel complimento che si possa fare a persone che fanno radio.

Ascolta “Scialli FuoriPorta” su Spreaker.

Ascolta “Brododibecchi Astigiano” su Spreaker.

Questa storia, iniziata da un camp di volley, proseguita scoprendo due ragazzi di un’umanità non comune nascosta dietro l’apparenza di due campioni dello sport, e continuata con l’ascolto delle loro voci, finisce qui.
Da parte mia un grazie a chi si è impegnato perché i ragazzi di Moncalvo avessero questa grande occasione di crescita. Spero che questo possa essere spunto e stimolo per nuove idee e progetti a favore dei giovani moncalvesi.
E ovviamente continuate a seguire Matteo e Luca …..

Tra social e blog

Wednesday, January 25th, 2017

Il Guardian, giornale peraltro rispettabile, è incappato nella bufala della presunta falla sulla sicurezza di WhatsApp e si è visto arrivare una lettera di protesta da esperti di sicurezza e crittografia con la richiesta di scuse e ritiro dell’articolo.

Matteo Renzi invece, forse stanco di Twitter e Facebook, ha deciso di aprire un blog.

Possiamo pensare tutto il “male” che vogliamo di WhatsApp dopo la sua acquisizione da parte di Facebook; in particolare per la discussa possibilitĂ  che FB incroci i dati di WhatsApp con i suoi. Ma certamente come applicazione di messaggistica a livello di sicurezza intrinseca, non ha nulla da invidiare a Signal o Telegram diretti concorrenti. E l’articolo del Guardian rivela come minimo la scarsa conoscenza della materia o la fretta di voler fare a tutti i costi la notizia.

I Social e le applicazioni di messaggistica sono parte della nostra vita e dovremmo cercare di “curare” i nostri profili e imparare ad usare queste applicazioni così come ci prendiamo cura e conosciamo la nostra macchina o la nostra casa.

L’ex presidente Matteo Renzi invece ha aperto un blog. A me non dispiace che le persone aprano un blog; anzi, penso sia una buona cosa che permette di aprire la mente e confrontarsi con altri. Un blog è luogo di riflessione piĂą approfondita rispetto ai social. Permette post lunghi, non è legato all’istante del cosa sta accadendo. Se i social sono come dei “giornali” legati all’istante, all’oggi; i blog sono i nostri diari, i nostri libri, durano mesi o anche anni. Io ho sempre pensato che scrivere un post sul blog è prima di tutto un lavoro su noi stessi, sul nostro modo di pensare e su quello che pensiamo; poi è uno sforzo di tradurre in parole questi pensieri. Non ho mai scritto un post senza prima averlo pensato e ripensato. SarĂ  per questo che non frequento molto i social. Non mi piace il dover sempre rispondere “online” sul momento, la frenesia del like o del mi piace, il dover per forza scrivere.

Se Renzi gestirĂ  questo nuovo “giardino” online, per usare l’espressione cara a Mantellini, non come un social o peggio come un mero strumento di propaganda politica, ma come uno spazio di riflessione per se e per gli altri allora sarĂ  una ricchezza per l’internet italiana.

Inizio 2017

Sunday, January 8th, 2017

E’ iniziato il nuovo anno. Non so voi, ma io devo ancora finire i buoni propositi e i progetti del 2016! Ho tralasciato tante cose, non fatto altre per pigrizia e scarso impegno, mi sono invece ributtato in altre  delle quali pensavo di non dovermi piĂą occupare per raggiunti limiti di etĂ  e/o modi di fare/pensare diversi.

Insomma, la vita mi ha trascinato di qua e di lĂ , e io tante volte non sono stato in grado di gestirla. Ma siamo poi così sicuri di saper gestire la nostra vita? O piuttosto è una nostra illusione pensare di essere noi i timonieri? Mi ricordo che quando ancora insieme a Katia facevamo animazione, citavamo spesso il famoso disegno di Leonardo “l’uomo vitruviano“; che è il simbolo dell’idea dell’uomo misura di tutte le cose. Ebbene io sono uno di quelli che, anche un po’ per gusto della provocazione” è contrario all’idea dell’uomo centro dell’universo e misura di tutte le cose. Tante cose dipendono certamente da noi, ma tante no. Ho sempre avuto una sorta di preferenza per il “pensiero debole” per la “filosofia negativa” intesa come nostra (degli uomini) incapacitĂ  di definire il bene/la veritĂ  in se ma procedendo unicamente per negazione/esclusione di quello che non è. Un modo di pensare che cerca di arrivare al nocciolo delle cose togliendo quanto è superfluo, piuttosto che creando definizioni e dogmi.

Un famoso detto dei Padri del Deserto dice “Non avventarti contro le tenebre. Preoccupati di tenere accesa la tua lampada.” E’ quello che chiedo io al 2017; cercare di non perdere la bussola ma tenere ferme alcune  idee. Continuando a coltivare i sogni ancora da realizzare (che sono tanti!) cercando di non farsi prendere dallo scoramento e dal cinismo.