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Moncalvo digitale al tempo del Covid-19

Saturday, March 14th, 2020

Questo è un periodo difficile, cerco di non pensare al fatto di essere soggetto a rischio e quindi provo a scrivere qui alcune riflessioni su questo #iostoacasa. Questa appena passata è stata la mia prima settimana di smart working. Ho la fortuna di fare un lavoro che posso fare anche da casa e ho sempre la fortuna di lavorare per una azienda dove il mio capo ufficio è persona preparata e lungimirante che per tempo mi ha messo nelle condizioni di svolgere il mio lavoro da casa. Certo prima erano momenti sporadici, quando c’era qualcosa di urgente; mai come ora, con una presenza costante tutto il giorno per 5 giorni; come in ufficio. Questo non vuol dire che tutte le aziende del Monferrato sono pronte; anzi, io sono un’eccezione e la situazione più comune in zona è quella di turnarsi o stare a casa con permessi/ferie.

Adele inizia a sperimentare didattica digitale. Anche qui ci sono luci ed ombre. Noi abbiamo il pc; ma sono tanti genitori dei compagni di classe di Adele ad avere solo cellulari, al massimo tablet. Ci si muove un po’ così, su un terreno sconosciuto perchĂ© finora non sembrava “utile” usare questi nuovi strumenti nella didattica; e invece ci stiamo rendendo conto che servono, eccome se servono.

Lo smart working è esperienza bella, un nuovo modo di lavorare e collaborare con i colleghi. Però deve essere possibile metterlo in pratica. Serve infrastruttura, in primis connessioni veloci (e possibilmente simmetriche) che solo la fibra può dare, inutile girarci intorno; il mito del “mobile first” come osservato giustamente da Massimo Mantellini ha prodotto enormi danni e ritardi sull’infrastruttura e sulla cultura digitale di questo paese. Idem per la didattica digitale. Come si può pensare di fare didattica digitale su di uno schermo da 6” con i giga che si consumano a vista d’occhio?

Non vi racconto le incazzature di questa settimana per la connessione lenta. Sulla carta la mia adsl è una fino a 20/1 mbps; mai andato oltre i 6/0,5 mbps. E badate che è lusso qui da me! E non venitemi a dire che si può tranquillamente navigare a 6 mbps!! Lo smart working non è navigare, serve banda anche in upload e vi voglio vedere a caricare documenti a 0,5 mbps! Non è più tempo (non lo è mi stato per la verità) di paragonare la rete alla televisione; dove c’è qualcuno (pochi) che hanno i contenuti e li mettono a disposizione di molti. La comunicazione in rete è bidirezionale e come tale non può che essere simmetrica. Immaginatevi un cellulare dove da una parte puoi parlare ma dall’altra solo premere i tasti Si, No.

E quindi è inutile che ci riempiamo la bocca di smart working, rete, cultura digitale, didattica online, se manca sia l’infrastruttura che la cultura. Bisogna studiare la cultura digitale e contemporaneamente investire nell’infrastruttura. E qui entrano in gioco la scuola e le amministrazioni locali. La prima ha l’arduo compito di formare le nuove generazioni e educarle alla cultura digitale sia utilizzando strumenti tradizionali sia le nuove possibilità offerte dalle nuove tecnologie. E non pensate che sia semplice! Le difficoltà, le diffidenze, le incomprensioni che ho sperimentato in questi giorni con Adele a casa da scuola sono indice di quanto la strada da percorrere sia lunga; ma come direbbe Steve Jobs: “il viaggio è il premio”. Si cerca di fare il possibile. Alcuni insegnanti sono più portati, altri meno. Ma occorre comprendere che non possiamo più chiudere gli occhi e che acquisire competenze di didattica digitale sarà indispensabile nel futuro.

E le amministrazioni locali? Qui è più ardua la questione. Certo non possono essere loro che fisicamente posano l’infrastruttura; però devono creare le condizioni perché ciò possa avvenire, fare rete con altre realtà del territorio per fare pressioni affinché anche nelle nostre aree arrivi finalmente la banda larga; promuovere le esperienze di cultura digitale tra i cittadini, divulgarle, incentivarle. Non pensare che basta avere il wi-fi per avere la banda larga; il 4G o il 5G. Serve fibra, e computer. Non pensare che tutto questo si riduca allo solita pagina facebook preparata per le elezioni e aggiornata quando capita. Lo ripeto: come la cultura digitale non è la sua infrastruttura, così la rete non è facebook.

Spero che questa esperienza ci faccia acquisire la consapevolezza che per Moncalvo e per il Monferrato, l’investire risorse ed energie nei prossimi anni sulla banda larga e la cultura digitale deve essere la prioritĂ  per lo sviluppo del nostro territorio. Senza questo saremo condannati ad un lento ed inesorabile declino e non ci sarĂ  turismo, cibo, vino, cultura che tenga.

E permettetemi una nota personale: ci si può anche scontrare per visioni differenti su questi temi; sul percorso migliore da fare, ma alla lunga le persone in gamba si incontrano sempre.