Archive for the ‘Chiesa e Religione’ Category

Un uomo di Dio

Sunday, September 2nd, 2012

Per chi crede il Card. Martini √® stato veramente un uomo di Dio come giustamente lo descrive sul suo blog il teologo Vito Mancuso. Per i non credenti, forse la personalit√† religiosa pi√Ļ vicina all’ideale di essere cristiani non contro ma sempre e solo a favore della vita del mondo.

Confessione di fede

Friday, August 24th, 2012

“Io credo in Dio, nella Trinit√†, nell’Incarnazione, nella Redenzione, nell’Eucarestia, negli insegnamenti dell’Evangelo. Credo, ovvero non faccio mio quanto la Chiesa dice al riguardo per affermarlo come si affermano dati dell’esperienza o teoremi di geometria, ma aderisco con l’amore alla verit√† perfetta, inafferrabile, racchiusa in tali misteri, e cerco di aprirle la mia anima affinch√® la sua luce possa penetrare in me.

Non riconosco alla Chiesa alcun diritto di limitare le operazioni dell’intelligenza o le illuminazioni dell’amore nell’ambito del pensiero. Le riconosco la missione, in quanto depositaria dei sacramenti e custode dei testi sacri, di formulare decisioni su alcuni punti essenziali, ma soltanto a titolo di indicazioni per i fedeli. Non le riconosco il diritto d’imporre i commenti di cui circonda i misteri della fede come se fossero verit√†; e ancor meno il diritto di usare la minaccia e il timore esercitando, per imporli, il suo potere di privare dei sacramenti.

Per me, nello sforzo della riflessione, un disaccordo apparente o reale con l’insegnamento della Chiesa √® soltanto motivo di sospendere a lungo il pensiero, di spingere il pi√Ļ lontano possibile l’indagine, l’attenzione e lo scrupolo, prima di osare affermare qualcosa. Ma √® tutto. Detto questo, io medito su ogni problema relativo allo studio comparato delle religioni, sulla loro storia, sulla verit√† contenuta in ciascuna di esse, sui rapporti della religione con le forme profane della ricerca della verit√† e con l’insieme della vita profana, sul significato misterioso dei testi e delle tradizioni del cristianesimo; e tutto ci√≤ senza preoccupazione alcuna di un possibile accordo o disaccordo con l’insegnamento dogmatico della Chiesa.

Sapendomi fallibile, sapendo che tutto il male che per debolezza lascio sussistere nella mia anima vi produce necessariamente una quantit√† proporzionale di menzogna e di errore, io dubito in qualche modo persino delle cose che mi appaiono pi√Ļ manifestamente certe. Ma tale dubbio concerne in pari misura tutti i miei pensieri, quelli che sono in accordo come quelli che sono in disaccordo con l’insegnamento della Chiesa.

Spero e conto fermamente di rimanere in siffatto atteggiamento fino alla morte. Sono certa che questo linguaggio non racchiuda alcun peccato. E’ pensando diversamente che commetterei un crimine contro la mia vocazione, che esige un’assoluta probit√† intellettuale. N√® posso discernere alcun movente umano o demoniaco all’origine di un simile atteggiamento. Esso pu√≤ produrre solo pene, sconforto morale e isolamento. Soprattutto non ne pu√≤ essere causa l’orgoglio ; perch√® non c’√® nulla che possa lusingare l’orgoglio in una situazione in cui si √® agli occhi dei non credenti un caso patologico, dal momento che si aderisce a dogmi assurdi senza neppure la scusa di subire un’influenza sociale; mentre si ispira ai cattolici la benevolenza protettrice, un poco sdegnosa, di chi √® arrivato verso chi √® in cammino.

Non vedo dunque alcuna ragione di respingere il sentimento che √® in me, cio√® di perseverare in tale atteggiamento per obbedienza a Dio; se lo modificassi offenderei Dio, offenderei il Cristo, il quale ha detto: <<Io sono la verit√†>>. D’altra parte, gi√† da molto tempo io provo un desiderio intenso e sempre crescente della comunione. Se si considerano i sacramenti un bene, se io stessa li considero tali, se li desidero, e se mi vengono rifiutati senza alcuna colpa da parte mia, non √® forse questa una crudele ingiustizia?

Se mi si accordasse il battesimo, malgrado l’atteggiamento in cui persevero, si romperebbe con una consuetudine che dura da almeno diciassette secoli. Se questa rottura √® giusta e desiderabile, se ci si rende conto che proprio oggi √® di una urgenza pi√Ļ che vitale per la salvezza del cristianesimo – cosa che a me pare evidente – bisognerebbe allora, per la Chiesa e per il mondo, che si verificasse in forma eclatante, e non per iniziativa isolata di un prete disposto ad amministrare un battesimo oscuro e isolato.

Per tale motivo e per molti altri analoghi, fino ad ora non ho mai rivolto a un prete la domanda formale del battesimo. E non intendo farlo neppure ora. Tuttavia sento il bisogno – non astratto, ma pratico, reale, urgente – di sapere se, nel caso io lo domandassi, mi sarebbe accordato o rifiutato.”

(Simone Weil, Parigi 3 febbraio 1909 – Ashford 24 agosto 1943)

iPad e la Messa

Sunday, August 5th, 2012

Si pu√≤ dire la Messa usando iPad? Sembra una domanda assurda. Invece alcuni vescovi (quelli della Nuova Zelanda) si sono posti il problema e concluso che non √® possibile celebrare la Messa usando al posto del messale cartaceo un messale elettronico sull’ ipad.

Io non lo sapevo, ma esistono già numerose app tipo ibreviary che permettono di trasformare il proprio ipad/iphone in un breviario per le preghiere. Quindi la domanda che si sono posti i vescovi neozelandesi non è tanto campata in aria, anzi, sembra proprio roba da cyberteologia, tantè che la notizia è stata ripresa da Padre Spadaro che ci ha aggiunto altri spunti di riflessione.

Io non ci vedo nulla di male nell’utilizzare il messale in formato elettronico, n√® mi scandalizza la cosa. E non mi convince il ragionamento dei vescovi quando affermano che “non √® immaginabile, per intenderci, che si porti in processione un iPad o un computer portatile o che in una liturgia un monitor sia solennemente incensato e baciato“; perch√® qui secondo me, si confonde volutamente il supporto con il contenuto. Non credo che, dove previsto dalla liturgia cristiana, si baci o si incensi il libro del vangelo in quanto libro; ma lo si “omaggia” in quanto l√¨ in quel momento, e non altrove, c’√® la parola di Dio; si “venera” la Parola che √® scritta in un libro. Come commenta giustamente Padre Spadaro se la Chiesa non avesse permesso l’utilizzo della tecnologia della stampa, saremmo ancora alle pergamene o ai codici medioevali. Il testo digitale √® semplicemente un’altra tecnologia di stampa.

Ecco quindi la domanda che Padre Spadaro si pone alla fine del suo post: come la Chiesa si confronterà con la tecnologia del testo digitale, e aggiungo io, con tutto quanto internet e le nuove tecnologie stanno portando nelle nostre vite?

Memento mori

Wednesday, July 25th, 2012

Oggi è veramente stata una giornata schifosa. Un anno veramente infausto sul lavoro e per i miei colleghi. Appena arrivato in ufficio subito ricevo la notizia del tragico incidente del Ferdy. Sono rimasto attonito e, non scherzo, mi sono dovuto sedere, mi tremavano le gambe.

Ma perch√®? Ma che senso c’√® in tutto questo dolore? Ma come si pu√≤ pensare che esista un Dio che, tra i miliardi di esseri umani, decide che proprio a te tocca una cosa del genere. Ma con quale criterio, con quale fine anche buono, si pu√≤ pensare una cosa del genere?

E i figli del Ferdy? Capisco benissimo, per esperienza personale, cosa significa crescere senza genitori. Ma davvero questo Dio che fa soffrire bambini e innocenti deve pagarla cara, senza nessuna attenuante.

Lo so che in questi momenti, per chi ha fede, la preghiera aiuta. Ma devo confessare che da qualche tempo a questa parte le risposte alle domande che ogni uomo si pone su se stesso, sul significato della vita e della morte, sul rapporto con gli altri e con Dio, tardano ad arrivare e la preghiera non aiuta.

Poi succede quello che succede e allora i dubbi aumentano e temi la selva oscura di dantiana memoria.

Il web surrogato di Dio

Saturday, June 23rd, 2012

Segnalo questo post su Cyberteologia. Il web surrogato di Dio e Zuckerberg e altri come sommi sacerdoti di una nuova religione tecnologica?

Io, come anche Padre Antonio Spadaro, non ci credo a questa visione di internet. Penso invece che, mai come oggi, la rete ci permetta di relazionarci con gli altri, anche con chi la pensa diversamente. L’inferno sono gli altri ha detto un grande filosofo del mondo moderno. Ecco io inferno lo intendo come difficolt√† di uscire dal nostro egoismo e da noi stessi per incontrare realmente l’altro su un piano di umanit√†, dove non c’√® pi√Ļ un io e un tu, ma un noi.

E mai come oggi la rete ci permette l’incontro con l’altro.

Il nostro prossimo

Sunday, April 15th, 2012

Molto spesso il nostro prossimo √® la persona della porta accanto e non c’√® bisogno di andarlo a cercare “in missione” per trovarlo. Basta guardarsi bene intorno.

“… bisogna sembre guardarsi intorno”
( 1993 Trois couleurs: Bleu di Krzysztof KieŇõlowski)

Cyberteologia c’√® il primo libro

Thursday, April 12th, 2012

Padre Antonio Spadaro, il noto gesuita direttore di Civilt√† Cattolica nonch√®, da anni frequentatore e studioso di internet e dei social network ha pubblicato il libro Cyberteologia (sottotitolo: pensare il cristianesimo al tempo della rete) che “rivoluziona” il rapporto tra il cristianesimo e la rete; inteso dal primo sempre e solo come una ricerca di nuovi metodi di evangelizzazione o di avvicinare soggetti (giovani e non) lontani dalla Chiesa facendo vedere di essere al passo con i tempi.

Padre Spadaro si pone invece la domanda cruciale: la rivoluzione digitale tocca in qualche modo la fede? Ci sono punti di contatto e di iterazione tra la logica della rete incentrata sulle metafora del dono, della condivisione e il cristianesimo?

Se siete interessati ecco alcuni links:

Cyberteologia: il libro

Cyberteologia: indice del libro

Discussioni etiche in rete

Thursday, March 1st, 2012

Sui giornali se ne è parlato poco o niente, ma in rete ha suscitato un vespaio di polemiche, minacce e insulti, un articolo pubblicato sulla nota rivista scientifica Journal of Medical Ethics da due ricercatori italiani.

L‚Äôesperto di bioetica e filosofia Alberto Giubilini dell‚ÄôUniversit√† di Milano e la ricercatrice Francesca Minerva del¬†Centre for applied philosophy and public ethics della Universit√† di Melbourne (Australia) hanno messo nero su bianco una riflessione accademica sulla possibilit√† di equiparare l’infanticidio (o come scrivono l’aborto post-natale) all’aborto e pertanto di permettere la soppressione di bambini gi√† nati.

I mie 5 lettori sanno che sono credente e che consider√≤ l’aborto una sconfitta per tutti, in primo luogo per noi come esseri umani. Ma questa mia opinione non mi ha impedito di essere favorevole ad una legge che lo regolamentasse, per quelle persone che, avendo idee, morale ed etica diversa dalla mia, decidono di servirsene.

Ma la logica alla base dell’articolo in questione spinge uno degli argomenti che vengono portati a favore dell’aborto, cio√® la non autocoscienza del feto, ancora pi√Ļ in l√†, nell’affermare che se il criterio dell’aborto √® valido per il feto, allora anche i neonati non sono autocoscienti, non sono soggetti di diritti perch√® non ne hanno coscienza e non hanno aspirazioni o desideri per il futuro. Con questi argomenti, la mia impressione, √® che si √® pericolosamente vicini all’eugenitica e ad una rivoluzione dell’etica, della morale, della filosofia, che porterebbero l’umanit√† al capolinea e la trasformerebbero rispetto a quella fino ad ora conosciuta.

Questo non significa che di queste cose non si possa parlare e discuterne, accettando il confronto e dal mio punto di vista, cercare di portare argomenti atti a contestare le affermazioni contenute nell’articolo.

Un buon punto di partenza per iniziare a capire di cosa si sta parlando sono questo ottimo articolo de Il Post e in particolare questo con i commenti che meritano davvero di essere letti.

Lettere di Natale

Wednesday, December 21st, 2011

In un suo recente post Vito Mancuso pubblica la Lettera di Natale 2011 del Centro E. Balducci. Una lettera scritta da credenti  indirizzata a tutti gli uomini e in particolare alla Chiesa. Una lettera che vuole ricordare i grandi insegnamenti del Concilio Vaticano II.

Una lettera per sperare e cercare una Chiesa al contempo pi√Ļ umana e divina.

Cirillo, Ipazia e l’accettare lezioni

Sunday, December 11th, 2011

La Parrocchia di Moncalvo pubblica ogni settimana un piccolo ciclostilato dove sono riportati gli appuntamenti settimanali, le offerte, gli orari delle messe e cosi via. E’ presente anche un breve commento alla liturgia della domenica. Quello pubblicato domenica scorsa conteneva un estratto dagli scritti di S.Cirillo di Alessandria (d’Egitto).

Certamente ai pi√Ļ non interessa la cosa, ma per me √® importante perch√® √® da qualche tempo che mi sto interessando alla storia di Ipazia, la filosofa e scienziata neoplatonica barbaramente assassinata. E quell’estratto dagli scritti di S.Cirillo mi ha disturbato.

Prevengo subito l’obiezione: tutto quanto si legge della storia di Cirillo e Ipazia √® scritto da anticliricali, atei e agnostici. Ebbene non √® vero. Infatti anche storici cattolici (Socrate Scolastico) concordano che sono stati fanatici cristiani i responsabili dell’assassinio. Ma certamente questo non significa che S.Cirillo sia il mandante della sorte di Ipazia.

Ma qui non voglio entrare nel merito della storia, alquanto complessa, di Ipazia e Cirillo, ognuno si faccia le sue opinioni leggendo libri o documentandosi in rete. Quello che mi ha disturbato è il sapere che quegli scritti sul ciclostilato della Parrocchia, meritevoli di lettura, erano di una persona comunque implicata in un assassinio. Il non accettare lezioni da persone che presumiamo moralmente inferiori a noi, o per dirla in altro modo, persone che a parole esprimono grandi idee ma poi le smentiscono nella pratica.

Proprio questo sforzo di “accettare la lezione” senza usare l’argomento dell’attacco alla persona che lo esprime √® quel disturbo. Quante volte nella nostra vita usiamo questo stratagemma per sottrarci alla verifica e all’analisi (pi√Ļ faticosa e impegnativa) delle idee, attaccando invece la persona? E’ pi√Ļ semplice, non implica il rischio di vedere la ragione altrui e il nostro torto, √® rassicurante per la nostra fede o per la nostra teoria.

Insomma, ho dovuto lottare per arrivare alla fine della lettura, per non smettere a met√† scuotendo la testa e pensando “senti da che pulpito viene la predica!”. Ho finito la lettura, era interessante e anche bella, meritava.¬† Ho accettato la lezione e ho imparato qualcosa di nuovo.

Questo accettare lezioni, ascoltare le idee degli altri senza giudicarle in base al vissuto di di le esprime, non √® esercizio facile. Implica essere disponibile a “farsi educare”, a migliorarsi, scegliere tra le cose giuste e quelle sbagliate e fare quelle giuste; gi√† da subito, adesso, cominciando a migliorare noi stessi e di conseguenza gli altri e rendendoci disponibili ad essere migliorati da noi stessi e dagli altri. Accettando e dando lezioni.

E qui vi sembrer√† strano, ma per queste idee sono debitore a Luca Sofri e al suo libro “Un Grande Paese“.

P.S.: Aver accettato la lezione non significa  non avere dubbi sulla figura di S.Cirillo.