Archive for May, 2011

Cosa pensano i Gesuiti degli hacker

Sunday, May 8th, 2011

In ambienti cattolici gira una vecchia storiella su 3 segreti che nemmeno Dio conosce:

  • Quanti ordini femminili ci sono al mondo
  • Quanti soldi hanno i Salesiani
  • Cosa pensano i Gesuiti

Una risposta, anche se parziale, all’ultimo segreto √® reperibile in internet sul blog di Padre Antonio Spadaro che si intitola guarda caso Cyberteologia.

Ho scoperto questo blog e il suo autore seguendo l’evento Bloggers in Vaticano e ne sono rimasto colpito, tanto da includerlo nella mia personale blogroll, essenzialmente per una ragione: perch√® non mi ero ancora imbattuto in un blog di chiara matrice cristiana (cattolica) ma al tempo stesso cos√¨ aperto al confronto, all’ascolto e alle tematiche della rete nonostante sia gestito proprio da un rappresentante importante della Chiesa. Se la rete √® interconnessioni, scambio, dono gratuito, condivisione, crescita reciproca insieme, allora anche i cristiani hanno il loro piccolo contributo da dare, perch√® senza di esso, che lo si voglia o no, verrebbe a mancare comunque una parte dell’umanit√†; citando un passo del Vangelo: verrebbe a mancare il sale. E questo blog il suo piccolo contributo, il suo pizzico di sale, alla rete lo d√†.

E per quanto riguarda la cultura hacker sembra che i gesuiti ne pensano bene.

 

La scuola 2.0

Saturday, May 7th, 2011

Devo confessare che se c’√® una professione che mi ha sempre affascinato √® quella dell’insegnante. Sar√† colpa della mia passione per l’animazione, oppure la convinzione che i giovani siano la parte migliore del paese, oppure il desiderio di confrontarmi con altre realt√†, altre persone, e insieme percorrere un pezzo di strada con reciproco arricchimento, oppure il fatto di aver avuto nella mia vita scolastica degli ottimi insegnanti; fatto st√† che ancora adesso alcune volte mi sogno come un novello Robin Williams protagonista di un mio personalissimo remake de l’Attimo Fuggente.

Per questo segnalo con piacere questo post di Catepol che parla del successo ottenuto dal blog della Maestra Giusi e del relativo, lodevole, progetto di insegnamento attraverso gli strumenti di internet e dell’ e-learnig che appunto la maestra Giusi cura con la classe 4A della scuola primaria “Mario Rapisardi” di Palermo. Questo progetto merita di essere citato non solo per il premio vinto al Working Capital di Telecom, ma come esempio e modello di come la nostra bistrattata scuola, nonostante tutto, pu√≤ essere e dovrebbe essere. Quanti insegnanti come la maestra Giusi ci sono in Italia? Quanti avrebbero voglia e capacit√† di fare altrettanto e spesso sono timorosi di incominciare? E quanti, tra mille difficolt√†, hanno incominciato a percorrere questa strada ma si sentono soli, senza appoggio n√® da colleghi, n√® da superiori? Mai come oggi abbiamo bisogno di innovazione, guardare al futuro, investire sui giovani e sulle nuove tecnologie e in tutto questo la scuola deve giocare un ruolo importante, che non pu√≤ e non deve delegare. Progetti come questo devono essere sostenuti e divulgati, perch√® diventino patrimonio comune e fonte di ispirazione per altre realt√† scolastiche.

Ecco, penso che qualunque strada sceglieranno i bambini di questa classe di Palermo o la loro insegnante, per ciascuno di essi rester√†, come per i ragazzi della classe del film l’Attimo Fuggente, la consapevolezza di essere cresciuti insieme come persone, la certezza di essere stati amati, di aver condiviso insieme emozioni e pensieri che altrimenti sarebbero andati persi. E forse, guardandosi indietro, scopriranno che insieme, in allegria e quasi senza accorgersene, hanno imparato quei valori, quegli ideali che ci distinguono come uomini.

E per quanto riguarda la realt√† moncalvese lancio la proposta all’amico Prof. Piero, curatore del sito della Scuola di Moncalvo: perch√® non prendere spunto e anche noi fare qualcosa?

Bloggers in Vaticano: come è andata a finire

Wednesday, May 4th, 2011

Si √® concluso il primo incontro di bloggers promosso dalla Santa Sede. Ho cercato di seguire l’evento su internet andando a leggere alcune impressioni di partecipanti all’evento.

Dico subito la mia personalissima opinione: sono molto contento dell’iniziativa perch√® indice, nel bene e nel male, dell’attenzione della Chiesa alla rete, ai social media e a tutto quanto ci ruota intorno. Se posso permettermi una osservazione che mi ha suggerito un commento di Simone Seregni al post di Gilioli ¬†sull’evento, mi viene da pensare che i tempi della Chiesa non sono quelli della rete; la rete cambia molto velocemente e la pur lodevole iniziativa intrapresa, prima di arrivare a quell’ascolto, al confronto, al dialogo, all’apertura e contaminazione da molti auspicata, rischia di essere sempre costretta ad inseguire i cambiamenti e non ad esserne coprotagonista.

“I blog sono persone e alla Chiesa interessa incontrare le persone” e “Abbiamo bisogno di dialogo tra la fede e le culture emergenti” pronunciate rispettivamente da Mons. Claudio Maria Celli e P.Antonio Spadaro sembrano indicare che davvero si cerca il dialogo, l’incontro, l’ascolto, degli altri soggetti della rete e non si vede internet solo come un semplice mezzo di evangelizzazione pi√Ļ moderno della tv o dei giornali. Questo blog nel suo piccolo cercher√† di dare il suo contributo.

Comunque per chi fosse interessato ad approfondire ecco i link al blog di P.Antonio Spadaro (uno degli organizzatori dell’incontro) e il link al post di Alessandro Gilioli che ha commentato l’evento avendovi partecipato dal suo punto di vista laico.

 

Comunque un grande uomo

Monday, May 2nd, 2011

Ora che √® finita la grande giornata della beatificazioni di Karol Wojtyla sarebbe opportuno incominciare una approfondita riflessione sui suoi anni di pontificato e sull’eredit√† che ci ha lasciato; sia come Chiesa, sia come cristiani, sia come semplici laici.

Dal punto di vista laico è stato certamente un grande uomo, e come giustamente scrive oggi il Post, mai come in questi tempi abbiamo bisogno di leader, di modelli, di persone che ci sappiano indicare una meta, una frontiera da raggiungere, di uomini che ci indichino dei buoni percorsi da fare tutti insieme credenti e non.

Da cristiano sono consapevole che esistono anche zone d’ombra nella vita di Wojtyla; per esempio la sua avversione alla Teologia della Liberazione, ¬†o la sua concezione romanocentrica della Chiesa, ma queste discontinuit√† (comuni anche a santi e beati, basti pensare a San Giovanni Bosco che certo non era il massimo dell’ecumenismo) non ci devono impedire di riconoscere in Wojtyla, nel suo insieme, un grande uomo che da solo, prendendosi le sue responsabilit√†, ha cambiato le cose e il mondo intorno a se, secondo quanto riteneva giusto e non per tornaconto personale.

Un uomo la cui storia e azioni andrebbero studiati e analizzati senza la fretta dei ritratti o troppo beatificanti o troppo dissacranti perchè entrambi tendono ad essere riduttive della complessità della persona.