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Idee per il futuro di Moncalvo

Saturday, March 15th, 2014

Stamattina leggevo questo post di Cesare Cacitti sulla sua esperienza in H-Farm. Se non sapete cosa √® H-Farm vi basta sapere questo: √® il pi√Ļ famoso venture incubator italiano, fondato da Riccardo Donadon, per molti un visionario paragonabile solo ad Adriano Olivetti. Ed √® stata la prima impresa visitata da Renzi dopo essere diventato presidente del consiglio.

Certamente lo vedo davvero difficile la trasposizione di H-Farm qui nel Monferrato. Ma nulla ci impedisce di riprenderne l’idea. Magari non partendo subito con un vero e proprio venture incubator, per questo √® ovvio che servono soldi, ma almeno prendere lo spunto della “fabbrica delle idee”, cio√® di un luogo dove favorire l’incontro delle idee (innovative) e delle persone per poi selezionare quelle pi√Ļ promettenti e cercare il modo di realizzarle.

Pensate ad una sorta di “Moncalvo Lab” dove ci si incontra, si condividono idee, si discute sul modo migliore per realizzarle, se ne sceglie una o due e rimboccandosi le maniche la si mette in pratica. Un laboratorio di idee, progetti, perch√® no? sogni non per il prossimo anno, ma per il futuro di Moncalvo, per i nostri figli.

A breve a Moncalvo ci saranno le elezioni per l’amministrazione comunale. Sarebbe davvero degno di nota, segno di attenzione per il futuro e l’innovazione, se le liste (e i candidati sindaci) che si presenteranno raccogliessero la sfida dell’innovazione. Io sono fermamente convinto che il Monferrato (e Moncalvo) in futuro non potranno vivere solo di commercio e turismo (per non parlare dell’agricoltura), cos√¨ come non possiamo continuare ad ignorare a lungo la rivoluzione digitale che sta gi√† cambiando il nostro modo di vivere.

La “Moncalvo Lab” che ho in mente non propone all’amministrazione comunale¬† la realizzazione della solita festa uguale a mille altre, del solito carnevale uguale a mille altri, o il solito festival uguale a mille altri. No. La “Moncalvo Lab” che sogno √® quell’incubatore da dove potrebbe magari uscire l’idea di un Festival di Moncalvo dove si racconta la storia della citt√†, e la cultura alta si mischia a quella pi√Ļ pop (nel senso di popolare), ben rappresentata dal gruppo su Facebook “sei di Moncalvo se…” dove le persono comuni raccontato la loro Moncalvo; due serate cos√¨ nella piazza garibaldi, registrate e scaricabili in podcast e video. Si tiene traccia della memoria e la si rende disponibile per i nostri figli.

Mille altre potrebbero essere le idee. Da quella di recuperare locali ad oggi in disuso per farne la sede di “Moncalvo Lab” sulla falsarica di Lab121 oppure quella di legare in qualche modo la promozione del territorio alla rete, oppure quelle gi√† scritte in questo post.

La rete ci insegna a lavorare insieme, alla condivisione, allo scambio, al dono. Non ci insegna la frammentazione, il lavorare da soli, la divisione. Purtrobbo Moncalvo in questo ha ancora tanto da imparare e da noi spesso preferiamo far nascere nuovi sodalizi piuttosto che collaborare con quelli esistenti. Penso che continuare cos√¨ non ci porter√† da nessuna parte, anzi ci far√† perdere terreno, perch√® come il futuro e l’innovazione non aspetteranno che l’Italia si adegui, cos√¨ non aspetteranno Moncalvo.

Dobbiamo davvero cambiare, non solo per noi, ma per i nostri figli.

 

Dopo Renzi ecco Civati

Tuesday, August 31st, 2010

Dopo il parlar chiaro di Matteo Renzi ecco le proposte e le idee di un Giuseppe (Pippo) Civati in grande spolvero. Forse qualcosa si muove nel PD.

In futuro agnolotti per tutti

Sunday, August 29th, 2010

Leggo sul Il Monferrato di venerdi che continua lo scambio epistolare tra vari personaggi che in un modo o nell’altro lavorano nel settore turistico. Due di questi personaggi mi sono noti.

Il primo √® Gilberto Borzini che, oltre ad essere professore universitario esperto di turismo, ha anche aperto un negozio di prodotti tipici nella mia citt√†; il secondo √® Virgilio Gavazza noto commerciante moncalvese e presidente dell’associazione Moncalvo in tavola.

Il pomo della discordia, mai frase fu pi√Ļ adatta, √® ovviamente la promozione turistica del monferrato e del suo territorio. Sembra che al nostro prof la promozione esclusivamente gastronomica non piaccia, √® necessario percorrere anche altre strade, il vero turismo non √® quello mordi e fuggi delle sagre paesane, il turista vuole anche altro: divertimento, cultura, eccetera. Ovviamente tutto questo urta le idee del Virgilio Gavazza che rispondendo con una lettera al nostro prof difende la promozione della gastronomia monferrina e mette l’accento sulle iniziative prese dai commercianti moncalvesi per promuovere e tutelare i loro prodotti tipici, sottolineando che grazie ad essi il turismo da mordi e fuggi, con il tempo, si fidelizza e via di questo passo.

Non pretendendo di risolvere la questione vorrei però dire due cose, partendo dalla premessa che quanto sostiene il prof Borzini non è una novità e tutti gli operatori turistici del monferrato sanno che la sola promozione gastronomica non basta e pertanto non mi suonano di verità rivelata le affermazioni del nostro, e per dirla tutta, la sua fama in rete non è delle migliori, ma per par condicio linko anche la sua versione.

E daltra parte conosco Virgilio Gavazza, siamo coetanei, saltuariamente acquisto anche i suoi agnolotti che sono buoni, ma nonostante questo non posso non rilevale che le sue tesi suonano semplicistiche e vecchie . Il sostenere le sagre e i prodotti tipici non ci deve impedire di vedere che il 99%  dei partecipanti di queste manifestazioni sono persone che abitano nel raggio di 50 km. Questa situazione, ha ragione Borzini, non è promozione turistica, è fare un mercato (nel senso di luogo di vendita) in modo diverso.

Ma per dirla fuori dai denti tutte le volte che leggo di querelle sulla promozione turistica del monferrato mi cascano le braccia. Ma come?!? Ma possibile che pretendiamo di risolvere i problemi del nostro territorio solo con il turismo? Ma pensiamo sinceramente che il futuro di Moncalvo o di Casale sia il turismo? Certamente non saranno i, pur buoni, agnolotti di Virgilio il futuro dei giovani di moncalvo, così come non saranno solo le pur buone iniziative del prof Borzini a far si che tutto il monferrato viva di turismo.

Se l’Italia non √® riuscita a trattenere in una sua universit√† il bravo Simone Ferraro di Casale, brillante fisico laureatori a Cambrige e ora ricercatore a Princeton e al KICP di Chicago che in una sua recente intervista sempre al Il Monferrato afferma: “… negli Stati Uniti si pu√≤ aspirare a una vita agiata con i risultati dei propri studi” e ancora “Ci sono tanti buoni cervelli in Italia, ma per crescere devono scappare e sono rimasto stupito dalle opportunit√† offerte ai giovani negli Stati Uniti”, come possiamo pretendere che giovani “pi√Ļ normali” restino qui a Moncalvo o a Casale quando sappiamo offrire loro solo un futuro come operatore turistico?

Casale e il casalese negli anni 50 erano la capitale del cemento. Ora Buzzi Unicem √® vero che ha mantenuto la sede e lo stabilimento, ma nella prima non si fa certamente ricerca e innovazione, e per quanto riguarda il secondo √® lo stabilimento storico e pertanto attivo per tali motivi. La Cerruti, altra storica azienda, ha il suo centro ricerche a Vercelli, la Diffusioni Grafiche ha dichiarato fallimento, l’industria del freddo casalese √®, passatemi la battuta, congelata. Forse sono questi i temi che andrebbero affrontati, per carit√† anche il turismo dovr√† fare la sua parte, ma non credo che possa da solo risollevare un territorio. Cultura, Turismo, Nuove Tecnologie, Industrie, Servizi; questo secondo me il mix sul quale bisogna lavorare e sul quale, se √® il caso, polemizzare.

Per la cronaca: Simone Ferraro ha partecipato all’importante congresso internazionale della Scuola Internazionale di Cosmologia di Trieste. La notizia divertente, o tragica, fate voi, √® che era con la delegazione degli Stati Uniti e pertanto non rappresentava l’Italia.

La rete e la memoria

Saturday, April 17th, 2010

Ho scoperto grazie a Sergio Maistrello il progetto Banca della Memoria. Una sola parola: bellissimo. Davvero la rete ci permette di fare grandi cose e salvare dall’oblio storie che altrimenti si perderebbero per sempre.

Sarebbe interessante riproporlo a livello locale. Per esempio il comune di Moncalvo potrebbe pensare di raccogliere storie sul paese e le tradizioni locali e metterle a disposizione dei cittadini in formato digitale.