La seconda settimana di smart working

Da luned√¨ 16 ho iniziato la seconda settimana di smart working. Inizio ad abituarmi all’idea di lavorare da casa per un periodo che sar√† lungo. Leggendo in rete le esperienze di altre persone che fanno smart working ho cercato di copiarne i suggerimenti.

Il primo che ho messo in pratica √® quello di cercare di avere una routine; nel mio caso svegliarmi come dovessi andare effettivamente in ufficio, quindi colazione e poi collegarmi e lavorare con l’orario effettivo dell’ufficio 8:00-12:30, pausa pranza, 13:30-17:00.

Il secondo suggerimento che ho messo in pratica, che pu√≤ sembrare banale, √® quello di vestirmi come dovessi effettivamente uscire; certo non ho messo “la vestimenta”, ma non sono rimasto in pigiama proprio per entrare in una ottica lavorativa.

Sono due piccoli accorgimenti che mi hanno aiutato a superare il primo momento di imbarazzo; quel momento in cui ti metti davanti al pc e pensi: “e adesso?”.

Una prima riflessione che voglio mettere qui, nero su bianco, √® che non siamo ancora effettivamente pronti per lo smart working; sia dal punto di vista delle aziende, sia da quello dei lavoratori. E’ un modo di lavorare diverso, e questa sua diversit√† deve essere compresa e programmata. Non √® pensabile fornire la tecnologia per lo smart working alle persone e poi trasferire semplicemente l’attuale modo di lavorare. Non pu√≤ funzionare cos√¨. Il lavoro deve essere in qualche modo ripensato.

Penso alla prime telefonate o alle prime mail dei colleghi: ho chiesto al capo se potevo chiamarti/scriverti……. Ma se ho mandato una mail a tutti dicendo che da oggi lavoro da casa, mi potete contattare come sempre ……

Non siamo ancora pronti; per√≤ questo tempo “sospeso” che ci √® dato pu√≤ essere usato per studiare e progettare. E’ anche questa un’occasione. Cerchiamo di coglierla.

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