Cultura digitale Moncalvo e utilizzo della rete

Stasera, tra la lettura de IlPost e una visita allo Store della Apple, ho aperto il sito web della Parrocchia di Moncalvo gestito dall’amico Piero e da altri. Ho seguito il link alla neonata associazione Guglielmo Caccia Onlus (noi moncalvesi siamo campioni nel creare associazioni in fotocopia e qualcuno prima o poi mi dovrà spiegare perchè) che rimanda ad una pagina Facebook. Come i miei affezionati cinque (5) lettori sanno ho un problema ad accettare FB (e va be è un mio limite) ma quello che mi ha sfavorevolmente colpito è che la pagina non è pubblica.

guglielmo caccia fb

Ma continuo a ripetermi: sappiamo usare i social network? Meglio ancora, sappiamo usare la rete? Che senso ha creare una pagina FB visibile solo agli iscritti a FB? E’ forse la rete FB?

La stessa cosa si ripete per il grande successo del gruppo “Sei di Moncalvo se…”. Anche qui, la lodevole l’iniziativa di Denis, lodevole davvero per la memoria storica che si vuole preservare, ai miei occhi è in qualche modo “limitata” dalla scelta del mezzo, FB, che non usato correttamente, rende il lavoro di Denis usabile solo da alcuni.

Il saper usare il mezzo, in questo caso i social network, non significa capirli o capire la rete. O come ha scritto Stefano Epifani in risposta alla stupida dichiarazione del Ministro Carrozza: “Saper accedere a Facebook non vuol dire conoscerne rischi, opportunità, potenzialità. Vuol dire saper svolgere una operazione resa volutamente semplice da chi ha competenze e capacità per farlo. Così che anche un analfabeta (digitale) possa usare un social network. Ora: si tratta di capire se vogliamo formare una generazione di analfabeti digitali che come scimmie ammaestrate sappiano usare google, o una generazione di persone che sappiano comprendere come gli strumenti disponibili stiano cambiando la società.”

Io resto dell’idea, già più volte scritta su questo blog, che il grosso limite delle nostre zone non è tanto il digital divide, la possibilità di accedere alla rete, ma il gap culturale su internet e la rete. E non aspettiamoci che questo divario sia colmato nel breve periodo dalle istituzioni. Se non ci muoveremo noi con iniziative “dal basso” saremo sempre indietro un giro: noi, i nostri figli e il nostro territorio. Perchè, nonostante quello che dichiarano e scrivono gli amici moncalvesi impegnati in politica o in altri ambiti, Moncalvo non può vivere di solo turismo e commercio. E l’operazione “nostalgia” dell’amico Denis con il ricordo della T.T. (Trasformazioni Tessili), della Rota (macchine agricole) o del Casinò, se da un lato ha il pregio della memoria, non vorrei che diventasse una scusa per guardare al passato come riferimento e non invece al futuro come opportunità. Perchè quelle storie (la T.T., la Rota e altre) sono un atto d’accusa di come una cultura d’impresa, risorse del territorio e conoscenze sono state perdute perchè non in grado di innovarsi. E se manca innovazione a Moncalvo è anche un poco colpa nostra.

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