Animatore: filosofia negativa?

Ho ricevuto da un “grande animatore” un bel documento su chi è, cosa fa, una persona che decide di vivere la propria vita ispirandosi ai principi dell’animazione e dedicare parte del proprio tempo ai giovani.

Ecco una breve sintesi:

Una definizione “seria” potrebbe dirci che l’animatore è SERVITORE, non PADRONE del processo educativo. Vale a dire che non è un “protagonista”, una star del momento: è, piuttosto, impegnato a suscitare vita intorno a sé, giocando tutte le risorse a sua disposizione.

Intanto diciamo cosa non è l’animatore

– Non è un medico (“venite da me, vi guarisco io, so risolvere i problemi…”)

– non è un interprete (“ti spiego tutto io…ti dimostro che so…ascolta i miei consigli”)

– non è un distruttore (“ascoltate me, io sono dalla vostra parte… basta con le convenzioni!”)

– non è un buon samaritano (“faccio io al posto tuo…i ragazzi, poverini, vanno capiti”, “devo sopportare”…)

– non è il più bravo e il più bello (“io suono la chitarra”, “piaccio ai ragazzi”, “gioco bene a calcio e le squadre con me vincono i tornei”…)

– non è mordi e fuggi (“scusate il ritardo, ma ho anche altri mille impegni… facciamo tante esperienze…domani non ci sono”)

– non è…… molte altre cose

Sembra proprio che per definire cosa è un animatore sia meglio definire cosa non è, un approccio di “filosofia negativa”, mi si passi il termine “pensiero debole” che mi ha sempre affascinato

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