L’amicizia secondo Kahlil Gibran (e secondo me)

Ho ricevuto una mail commuovente (si può ancora dire?) da una amica meravigliosa. Mi è subito venuto in mente la pagina del “Profeta” di Kahlil Gibran che parla dell’amicizia:

<< Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. E’ il vostro campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. Ed è la vostra mensa e il vostro focolare. Perchè venite a lui pieni di fame e lo cercate per la vostra pace.
Quando un amico vi confida il suo pensiero, non abbiate paura di dirgli "no" dentro di voi e non trattenete il vostro "si". E quando lui tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo; perchè senza parole, nell’amicizia, pensieri, desideri e attese nascono e sono condivise, con una gioia che non si può esprimere.
Quando vi separate dall’amico, non abbiate dolore, perchè in sua assenza può chiarificarsi ciò che più di lui amate, come allo scalatore la montagna è più chiara dalla pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo se non l’approfondimento comune dello spirito; perchè l’amore che non cerca se non di rivelare il suo mistero, non è amore, ma una rete lanciata in avanti: e solo ciò che è vano vi casca dentro.
E sia per l’amico la parte migliore di voi stessi. Se egli deve conoscere il riflusso della vostra marea, che ne conosca anche la piena. Per cosa è vostro amico, se lo cercate nelle ore di morte? Cercatelo sempre nelle ore di vita; perchè può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E nella dolcezza dell’amicizia ci sia il riso, e si condividano i piaceri; perchè nella rugiada delle piccole cose il cuore scopre il suo mattino e trova conforto >>

Ho constatato amaramente che da troppo tempo i miei amici sopportano solo i riflussi della mia marea. Chiedo scusa. Cercherò di sollevare la testa e guardare oltre, così spero di farvi conoscere anche la piena della mia marea.

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