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Simone Weil

Monday, August 24th, 2015

Anniversario Simone Weil

24 Agosto 1943 ci lasciava Simone Weil.

Se l’autore di questo blog è quello che è, se ha fatto alcune scelte e non altre, se ha una idea ben precisa della vita, delle persone, della religione, lo deve anche perchè ha incontrato il pensiero e la vita di questa grande donna.

Simone Weil Ashford 24 agosto 1943

Sunday, August 24th, 2014

Anniversario Simone Weil

“Considerare sempre gli uomini al potere come cose pericolose. Evitarli nella piena misura in cui lo si può senza disprezzare se stessi”

Simone Weil  Cahiers I

Simone Weil

Saturday, August 24th, 2013

Anniversario Simone Weil

Simone Weil muore ad Ashford il 24 agosto 1943. Il suo pensiero però è ancora attuale e non cessa di interrogarci e interrogare il cristianesimo.

Confessione di fede

Friday, August 24th, 2012

“Io credo in Dio, nella Trinità, nell’Incarnazione, nella Redenzione, nell’Eucarestia, negli insegnamenti dell’Evangelo. Credo, ovvero non faccio mio quanto la Chiesa dice al riguardo per affermarlo come si affermano dati dell’esperienza o teoremi di geometria, ma aderisco con l’amore alla verità perfetta, inafferrabile, racchiusa in tali misteri, e cerco di aprirle la mia anima affinchè la sua luce possa penetrare in me.

Non riconosco alla Chiesa alcun diritto di limitare le operazioni dell’intelligenza o le illuminazioni dell’amore nell’ambito del pensiero. Le riconosco la missione, in quanto depositaria dei sacramenti e custode dei testi sacri, di formulare decisioni su alcuni punti essenziali, ma soltanto a titolo di indicazioni per i fedeli. Non le riconosco il diritto d’imporre i commenti di cui circonda i misteri della fede come se fossero verità; e ancor meno il diritto di usare la minaccia e il timore esercitando, per imporli, il suo potere di privare dei sacramenti.

Per me, nello sforzo della riflessione, un disaccordo apparente o reale con l’insegnamento della Chiesa è soltanto motivo di sospendere a lungo il pensiero, di spingere il più lontano possibile l’indagine, l’attenzione e lo scrupolo, prima di osare affermare qualcosa. Ma è tutto. Detto questo, io medito su ogni problema relativo allo studio comparato delle religioni, sulla loro storia, sulla verità contenuta in ciascuna di esse, sui rapporti della religione con le forme profane della ricerca della verità e con l’insieme della vita profana, sul significato misterioso dei testi e delle tradizioni del cristianesimo; e tutto ciò senza preoccupazione alcuna di un possibile accordo o disaccordo con l’insegnamento dogmatico della Chiesa.

Sapendomi fallibile, sapendo che tutto il male che per debolezza lascio sussistere nella mia anima vi produce necessariamente una quantità proporzionale di menzogna e di errore, io dubito in qualche modo persino delle cose che mi appaiono più manifestamente certe. Ma tale dubbio concerne in pari misura tutti i miei pensieri, quelli che sono in accordo come quelli che sono in disaccordo con l’insegnamento della Chiesa.

Spero e conto fermamente di rimanere in siffatto atteggiamento fino alla morte. Sono certa che questo linguaggio non racchiuda alcun peccato. E’ pensando diversamente che commetterei un crimine contro la mia vocazione, che esige un’assoluta probità intellettuale. Nè posso discernere alcun movente umano o demoniaco all’origine di un simile atteggiamento. Esso può produrre solo pene, sconforto morale e isolamento. Soprattutto non ne può essere causa l’orgoglio ; perchè non c’è nulla che possa lusingare l’orgoglio in una situazione in cui si è agli occhi dei non credenti un caso patologico, dal momento che si aderisce a dogmi assurdi senza neppure la scusa di subire un’influenza sociale; mentre si ispira ai cattolici la benevolenza protettrice, un poco sdegnosa, di chi è arrivato verso chi è in cammino.

Non vedo dunque alcuna ragione di respingere il sentimento che è in me, cioè di perseverare in tale atteggiamento per obbedienza a Dio; se lo modificassi offenderei Dio, offenderei il Cristo, il quale ha detto: <<Io sono la verità>>. D’altra parte, già da molto tempo io provo un desiderio intenso e sempre crescente della comunione. Se si considerano i sacramenti un bene, se io stessa li considero tali, se li desidero, e se mi vengono rifiutati senza alcuna colpa da parte mia, non è forse questa una crudele ingiustizia?

Se mi si accordasse il battesimo, malgrado l’atteggiamento in cui persevero, si romperebbe con una consuetudine che dura da almeno diciassette secoli. Se questa rottura è giusta e desiderabile, se ci si rende conto che proprio oggi è di una urgenza più che vitale per la salvezza del cristianesimo – cosa che a me pare evidente – bisognerebbe allora, per la Chiesa e per il mondo, che si verificasse in forma eclatante, e non per iniziativa isolata di un prete disposto ad amministrare un battesimo oscuro e isolato.

Per tale motivo e per molti altri analoghi, fino ad ora non ho mai rivolto a un prete la domanda formale del battesimo. E non intendo farlo neppure ora. Tuttavia sento il bisogno – non astratto, ma pratico, reale, urgente – di sapere se, nel caso io lo domandassi, mi sarebbe accordato o rifiutato.”

(Simone Weil, Parigi 3 febbraio 1909 – Ashford 24 agosto 1943)

Natale 2011

Monday, December 26th, 2011

Per chi crede il Natale è il Dio che si fa uomo, che si incarna, che accetta di condividere in tutto la nostra vita perchè noi potessimo conoscerlo e raggiungerlo. Come diceva Simone Weil:

Non siamo in grado di muoverci verticalmente. Non possiamo fare neppure un passo verso il cielo. Dio attraversa l’universo e viene fino a noi. Al di là dello spazio e del tempo infinito, l’amore infinitamente più infinito di Dio viene ad afferrarci. Viene quando è la sua ora. Noi abbiamo facoltà di acconsentire ad accoglierlo o di rifiutare. Se restiamo sordi, egli torna e ritorna ancora, come un mendicante; ma un giorno, come un mendicante non torna più.
Se noi acconsentiamo, Dio depone in noi un piccolo seme e se ne va. Da quel momento, a Dio non resta altro da fare, e a noi nemmeno, se non attendere. Dobbiamo soltanto non rimpiangere il consenso che abbiamo accordato, il sì nuziale. Non è facile come sembra, perché la crescita del seme, in noi, è dolorosa

Per me questo è stato un Natale difficile, per la verità è da un po’ di tempo che mi accorgo di fare fatica, di sentire vuoto dentro il cuore, vuoto il cielo, vuoti i rapporti con gli uomini. Sono nella situazione del mendicante, del cane che aspetta l’osso per poter vivere un giorno ancora. Trovare le ragioni del perchè, nonostante tutto, debba continuare a fare il mio dovere, vivere con dignità, impegnarmi e pensare.

Oggi ho pensato molto ai miei genitori, a quanto mi mancano, a come le scelte più importanti della mia vita che ho fatto, le ho fatte solo io, senza termini di paragone, senza discussioni, senza critiche ma anche senza approvazioni. E’ difficile crescere da soli, ma ancora più difficile diventare uomini, padri,, senza i tuoi cari, non fosse altro che per dire: “non sarò mai come loro!

Mai come in questo Natale ho sentito il bisogno di un gesto disinteressato, di auguri sinceri, di un abbraccio affettuoso, di condivisione e empatia.

Anniversario Simone Weil

Wednesday, August 24th, 2011

Il 24 agosto di 68 anni fa moriva Simone Weil. Consiglio questo link ad una piccola lezione sul pensiero di Simone tenuta dal noto teologo Vito Mancuso.

Le stelle inquiete

Saturday, April 2nd, 2011

Il trailer del film di Emanuela Piovano dedicato a Simone Weil appena uscito nelle sale.

Un pensiero sempre attuale

Tuesday, August 24th, 2010

Oggi anniversario della morte di Simone Weil nel sanatorio di Ashford. Ma il suo pensiero e i suoi scritti sono più che mai attuali. Anche per la stessa Chiesa Cattolica.

La biografia di Simone Weil scritta da Simone Petrement è la mia lettura di questi giorni.

Il potere corrompe

Wednesday, April 7th, 2010

Questo post di Cristian Albini sulla crisi del sacerdozio e la pedofilia riprende la mia opinione che la grave crisi che la Chiesa sta attraversando è dovuta anche ad un malsano rapporto con l’idea della forza e del potere.

Il pensare di utilizzare questi due mezzi (forza e potere) nell’educazione, nella formazione e in generale nella missione che la Chiesa ha di avvicinare l’uomo a Cristo (Dio) è causa di contraddizione e dolori tremendi. Pensare di utilizzare mezzi che Cristo stesso ha rifiutato è allontanarsi dal suo insegnamento e dall’essenza stessa del cristianesimo: essere dalla parte degli ultimi e ritenere che davvero in essi Cristo è più presente.

Simone Weil sosteneva che solo con l’intervento della Grazia l’uomo può rifiutarsi di utilizzare tutta la sua forza e il suo potere contro se stesso e gli altri. Tutte quelle persone che rinunciano all’idea della forza sono dei santi.

Il rinnovamento della Chiesa (come istituzione) passa attraverso il rifiuto della forza.

Pasqua per tutti

Sunday, April 4th, 2010

E anche quest’anno e’ Pasqua. Per noi cristiani è sempre un tempo durante il quale è normale prendersi impegni di rinnovamento spirituale, morale e di vita.

In questo periodo anche la Chiesa (come istituzione) non se la passa bene, vedi il gravissimo scandalo dei preti pedofili. Certo, per noi che crediamo, è “semplice” distinguere tra la Chiesa come istituzione fatta di persone (con tutti i loro limiti e che non salva) e la Chiesa (corpo di Cristo), luogo privilegiato per l’incontro con lui e quindi santa. Ma per chi non crede che testimonianza stiamo dando noi cristiani? Non dovremmo forse essere sale della terra e luce del mondo? Non arrivo a pensare come Sined O’Connor che se Cristo ritornasse brucerebbe il Vaticano, ma condivido al 100% l’opinione espressa a La Stampa da John Waters; serve davvero un gesto di discontinuita’, di rinnovamento profondo, di nuovo inizio.

E’ stato detto che l’aver riconosciuto in uno schiavo crocifisso Dio, e’ la piu’ alta opera filosofica che l’uomo abbia compiuto; e davvero ha ragione Simone Weil quando afferma che Cristo si è spogliato della propria divinità perche’ anche noi ci spogliassimo della nostra, per tornare ad essere uomini. In questo senso Dio e’ davvero separato dal mondo perche’ l’unico criterio che il mondo riconoscere e’ la forza. La Chiesa (come istituzione) ha spesso sposato la tesi della forza, del potere, pensando che attraverso l’uso di questi mezzi sia piu’ facile il suo compito terreno.

Ma il mistero della fede cristiana sta’ proprio in questo: un Dio che rifiuta la forza e si affida totalmente agli uomini per portare tutta l’umanita’ a Lui. E il grande errore e’ proprio quello che accecati dal desiderio di “fare la volonta’ di Dio” usiamo proprio i mezzi che egli rifiuta.

Anche nel nostro piccolo, nelle nostre parrocchie, le persone piu’ impegnate sono a volte sviate da questo desiderio “missionario, di conversione” e esercitano tutta la loro forza verso gli altri. Ci dimentichiamo che il nostro compito, la nostra “missione” non e’ quella di salvare gli altri. C’e’ gia’ stato chi ci ha pensato ed e’ risorto. Noi non salviamo nessuno. Il nostro compito e’ quello dei testimoni, certo sempre pronti a chiarire a parole, ma testimoni nella vita, negli atti di tutti i giorni, nelle scelte quotidiane. Vivere in pieno la nostra umanità, in solidarieta’ e condivisione con i fratelli; sentendo che la fatica, le sofferenze del nostro prossimo sono le nostre, la sua felicita’ e la sua gioia sono le nostre.

Un cristianesimo minore? Forse: ma dal volto umano.