La montagna

A volte capita che amici mi chiedano perchè ami così tanto la montagna.

Per rispondere a questa domanda parto da lontano: una delle più belle descrizioni sul perchè le persone vanno in montagna, a fare lunghe marce faticose per raggiungere rifugi, vette, colli, laghi ecc. l’ho ascoltata ormai parecchi anni fa da Marco Paolini durante il suo ormai famoso monologo sul Vajont.

In questo passo Paolini paragona il libro sul Vajont di Tina Merlin (Sulla pelle viva) alle persone che vanno in montagna. Tutti i giornalisti che arrivarono sul posto della tragedia e la raccontarono con la loro visione di “formiche spaventate” vedendo le cose solo dalla loro prospettiva dal basso. La Merlin già da tempo raccontava (inascoltata) del Vajont (e qui parte il paragone) come chi va in montagna e vede le cose da una prospettiva diversa dall’alto. Avete presente quando vi svegliate la mattina presto e camminate e sudate da ore sotto lo zaino verso il rifugio che è là e sembra di non arrivare mai e tu sei li che ti domandi chi te lo ha fatto fare quando ti casca l’occhio dietro e capisci da solo. Perchè il fondovalle da dove sei partito ormai è coperto di nuvole ma tu ormai sei sopra e a 360° vedi le montagne, le crode, le punte, che ti sembra di poterle toccare come il rapace e hai la prospettiva del falco, di chi vede le cose prima da sopra, dall’alto.

Ma non è solo questo. Andare in montagna è si salire fisicamente ma anche scendere interiormente; scoprire regioni dentro noi stessi inesplorate, confrontarsi con noi stessi, le nostre paure, la fatica, i limiti. Riconoscere che a volte non è l’uomo la misura di tutte le cose e la natura (che pensiamo di dominare) è ancora incontrastata.

La montagna mi ha insegnato il rispetto, anzitutto verso la fatica e le persone, chiunque esse siano. Perchè in montagna non c’è differenza tra giovani, anziani, ricchi, poveri, bravi e meno bravi; tutti faticano, tutti sono sul sentiero che stai facendo anche tu, la loro fatica è anche la tua. E poi la condivisione, lo scambio, l’aiuto reciproco. Per me è sempre un piacere ascoltare i racconti di passeggiate, scalate, escursioni fatte da altri. Mi piace vedere i loro occhi quando raccontano, ascoltare la loro voce e cercare di capire le emozioni profonde che hanno vissuto.

La montagna è anche silenzio. Nella nostra vita frenetica, ha sempre rappresentato per me la possibilità di trovare un luogo dove poter contemplare insieme il paesaggio fuori e quello dentro di sé. Un oasi dove riflettere sulla propria vita, ricalibrarla, rivederla appunto dall’alto, da sopra.

La montagna è come la primavera, non stanca mai. Hai sempre curiosità di vedere cosa si nasconde dietro quel bosco, oltre quella cima, come è cambiato il lago che hai visto lo scorso anno, che valle ci sarà oltre quel colle. E il sentiero per arrivare alla meta non è mai uguale a quello fatto la volta prima, perchè tu non sei quello di prima, la fatica non è mai uguale, come le emozioni non hanno mai la stessa intensità.

Ho imparato a rispettare il mio corpo, i miei limiti. Adattare il passo a chi ho accanto, perchè se si decide di camminare insieme ci si aspetta, con amore e un sorriso di incoraggiamento, perchè non è mai bello arrivare soli alla meta se si è in due.

E poi la montagna per me è anche questa foto fatta da Adele

 

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