Consolazione

November 18th, 2017

Un buon animatore non cerca consolazione. E io non cerco consolazione.

Nostalgia canaglia

November 12th, 2017

Come sanno i miei cinque (affezionati?) lettori, con Katia siamo tornati a dare un piccolo contributo all’Oratorio di Moncalvo, cercando di fare un cammino di gruppo con i ragazzi di 13-14 anni.

Il gruppo, in ricordo dei vecchi tempi, lo abbiamo chiamato “gruppo giovani” e il fatto che questo nome sia già stato usato (ed abusato) ai miei occhi non ne diminuisce affatto il valore. Fino ad oggi non è che abbiamo fatto chissà che cosa; ci siamo incontrati, abbiamo cercato di conoscerci meglio; alcuni incontri sono andati bene, altri così così, come credo sia normale. Insomma, stiamo camminando insieme, e per me questo è già il premio.

Sabato scorso ho pensato di incentrare l’incontro sul tema dell’amicizia, consapevole che questo argomento è fondamentale sia nella vita dei ragazzi che in un cammino di gruppo. Ho recuperato un “vecchio gioco di Klaus Vopel”, un leggerissimo adattamento nello svolgimento e pronti via, ne è venuto fuori l’incontro più bello fatto fino ad ora. I ragazzi entusiasti e mai visti così coinvolti e attenti alle loro emozioni, ai loro pensieri.

Io stesso non mi ricordavo più bene come fosse bello fare gruppo. Come fosse potente, formativa, coinvolgente, l’esperienza di gruppo insieme ai ragazzi. E proprio sabato, a tradimento, mi hanno ripreso i ricordi del nostro (mio e di Katia) gruppo. Che nostalgia della sensibilità di S., dell’intelligenza di L., di A., di M., di A., e via via tutti gli altri. Ho ripensato al cammino fatto insieme, a quanto abbiamo costruito, a quanto abbiamo appreso. Alle vittorie e alle sconfitte. A quello che siamo stati capaci di fare e al cammino che non siamo stati capaci di continuare per varie ragioni.

Sono sempre stato una persona che guarda al futuro, che ha sempre pensato che un gruppo nasce, cresce, ed è destinato a morire, perché è giusto che ogni persona faccia le proprie scelte e segua la propria strada. Per me un gruppo non è mai per sempre. Però sabato mi sono guardato indietro e la nostalgia è stata fortissima.

E temo questa nostalgia. Mi spaventa. Non deve influenzare minimamente le mie scelte, i miei pensieri, il mio cammino attuale. Come diceva Simone Weil, bisogna tagliare senza misericordia tutto quanto è illusione nel nostro rapporto con gli altri. A maggior ragione nell’animazione. E nell’amicizia si nutrono le speranze l’uno dell’altro e si rispettano i sogni l’uno dell’altro.

 

 

Facebook e la democrazia

November 8th, 2017

Facebook e la democrazia pubblicato da Mantellini è quel post che avresti voluto scrivere tu, tanto riesce a rendere reali e chiari, pensieri e riflessioni che hai dentro di te ma che per pigrizia/ignoranza non riesci a fissarli in forma decente.

La frase di Massimo Mantellini “È possibile peggiorare le scelte di due miliardi di persone che già pensano ingenuamente che Facebook sia Internet?” sintetizza perfettamente quanto la cultura digitale sia importante. A maggior ragione nel nostro paese, vittima di un “digital divide culturale” sempre più grande.

Parafrasando una vecchia battuta, io non temo i social network in sè, temo invece (e molto) i social network in me. Come dice tra le righe Massimo Mantellini, il pericolo lo creiamo noi stessi quando per pigrizia, ignoranza, comodità, lasciamo ai social che frequentiamo di descriverci il mondo con il loro algoritmo.

Mai come oggi abbiamo accesso completo a una quantità enorme di informazioni, molte più di quanto siamo in gradi di gestire. Lasciare che altri siano il nostro filtro informativo è un rischio enorme. Dobbiamo essere noi a farci questo filtro e possibilmente insegnare questo modo di pensare alle nuove generazioni.

Il pericolo per la democrazia non è mai qualcosa o qualcuno che è estraneo all’uomo.

 

Dieci anni

November 6th, 2017

Oggi sono dieci anni. Ormai sono nella seconda parte delle statistiche sulla durata dei trapianti. Sensazione strana. E’ come se nella mia vita ci fosse un prima e un dopo. Non ho mai smesso di chiedermi perché? Ho qualcosa da fare/dire qui? A cosa servo e se si perché io non riesco ancora a capirlo?

Alcune volte mi sembra di avere una miniera d’oro nel cuore da scavare e condividere con chi mi sta accanto, con le persone che frequento. Altre volte mi vergogno di questi pensieri e mi dico che non conto nulla, non ho capito nulla e sono solo illusioni.

Eppure tutte le volte che mi guardo dentro, mi accorgo di essere certo che nessun uomo è un isola, intero in se stesso. Dobbiamo sempre guardarci intorno.

Questa sera ho riletto questo vecchio post di tre anni fa:

Sette anni

Cara amica,

sono sette anni. Un buon traguardo.

Sette anni fa grazie al tuo grande gesto d’amore, tu, una donna (e chi altri se no?) morendo hai concesso ad altre persone, tra cui il sottoscritto, di tornare a vivere. Una morte ha ridato la vita, all’apparenza un ossimoro.

Ti penso spesso. Ti immagino madre e sposa felice, con tanti progetti per il futuro, e non posso non sentire dolore per te e per chi ti amava. I bambini? Come stanno oggi? Io so cosa vuol dire crescere senza un padre, ma come si supera, come si argina la sofferenza, lo strazio per la perdita della mamma?

E da questa marea di dolore è uscita la mia felicità, è arrivata Adele, e poi, come in una cascata, tutta la ritrovata normalità di una vita senza dialisi, senza dolore fisico e spirituale.

Mi domando se è giusto. Perché alla fine si è trattato di questo: di una vita per una vita. La tua vita interrotta è stata l’inizio della mia nuova vita. La meritavo? E perché io si e tu no? Perché al mondo c’è bisogno di un Maury e non c’era bisogno di te?

Domande a cui non so rispondere. Ed è sette anni che me le pongo. Quasi ogni giorno alzandomi.

Mi sono però dato questa regola: ad un grande gesto d’amore deve corrispondere una grande umanità. Vivere la mia vita nel modo più umano possibile, cercando di “comportarsi bene” come diceva mia mamma; che non vuol dire solo essere buoni, ma significa che ci sono le cose giuste e quelle sbagliate; e bisogna fare quelle giuste.

Oggi più di ieri.

Sentire il dolore delle persone, e compatirlo, nel senso di patirne anche noi una parte, perché nessun uomo è un’isola come già diceva John Donne e il dolore e la sofferenza degli altri è anche un poco il mio dolore e la mia sofferenza.

Oggi più di ieri.

Se la mia vita ha un senso, se c’è Adele, se sto bene è perché una persona per me estranea ha incrociato la sua vita con la mia. In questo incrocio lei mi ha donato la sua vita come gesto di scommessa sulla bontà degli uomini e sull’amore. E quella persona, non più estranea, se tu cara amica, che sei parte di me.

Cara amica, in questi sette anni portandoti con me, nonostante i buoni propositi non credo di essermi meritato sempre il tuo gesto d’amore. Ma anche negli errori non mi sono mai tirato indietro dalle mie responsabilità e ho sempre chiesto scusa, cercando di imparare a non ripeterli. E credo proprio che questo sia anche merito tuo.

Vivere non è facile e tu certamente lo sai, ma il tuo gesto mostra che proprio sull’amore bisogna costruire la nostra vita se vogliamo che abbia un senso, per quanto corta o lunga sia.

Grazie cara amica. Ti ricordo sempre.

Oggi più di ieri.

E’ ancora valido in occasione del decennale.

Un abbraccio cara amica.

Links 29/10/2017

October 29th, 2017

Sei risposte sulla Catalogna

I 50 anni di una donna fantastica

Fiera Tartufo Moncalvo 2017

October 20th, 2017

Domenica 22 ottobre il primo appuntamento con la 63a edizione della Fiera del Tartufo di Moncalvo. Sessantatre edizioni; c’è da rimanere meravigliati ed impressionati. Si perché la Mostra del Cinema di Venezia è alla 74a edizione, il Festival di Sanremo alla 66a edizione, quello di Cannes alla 70a, la Fiera del Tartufo di Alba alla 87a, e Moncalvo è lì, tra le grandi.

Ma dietro a questa grande continuità di Moncalvo, dietro a questa tradizione portata comunque avanti, cosa c’è? C’è la volontà di fare comunque la manifestazione perché è tradizione, perché comunque ci si crede, oppure c’è anche la voglia di adeguarsi ai tempi, di innovare, di provare ad immaginarla diversamente?

Ormai è da tempo che penso (e scrivo) che è giunto il momento di ripensare la nostra fiera. Sullo striminzito sito internet, nella sezione della storia e tradizione c’è il capito intitolato “Anni 70 la formula moderna” dove si racconta che l’attuale formula della fiera è appunto degli anni 70. A me viene da ridere: caspita! La formula moderna è di 47 anni fa’. Giovedì scorso, parlando della fiera con un mio collega che ormai vive a Moncalvo da 25 anni, mi ha confidato che è andato a vederla i primi 3/4 anni, poi testualmente mi ha detto che “vista una volta è vista per sempre”.

Ma i moncalvesi la amano la loro fiera? Ci si riconoscono ancora? Cosa hanno da dire a riguardo? Che idee hanno su questa manifestazione che, lo si voglia o no, rappresenta la nostra città? Perché non provare a riflettere tutti insieme su queste domande e provare a darsi delle risposte?

Imparare dal passato ma per immaginare il futuro. Perché mi dispiacerebbe che Moncalvo, parafrasando Joyce, diventasse come un uomo che si mantiene mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna.

 

Links 05/10/2017

October 5th, 2017

Balletti aziendali trash

Prima prova di iphone 8

La messa laica di Apple

September 23rd, 2017

La migliore descrizione della messa laica di Apple è in questo articolo di Mantellini.

E c’è da riflettere sul fatto che Apple sia diventata quello che è. Se, come Mantellini, possiamo accostare Apple e i suoi prodotti tecnologici alle arti liberali senza cadere nel ridicolo; è perché davvero questa azienda si è posizionata all’incrocio tra la tecnologia e “le arti” come del resto auspicava Jobs. Io credo che il futuro sarà caratterizzato dalla capacità di trovare questa sintesi.

Mai come oggi abbiamo bisogno di un umanesimo tecnologico.

Villanova d’asti: la nostra piazza indipendenza?

August 27th, 2017

Io non ho la soluzione in tasca sul problema dell’immigrazione. Né conosco a fondo la materia e la situazione nell’astigiano, che peraltro da quello che leggo, non mi sembra così in emergenza.

Detto questo, mi sgomenta (e preoccupa) che il sindaco di Villanova d’asti trovi modo di definire “troppe” 15 donne (e bambini) che arriveranno a breve in una casa di accoglienza posta nella frazione Stazione di Villanova d’Asti.

Se anche l’arrivo di donne e bambini ormai è visto con sospetto, paura, apprensione, allora è segno di quanto in profondità ha scavato la paura, la diffidenza, nei confronti di persone che hanno l’unica colpa di essere diverse da noi e scappare da situazioni disperate.

Se questo è il Monferrato (patrimonio Unesco) che i nostri politici (e la nostra società) ha in mente; ebbene questo Monferrato io non lo voglio.

 

Links 30/07/2017

July 30th, 2017

Mantellini e la scuola digitale

Alfonso Fuggetta e le priorità per la vera svolta digitale