Comunque un grande uomo

Ora che √® finita la grande giornata della beatificazioni di Karol Wojtyla sarebbe opportuno incominciare una approfondita riflessione sui suoi anni di pontificato e sull’eredit√† che ci ha lasciato; sia come Chiesa, sia come cristiani, sia come semplici laici.

Dal punto di vista laico è stato certamente un grande uomo, e come giustamente scrive oggi il Post, mai come in questi tempi abbiamo bisogno di leader, di modelli, di persone che ci sappiano indicare una meta, una frontiera da raggiungere, di uomini che ci indichino dei buoni percorsi da fare tutti insieme credenti e non.

Da cristiano sono consapevole che esistono anche zone d’ombra nella vita di Wojtyla; per esempio la sua avversione alla Teologia della Liberazione, ¬†o la sua concezione romanocentrica della Chiesa, ma queste discontinuit√† (comuni anche a santi e beati, basti pensare a San Giovanni Bosco che certo non era il massimo dell’ecumenismo) non ci devono impedire di riconoscere in Wojtyla, nel suo insieme, un grande uomo che da solo, prendendosi le sue responsabilit√†, ha cambiato le cose e il mondo intorno a se, secondo quanto riteneva giusto e non per tornaconto personale.

Un uomo la cui storia e azioni andrebbero studiati e analizzati senza la fretta dei ritratti o troppo beatificanti o troppo dissacranti perchè entrambi tendono ad essere riduttive della complessità della persona.

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