Anniversari passati sotto silenzio

Sono ormai passati 4 anni dalla morte di Fr√®re Roger ci ricorda Enzo Bianchi; eppure oggi pi√Ļ che mai Taiz√© √® luogo di speranza, riconciliazione, ecumenismo e piccola primavera della Chiesa.

Certo, sono passati anni e ancora non si è fatto molto da parte di tutti noi cattolici per approfondire e rievocare quello che la vita e l’opera di Frère Roger ha rappresentato e continua a rappresentare per tutti i cristiani e la loro presenza e testimonianza nella nostra società.

Per chi come me è stato a Taizé capisce quanto quella esperienza sia stata per la propria crescita spirituale una benedizione e una grazia.

Cito dal sito di Taizé questo bellissimo articolo che racchiude tanti i miei sentimenti:

¬ę Taiz√©, sempre ¬Ľ

L‚Äôarticolo di Bruno Frappat, su ¬ę La Croix ¬Ľ, sabato 27 agosto 2005.

Sillabe

Taiz√© : due sillabe brevissime, quasi brusche, che schioccano senza attardarsi. Come una punteggiatura sonora. Un nome per condensare l‚Äôessenziale, per racchiudere l‚Äôindicibile. Taiz√© per far silenzio dentro di s√©, e Taiz√© per dirsi qualcosa. Taiz√© per venirci, in migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia, da quasi due terzi di secolo. Taiz√© per ripartire, carichi di invisibile. Taiz√© per le generazioni. Lontano da Taiz√© resta sempre un po‚Äô di Taiz√© in coloro che vi sono passati. Momenti di luce; silenzi di cui non ci si credeva capaci; tracce di amicizie anonime; sguardi che sembrerebbero quasi troppo luminosi per essere umani; innumerevoli volti, spesso giovanili; rimorsi, anche, di aver tanto e cos√¨ spesso trascurato il senso della vita. Tracce di altre persone e di se stessi. Abbiamo tutti un po‚Äô di Taiz√© in fondo al cuore. Abbiamo tutti, nei registri tortuosi della memoria, delle tappe fatte a Taiz√©, in date diverse, che si accavallano nel ricordo. Strade sinuose della Borgogna bella, luce dorata delle colline a fine estate quando la natura brama le piogge che tardano ad arrivare, case in pietra che parrebbero stabilite qui da tutta l‚Äôeternit√†, campane che, lungi dal rompere il silenzio, lo sottolineano senza calcare la mano. Accoglienza, funzioni, canti noti e riconosciuti, icone, pace colorata della chiesa della Riconciliazione. Chiunque sia passato un giorno da Taiz√© si √® ripromesso di tornarci. E, pur dicendolo e trascurando di farlo, sa, senza dimenticarlo mai, che Taiz√© esiste, che Taiz√© √® l√†, lontano dalle grandi furie del tempo, disponibile, come se fosse di turno sulla terra. Lanterna perpetua sull‚Äôoceano di un‚Äôumanit√† agitata, disturbata. Veglia nella notte delle attualit√† e delle tragedie collettive o personali. Lo stress, le ambizioni, i litigi futili, le battaglie per questo o quello, gli assilli del denaro e del potere, i rischi del sentimento, la vacuit√† delle mode e delle sciocchezze ‚Äúchiacchierate‚ÄĚ nei mass media: tutto ci√≤ che si gioca lontano da Taiz√©, tutto ci√≤ che rumoreggia e fa scalpore lontano da questa colina divenuta sacra, qui s‚Äôannulla. Riconciliazione? S√¨, ma innanzi tutto riconciliazione con se stessi. Almeno con quella parte di s√© che al momento giusto, quando le burrasche minacciano la vita, ti dice: basta, c‚Äô√® bisogno di un po‚Äô di silenzio, ascolta ci√≤ che ti parla nel silenzio. Ascolta chi ti parla.

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